Pedro Sánchez. Quando la sinistra sa vincere

Nelle primarie del Psoe il segretario detronizzato riconquista con forza la segreteria. Il risultato non lascia dubbi. Ma in chi l'ha votato c'è la consapevolezza della fine, per lo meno in questa fase politica, dell'autosufficienza socialista.
scritto da ETTORE SINISCALCHI

Pedro Sánchez ha riconquistato con forza la segreteria del Psoe. Il risultato delle primarie non lascia dubbi. Con 74.223 voti ottiene il 50,21 per cento dei voti, lasciando Susana Díaz indietro di oltre dieci punti, 59.041 pari al 39,94 per cento, mentre Patxi López con 14.571 voti si ferma al 9,85 per cento.

Il voto, per il Psoe, ha un significato immediato e chiaro, i militanti non hanno accettato e non consentono che un segretario eletto, il primo attraverso primarie, venga scalzato da una congiura interna; ma ne ha anche un altro, di portata più profonda, la perdita di autorità da parte dei baroni e dei vecchi leader del socialismo spagnolo che, da Felipe González a José Luis Rodríguez Zapatero, avevano appoggiato la candidatura dell’andalusa. Il voto ci dice inoltre che, malgrado la vulgata su destra e sinistra che non esisterebbero più, la militanza del Psoe vuole risposte “di sinistra” alla crisi economica che rompano la gabbia dell’austerità.

Dopo la proclamazione dei risultati le prime dichiarazioni sono state all’insegna dell’unità. I perdenti si mettono a disposizione del partito e il vincitore lavorerà per includere. Dietro alle dichiarazioni però il conflitto non sembra destinato a ricomporsi. Anche perché il congresso è ancora tutto da tenere.

Pedro Sanchez saluta i sostenitori dopo i risultati delle primarie

Nel prossimo mese dovrà essere chiuso il lavoro del documento congressuale, la cui elaborazione è affidata a due uomini schierati con Díaz, Eduardo Madina e José Carlos Díez. Il programma del vincitore dovrà fare i conti con questo documento e con gli equilibri congressuali, i cui delegati verranno votati dai congressi locali che si terranno dal mercoledì al sabato.

Ci saranno poi da costruire gli organi di governo del Psoe. La Commissione esecutiva, massimo organo di governo del partito tra i congressi, che dovrà mediare con la rappresentanza delle diverse federazioni e delle diverse candidature, e il nuovo Comitato federale. L’importanza di quest’organo si è vista durante lo scorso mandato di Sánchez, quando le dimissioni della metà più uno dei suoi componenti hanno bloccato il tentativo del segretario di convocare un congresso, portando alle sue dimissioni. Con la rottura definitiva del “patto di fiducia” nella leadership del partito si può immaginare che il lavoro non sarà facile ma, anzi, una guerra di trincea, in cui non sarà facile per Sánchez trovare gli equilibri necessari.

Susana Díaz ha subìto una dura sconfitta. Ha compiuto tutto il percorso delle primarie certa della vittoria e si trova ora in una situazione di debolezza inattesa, anche dove ha vinto. Nella sua Andalusia, prima di tutto, il principale granaio di voti dei socialisti. Una vittoria amara, ancor più se si guarda a un dato sorprendente dei risultati: i voti per la presidente della Comunità sono stati inferiori, seppur di solo un migliaio, al numero di firme degli iscritti che avevano accompagnato la sua candidatura. Un dato, comune peraltro a tutto il paese, che la dice lunga sulla libertà che si respirava nella sua federazione e che può far prevedere che, già nei congressi imminenti, possa avvenire un travaso di appoggi verso il confermato segretario, fosse solo per la consueta maggiore attrazione da parte del leader che mostra di avere più futuro davanti a sé.

Susana Díaz

Gli sviluppi della dinamica di confronto interna al Psoe saranno certamente interessanti e forieri di sorprese, ma ora guardiamo all’impatto sulla politica spagnola del “grande ritorno” del giovane politico madrileno alla segreteria.

Era “No è no“. L’irriducibilità di Sánchez all’astensione socialista per facilitare il varo del governo di Mariano Rajoy. Su quel confine il segretario è stato defenestrato e su quella scelta politica la militanza ha deciso di riportarlo alla guida del partito. La nomenclatura del Psoe, dietro il velo della responsabilità verso il paese, nascondeva la resa dei conti dell’apparato del partito col segretario. Il senso di responsabilità non era necessario, visto che Rajoy si è già costruito una nuova maggioranza per approvare il preventivo di bilancio.

Nel fronte di Sánchez c’era la consapevolezza della fine, per lo meno in questa fase politica, dell’autosufficienza socialista. L’elettorato di sinistra, che in Spagna è potenzialmente maggioritario, non è più maggioritariamente appannaggio del Psoe. Il Psoe, se vuole tornare al governo, deve costruire un’alleanza ampia, con Podemos, le liste di Convergencia, soprattutto in Catalogna e Galizia – che si sono presentate coi viola ma non sono organiche al partito di Iglesias, essendo anzi con questi in rapporto dialettico e prospettive di medio termine differenti; oltre che con partiti nazionalisti, di centro e di sinistra, in particolare baschi e catalani. Una prospettiva a lungo termine, sulla quale si dovrà costruire il prossimo programma di governo col quale Sánchez si presenterà alle politiche, che verrà però messa alla prova già in tempi brevi.

A partire dalla mozione di sfiducia a Mariano Rajoy presentata dai viola che arriverà in aula tra poche settimane. Pensata soprattutto per mettere in difficoltà il Psoe e ribadire la propria dura opposizione davanti agli elettori, la mozione è stata criticata duramente anche dalla sinistra del Psoe. Non ha i voti per passare e quindi si risolverà un rafforzamento dell’idea di indispensabilità del governo del Pp, rafforzandolo in una fase di grande debolezza, determinata dalle tante indagini della magistratura che stanno mettendo a nudo le pratiche corruttive che hanno coinvolto per decenni i popolari, coinvolgendo i suoi più alti vertici.

Patxi López

Vedremo col tempo se Sánchez sarà in grado di essere all’altezza del compito per il quale ha combattuto e vinto. Se la sua ricetta salverà il Psoe dalla decadenza che pare inarrestabile o se il partito continuerà ad essere avvolto dal morso autodistruttivo, le cui continue ipotesi di scissione rappresentano in tutta la sua evidenza. La sua azione da segretario ha mostrato grandi limiti, sia nella gestione interna del partito che delle due fasi post elettorali che lo scorso anno lo hanno visto protagonista. Vedremo presto se Sánchez ha imparato dai propri errori e se ha capito quanto necessaria sia la chiarezza nel perseguire gli obiettivi politici.

E a noi italiani dice qualcosa questo voto? Se stiamo ai partiti della sinistra nazionale, probabilmente no. O non più. Nel raffronto col Pd, il Psoe è un partito che ancora esiste, in una articolazione che non è fatta solo di comitati elettorali al servizio dei notabili. Neanche se avesse presentato Obama, probabilmente, la sinistra del Pd sarebbe stata in grado di vincere in un corpo che è ormai completamente mutato. Né le disarticolate sinistre a sinistra del Pd, povere d’analisi e incapaci di iniziativa, anche loro ridotte ormai a puro ceto politico che fuori dalle stanze degli assessorati boccheggia per mancanza d’aria, hanno nei confronti del Pd quel ruolo di cartina di tornasole della crisi politica che Podemos e le liste di Convergencia fungono nei confronti del Psoe. Non sono quel pungolo che costituisce una possibile alternativa di voto e che porta alcuni nel Psoe a pensare che bisogna “rinnovarsi o perire”.

Inoltre, le primarie spagnole non sono aperte, la scelta del segretario è solo per gli iscritti. La militanza si sente quindi responsabilizzata ed è stimolata a giocare il suo ruolo, come si vede anche dall’altissimo numero di firme per la presentazione delle candidature che hanno rappresentato oltre il settanta per cento degli iscritti. Chi nel Pd italiano ha creduto, guarda sempre più al di fuori di esso per trovare strade a una soluzione della crisi della sinistra. Chi in Spagna da sinistra ancora crede al Psoe, ritiene di avere ancora motivi e strumenti per lavorare dentro al partito. Riuscendo anche a vincere la sua battaglia.

 

Pedro Sánchez. Quando la sinistra sa vincere ultima modifica: 2017-05-23T18:47:46+00:00 da ETTORE SINISCALCHI

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