Voglia di elezioni, ma intanto non ci sono le amministrative?

È curioso vedere quanto sia trascurata, nel dibattito di questi giorni, l’influenza dell'imminente voto locale. Perché l’11 giugno si vota in molti comuni italiani, e sarà importante capire se Renzi e Berlusconi ne usciranno con l’aureola dei vincenti o con la nuvola nera degli sconfitti
scritto da PATRIZIA RETTORI

Dunque l’ipotesi che sembrava abbandonata, quella delle elezioni anticipate in autunno, torna adesso agli onori delle cronache sotto la robusta spinta dell’accordo possibile tra Renzi e Berlusconi intorno ad una nuova legge elettorale alla tedesca. Cioè un proporzionale corretto dalla soglia di sbarramento, che in Germania è al cinque per cento e da noi si vedrà. Della partita farà parte la Lega, in ossequio allo slogan di Salvini secondo cui qualunque legge va bene purchè si voti al più presto. Ma anche i 5 stelle non sono ostili, se si deve dar retta alla richiesta di Di Maio che vuole un posto al tavolo delle trattative.

Neppure i bersaniani si oppongono alla nuova legge, anche se dichiarano la propria contrarietà all’anticipo elettorale. I soli a bocciare la deriva proporzionalista sono Romano Prodi e Giuliano Pisapia che prevedono un futuro di perpetuo “patto del Nazareno” e conseguente eterna marginalizzazione della sinistra. Il che, per quanto è dato capire, è proprio l’obiettivo dei maggiori contraenti dell’accordo.

Stando così le cose, è facile prevedere che la manovra abbia serie possibilità di andare in porto. E tuttavia i rischi sono grossi. E lo sono per tutti. Tranne, forse, Salvini e Meloni, che possono comunque ritagliarsi uno spazio per incalzare da destra ogni futuro governo.

Per Renzi e Berlusconi, invece, il discorso è diverso. Al momento la loro eventuale alleanza è una somma di due debolezze. Il primo è sì rinvigorito dal successo delle primarie e dall’ascesa nei sondaggi, ma appare ancora lontano dal senso comune della gente, né sembra aver maturato una visione convincente della strada da seguire per far fronte alle difficoltà del Paese: la sua convenienza, in questa storia, è quella di vendicarsi degli scissionisti e di riconquistare Palazzo Chigi. Ma per far cosa non si sa: si sa solo che spera di farlo senza contestazioni all’interno del partito. Questione assai dubbia vista la crescente insofferenza di Orlando e Cuperlo per un andazzo che conferma i peggiori sospetti sulle reali intenzioni del segretario pd.

Quanto al secondo, e cioè Berlusconi, la convenienza è chiara: tornare ad essere azionista forte della maggioranza di governo e liberarsi del fastidioso Salvini. Renzi, di cui il Cavaliere è un antico estimatore, può garantirgli tutto questo, e tanto gli basta.

Tuttavia, per raggiungere questi risultati, entrambi hanno bisogno di un buon esito elettorale nelle urne d’autunno. Ma sarà così? Rispondere è impossibile, ed è curioso vedere quanto sia trascurata, nel dibattito di questi giorni, l’influenza delle imminenti elezioni amministrative. Perché l’undici giugno si vota in molti comuni italiani, e sarà importante capire se Renzi e Berlusconi ne usciranno con l’aureola dei vincenti o con la nuvola nera degli sconfitti. Perché andare da perdenti a chiudere l’accordo sulla legge elettorale è molto diverso che andarci da trionfatori. E, allo stesso modo, una vittoria amministrativa potrà fare da traino per un buon risultato alle politiche, così come una sconfitta potrebbe trasformarsi in una valanga capace di seppellire le ambizioni di entrambi.

 

Va detto che le amministrative sono una vera incognita. Prima di tutto perché in questo tipo di elezioni contano molto i fattori locali, che sono diversi da Comune a Comune e difficilmente riconducibili ad una logica generale. Tuttavia se il Pd perdesse (e sarebbe l’ennesima sconfitta) per Renzi sarebbe un colpo duro, e la stessa cosa vale per Berlusconi. Bisogna aggiungere che il loro massimo avversario, il M5S, non è messo bene: a Parma potrebbe rivincere l’odiato Pizzarotti, a Genova, dopo le liti, il candidato grillino sembra fuori gioco, e così va un po’ dappertutto tranne che in Sicilia, dove la debolezza del Pd potrebbe risollevare le sorti del Movimento.

Alla fine, dunque, bisognerà aspettare l’esito delle amministrative per vedere se davvero l’accordo sulla legge elettorale procederà negli stessi termini in cui lo vediamo adesso, e se davvero converrà ai maggiori contraenti del patto correre verso le elezioni politiche anticipate. C’è da scommettere che Pisapia farà di tutto per arrivare alla scadenza naturale della legislatura: il suo Campo progressista ha bisogno di tempo per prendere forma e superare i veti reciproci che ne stanno paralizzando l’evoluzione. E anche qui i risultati amministrativi conteranno: sono diversi i Comuni dove il Pd ha stretto accordi alla sua sinistra, e se quegli accordi saranno vincenti Pisapia sarà più forte. Renzi potrebbe essere costretto ad ascoltarlo, e questo rimetterà tutto in discussione.

Voglia di elezioni, ma intanto non ci sono le amministrative? ultima modifica: 2017-05-24T23:11:31+00:00 da PATRIZIA RETTORI

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