Un “amico costoso”. Emmanuel Macron divide la politica tedesca

La sua vittoria è stata salutata con entusiasmo da CDU e SPD, ma ora il programma del nuovo presidente della Repubblica francese è già terreno di scontro in vista delle elezioni federali del 24 settembre.
scritto da Matteo Angeli

[STRASBURGO]
Il 15 maggio 2012, fresco di investitura, l’allora presidente della Repubblica francese, François Hollande, si recava a Berlino per incontrare Angela Merkel. La sua promessa elettorale di imprimere un cambio di rotta alla politica europea, mettendo in primo piano crescita e rilancio economico, inquietava non poco la Germania e la Commissione europea. Hollande aveva vinto, infatti, annunciando una rinegoziazione imminente del fiscal compact, trattato che irrigidisce le regole di bilancio a cui sono sottoposti gli Stati membri dell’Ue, e un atteggiamento più flessibile dell’Europa nei confronti della Grecia.

Promesse da marinaio: l’ottobre dello stesso anno, il parlamento francese ratificò il fiscal compact, aprendo così la strada all’introduzione nella legislazione nazionale della “regola d’oro” che impone il pareggio di bilancio. Il tutto senza alcuna contropartita in materia di rilancio degli investimenti. Fu la prima di una serie di concessioni che hanno segnato il quinquennato di François Hollande.

Cinque anni dopo, il copione si ripete. Lo scorso 15 maggio, Emmanuel Macron, ottavo presidente della quinta repubblica francese, ha compiuto il suo primo viaggio internazionale proprio nella capitale tedesca. Benché la sua vittoria sia stata salutata con entusiasmo dai due principali partiti tedeschi, la CDU e la SPD, la luna di miele tra Macron e la stampa tedesca è durata giusto il tempo di mettere al tappeto Marine Le Pen. “Quanto ci costerà Macron?”, titolava senza mezzi termini la Bild, quotidiano tra i più letti in Germania, a solo due giorni dal secondo turno delle elezioni presidenziali.

Angela Merkel ed Emmanuel Macron. La nuova intesa franco-tedesca è più difficile del previsto.

Il programma del nuovo presidente della Repubblica francese è già diventato terreno di scontro in vista delle elezioni federali che si terranno il prossimo 24 settembre e che potrebbero confermare Merkel per un quarto mandato alla guida del Paese.

Durante la campagna elettorale [Macron] ha, tra le altre cose, promosso l’introduzione degli eurobond, ovvero una condivisione dei debiti all’interno dell’Ue. Allo stesso tempo, ha proposto un Ministro delle Finanze per l’Ue, un’assicurazione comune contro la disoccupazione in Europa e un’assicurazione sui depositi a livello europeo. Idee provenienti da una Francia altamente indebitata (2,6 miliardi di euro), che dovrebbero far suonare un campanello di allarme in Germania,

denunciava l’edizione della Bild del 9 maggio. Gli faceva eco qualche giorno dopo lo Spiegel, rivista settimanale con la maggior tiratura in Germania, che lamentava in prima pagina: “Un amico costoso: Emmanuel Macron salva l’Europa… e la Germania deve pagare”.

La copertina dello Spiegel del 9 maggio. “Un amico costoso. Emmanuel Macron salva l’Europa… e la Germania deve pagare”

Poco conta che la cancelliera e il suo ministro delle Finanze, Wolfgang Schäuble, abbiano incoronato Macron come il campione dell’o la va o la spacca per l’Europa: nei giorni successivi all’insediamento del nuovo presidente francese, la destra tedesca è insorta contro il suo (presunto) programma. “Sia l’eurozona che la Francia sono già abbastanza indebitate – ha dichiarato Jens Spahn (CDU), Segretario di Stato per le Finanze – la soluzione sono le riforme per stimolare più crescita e investimenti in Francia, Germania e in tutta Europa”.

Gli ha fatto eco un altro membro della CDU, Gunther Krichbaum, presidente della commissione per gli affari europei nel Bundestag, che ha tagliato corto:

Mi oppongo fermamente a una condivisione dei debiti, è una possibilità che i trattati escludono. La Francia deve finalmente approvare le riforme necessarie per tornare a essere competitiva. Così facendo aiuterà sé stessa e anche il resto d’Europa.

Sulla proposta di Macron di introdurre un Ministro delle Finanze per l’eurozona è intervenuto Günter Oettinger, commissario europeo al bilancio e alle risorse umane, anche lui della CDU, il partito della cancelliera. Oettinger ha spiegato che la Commissione europea si occupa di controllare i bilanci, l’Eurogruppo decide gli aiuti finanziari e il Meccanismo di Stabilità si occupa di erogarli e che “non ci sarebbe quindi nessun motivo per modificare questa architettura”.

Günter Oettinger, commissario europeo al bilancio, non condivide le proposte di Macron.

La CSU, l’alleato bavarese della CDU, è in piena sintonia con il suo partner di governo. Markus Söder, ministro delle Finanze della Baviera, ha rincarato la dose:

La Francia ha bisogno di crescita. Questa non verrà con dei nuovi debiti ma con delle vere riforme… Gli eurobond, la condivisione dei debiti o un’Unione europea dei trasferimenti sarebbero un pessimo segnale.

Un’analisi condivisa da Manfred Weber, CSU anche lui e capogruppo del Partito Popolare Europeo a Strasburgo, che si oppone a ogni tipo di trattamento di favore:

Macron potrà pretendere di riformare l’Europa solo dopo aver dimostrato che il suo Paese è in grado di riformarsi.

A mettere in guardia il nuovo presidente da indesiderati balzi in avanti, ci pensano, infine, i liberali della FDP, già partner di governo della CDU/CSU durante il secondo governo Merkel, che da settembre potrebbero tornare nel Bundestag ed entrare in un ipotetico governo guidato dai cristiano-democratici della cancelliera.

Il vice presidente del Parlamento europeo, il liberale Alexander Lambsdorff, si è scagliato anche lui contro i famigerati eurobond:

Siamo tutti contenti che Macron sia stato eletto, ma nessuna condivisione dei debiti dovrà avvenire durante la sua presidenza.

Il suo compagno di partito Christian Lindner, presidente della FDP, ha ribadito poi un concetto condiviso da tutta la destra tedesca:

La Francia può risolvere i suoi problemi solo con le riforme economiche. Speriamo che Macron ce la faccia, ma questo non significa che potrà fare più debiti di quanto stabilito. Quando le regole non sono rispettate, si alimenta l’euroscetticismo.

Alexander Lambsdorff

Per Macron, il messaggio dei conservatori tedeschi non potrebbe essere quindi più chiaro: si scordi qualunque piano per una condivisione dei debiti tra i Paesi dell’eurozona. Ma, contrariamente a quanto vorrebbe far credere la levata di scudi di CDU, CSU e FDP, Macron non ha mai agitato lo spauracchio degli eurobond durante la campagna elettorale, consapevole della profonda allergia dei tedeschi a questo tipo di proposte.

Da un lato, Macron non nega la necessità per la Francia di fare i compiti a casa, introducendo quelle riforme strutturali finalizzate a modernizzare il mercato del lavoro, i sussidi di disoccupazione e le pensioni. Dall’altro, però, non teme di ricordare alla Germania che

la sua situazione non è più sostenibile nel lungo termine. A causa degli squilibri nella zona euro, [Berlino] ha accumulato un surplus [commerciale] che non è buono né per la sua economia né per il resto della zona euro.

E poi:

[La Germania] si trova di fronte delle sfide in materia di sicurezza e politica estera. Siamo una comunità che condivide lo stesso destino. Si tratta di rilanciare in seno all’Unione europea un’iniziativa più forte in materia di sicurezza collettiva. Propongo di aumentare a 5mila i poliziotti alle frontiere della zona Schengen e di dar vita a una vera politica di cooperazione. Dobbiamo mettere in atto una strategia su dieci anni di convergenza fiscale e sociale. Ora che la Germania ha introdotto un salario minimo, questo è più possibile che in passato,

così Macron in campagna elettorale.

L’idea più ambiziosa di Macron è, però, lo sviluppo di una politica di investimento comune, sostenuta da un bilancio della zona euro, controllata in maniera democratica da un Parlamento e gestita da un ministro delle Finanze della zona euro. Tutti gli stati dovrebbero contribuire a questo bilancio comune – i più ricchi in maniera maggiore degli altri. Risorse comuni che dovrebbero essere impiegate per investire nel futuro e per combattere le crisi finanziarie. Una strategia che porterebbe gli Stati membri a condividere i debiti futuri, senza farsi carico in maniera comune di quelli già contratti.

Il Ministro degli esteri tedesco Sigmar Gabriel con Emmanuel Macron

L’unione fiscale proposta da Macron è l’altra faccia della medaglia delle riforme strutturali che il nuovo presidente francese si è impegnato a perseguire in patria. Riforme strutturali che, se non accompagnate da un piano di investimenti, non permetteranno a Macron di vincere la sua grande sfida, ovvero creare maggiore occupazione, e aprirebbero la strada alla vittoria degli estremisti nelle prossime consultazioni elettorali.

Ma i conservatori tedeschi sono sensibili solo al discorso sulle riforme, mentre fanno orecchie da mercante quando si tratta di discutere un maggior coinvolgimento finanziario di Berlino nel progetto europeo.

Di tutt’altro avviso sono i socialdemocratici della SPD, i principali avversari di Merkel alle prossime consultazioni di settembre. Il partito che ha scelto l’ex presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, come candidato alla cancelleria, è per tradizione un sostenitore meno acceso del progetto di integrazione europea rispetto ai cristiano-democratici di Merkel. Questa volta, però, i ruoli sembrano essersi invertiti: il sostegno della SPD a Macron è stato sincero e privo di tentennamenti.

Noi tedeschi dobbiamo smetterla di raccontare delle bugie sull’Europa. La verità è che la Germania non è un ‘contributore netto’ ma piuttosto un ‘beneficiario netto’,

ha ammesso il socialdemocratico Sigmar Gabriel, ministro degli esteri.

Martin Schulz. L’ex-presidente del Parlamento europeo, candidato alla cancelleria, è il più vicino alle posizioni francesi.

Un’analisi condivisa da Martin Schulz, che ha spiegato:

Se i Paesi dell’Eurogruppo vogliono risolvere la situazione insieme, avrebbe senso farlo con un bilancio comune… Chi rifiuta la politica di disimpegno degli Stati Uniti e non vuole che la Brexit trionfi, deve impegnarsi a favore di una maggiore integrazione della zona euro.

Anche la Germania è chiamata a fare i compiti a casa, quindi, correggendo i propri errori, primo fra tutti, il surplus commerciale eccessivo. Se Martin Schulz succederà ad Angela Merkel alla guida del paese ci sono le premesse affinché si sviluppi rapidamente un dialogo costruttivo tra Francia e Germania. Lo stesso non è scontato in caso di vittoria dei conservatori, che dovranno comunque concedere qualcosa. Ma non c’è da aspettarsi molto.

Merkel è pronta a fare dei compromessi, ma dovrà fare i conti con il suo partito. Tutto dipende dagli impegni che la CDU prenderà in materia di Europa durante la campagna elettorale e quanto questi permetteranno a Merkel di conservare una certa libertà di negoziazione. E poi non va dimenticato il peso che potrebbero esercitare i suoi alleati, come la CSU e, sulla carta, anche la FDP. Ma l’enigma della coalizione si risolverà solo dopo il 24 settembre. Da quella data in poi, sarà più facile valutare le chance di successo dell’Europa.

 

Un “amico costoso”. Emmanuel Macron divide la politica tedesca ultima modifica: 2017-05-31T19:49:45+00:00 da Matteo Angeli

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