Da Mata Hari a Snowden. Traditori e spie, doppiogiochisti e patrioti

Ne "Il secolo dei tradimenti" di Marcello Flores uomini e donne che per amore della patria, per desiderio di avventura, per interesse personale e per denaro o, spesso, in quanto vittime di ricatto, hanno spiato e tradito e sono per questo stati “giustiziati”
scritto da MARIO GAZZERI

Eroi e patrioti per gli uni, disertori e traditori per gli altri. Nello stato di alterazione collettiva generato da un conflitto, (ma anche in tempo di pace, una pace che per alcuni storici altro non è che una pausa più o meno lunga tra due guerre), si son sempre contati numerosi i casi di uomini e donne che per amore della patria, per desiderio di avventura, per interesse personale e per denaro o, spesso, in quanto vittime di ricatto, hanno spiato e tradito e sono per questo stati “giustiziati”, per abusare di un termine troppo spesso impropriamente impiegato.

Nello stato di schizofrenia sociale di due paesi in guerra, o nella cosiddetta guerra fredda, i patrioti e gli eroi di una parte sono necessariamente diventati vili traditori o, al massimo, doppiogiochisti prezzolati dal nemico per l’altra . Di tutto ciò ci offre un quadro storico assolutamente interessante lo studioso Marcello Flores nel suo ultimo libro “Il secolo dei tradimenti”, un volume (il Mulino, 320 pagine, 24 Euro) che ha per sottotitolo “da Mata Hari a Snowden, 1914-2014” e che parte dall’amara sorte di Cesare Battisti.

Cesare Battisti

Il sacrificio estremo di Cesare Battisti al quale oggi, in ogni città importante d’Italia, è dedicata almeno una strada o una piazza, quando non un monumento, fu propiziato dal tradimento (ecco di nuovo la parola “bifronte”) di due disertori italiani che, per aver salva la pelle, indicarono agli austriaci le “coordinate” dell’unità comandata dall’eroe italiano (ma allora cittadino austriaco).

Cesare Battisti

Com’è noto, Battisti fu impiccato dopo un processo-lampo davanti alla corte marziale austro-ungarica a Trento e il suo corpo appeso venne portato in giro su un carretto per le strade della città tra gli insulti e gli sputi di austriaci ma anche di italiani (geneticamente portati, si direbbe, a questo genere di coraggiose manifestazioni di odio “postumo”).

Mata Hari

Ma prima di lui, Flores (già docente alle Università di Siena e di Trieste) ci parla di una spia olandese e della sua triste vicenda, che tutti pensano di conoscere, e che finì nel poligono di tiro del castello di Vincennes di fronte ad un plotone d’esecuzione francese. Una donna, famosa prima della Grande Guerra nei locali esclusivi di Parigi e di Berlino, di New York e di Milano (Giacomo Puccini era un suo grande ammiratore), che si mise nei guai da sola parlando troppo, e nei momenti sbagliati, ai suoi numerosi amanti francesi e tedeschi ancora una volta l’un contro l’altro armato. La giovane donna, nata in una cittadina olandese, si chiamava Margaretha Gueertruida Zelle ma tutti la conoscono col suo esotico nome d’arte, Mata Hari.

Margaretha Gueertruida Zelle “Mata Hari”

In realtà nel corso del processo nell’ottobre del 1917 (in un momento difficilissimo per l’esercito francese ma anche per quello italiano che doveva di lì a poco subire la disfatta di Caporetto favorita dalla pace separata di Brest-Litovsk tra Russia e Imperi centrali) non ci fu una sola prova che non fosse stata “costruita” dall’accusa. Nessuna sua presunta colpa venne dimostrata al di là di ogni ragionevole dubbio. Durante il processo la ex ballerina fu accusata di essere “ebrea” e di essere una donna “non sposata e senza figli”. Accuse ridicole per una condanna già scritta, ma che servivano ad aumentare il consenso popolare alla guerra stimolando il mai sopito antisemitismo francese. Ma questa donna, definita anche “una prostituta” dall’accusa, si comportò bene negli ultimi istanti di vita. Vestita con un lungo abito bianco rimase con la schiena dritta davanti al plotone e rifiutò di essere bendata.

Un secolo di guerre e rivoluzioni

Nella prima metà del ventesimo secolo, in poco più di trent’anni, il mondo è stato teatro di una rivoluzione che ha cambiato i destini dell’Europa orientale e non solo, e di due guerre globali cominciate con l’aggressione tedesca alla Polonia (1939) e finite con l’olocausto atomico di Hiroshima e Nagasaki, sei anni dopo. Un secolo che ha conosciuto un rimescolamento generale e senza precedenti di ideologie, progressi tecnici e di conflitti locali oltre a decenni di guerra fredda, tutti elementi che moltiplicarono la necessità di entrare in possesso di informazioni segrete e di conseguenza accrebbero esponenzialmente il numero di informatori, spie, doppiogiochisti e traditori.

Tutti sospettavano di tutti. Nella Russia Sovietica, era sufficiente la delazione di un singolo perché una persona venisse liquidata con un colpo alla nuca con l’accusa di nutrire simpatie controrivoluzionarie. Entrando nel dettaglio, Marcello Flores ci informa che furono almeno un milione e seicentomila i cittadini sovietici uccisi dalla polizia politica, in pochi anni, in base a un semplice sospetto. Bastava la denuncia di un vicino o di un collega invidioso. Una riedizione, all’ennesima potenza, del periodo più cruento della Rivoluzione francese con Robespierre e Saint-Just nel ruolo di custodi incorruttibili dell’idea rivoluzionaria.

L’esecuzione dei coniugi Rosenberg sul LAT del 20 giugno 1953

Il sospetto assunse però un carattere strutturale non solo nelle dittature (sovietica, nazista o fascista) ma anche in alcune grandi democrazie come gli Stati Uniti d’America. Basti ricordare il clima di delazioni e di sospetti ai tempi del maccartismo contro intellettuali, attori di Hollywood e scrittori, o le condanne alla sedia elettrica dei coniugi Rosenberg, spie “ebree e comuniste”, spinti a passare segreti ai sovietici dal loro idealismo e dalla convinzione, comune soprattutto a molti fisici nucleari come Fuchs e Pontecorvo, che la pace potesse essere preservata solo in regime di “duopolio atomico” Usa-Urss.

Spie e “traditori” in Italia

In Italia sono stati versati fiumi di inchiostro sulla vicenda di Ignazio Silone, socialista, scrittore di rara sensibilità e autore, tra l’altro, del romanzo-capolavoro Fontamara. Ma, in segreto, spia del regime fascista.

Ignazio Silone

E a proposito di fascismo, additato come supremo traditore nella Rsi, fu Galeazzo Ciano, già ministro degli esteri e genero del Duce, che votò l’ordine del giorno di Dino Grandi che, il 25 luglio ’43, fece cadere Mussolini. In realtà lo stesso Grandi, prima del “colpo di palazzo”, aveva detto a Ciano: “Sappiamo che sei con noi… ma astieniti, non rischiare! Sei il marito di ‘sua’ figlia!”. Ma Ciano, da sempre contrario all’asse con Berlino e alla guerra, come risulta in modo lampante dai suoi interessantissimi Diari, firmò l’ordine del giorno ma anche la sua condanna a morte che sarebbe sopraggiunta a Verona sei mesi dopo.

Galeazzo Ciano si gira con gesto di sfida al plotone di esecuzione un attimo prima del fuoco

Ma Flores non si ferma qui. Arriva fino a Julian Assange e ad Edward Snowden. Le nuove informazioni segrete, la propaganda jihadista e i proclami dell’Isis (Daesh) passano ormai sul web, velocissimi e pericolosi. Ma questa è un’altra storia, e siamo solo all’inizio.

Da Mata Hari a Snowden. Traditori e spie, doppiogiochisti e patrioti ultima modifica: 2017-05-29T17:14:47+01:00 da MARIO GAZZERI

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