Diamo il Nobel per la pace a Lampedusa e a Giusi Nicolini

La proposta ha già raccolto 120 firme. Un'occasione anche per alcune riflessioni sul nesso fra mutamenti climatici, migranti, conflitti e terrorismo.
scritto da ERMETE REALACCI

Un’Italia forte della sua identità può aprirsi al mondo senza paura, come ha sempre fatto e come fa la piccola isola di Lampedusa non tirandosi mai indietro rispetto alle migliaia di profughi che da anni sbarcano sulle sue coste.

Tutta la comunità dell’isola di Lampedusa e il suo sindaco, Giusi Nicolini,  meritano il riconoscimento più prestigioso al mondo: il Nobel per la Pace. Per questo ho deciso di avanzare la sua candidatura per il 2018, avviando una raccolta firme tra i parlamentari già sottoscritta, a giugno 2017,  da 120 tra deputati e senatori; compresi venti europarlamentari di diversi Paesi che sono stati coinvolti dall’on. Nicola Danti.

Giusi Nicolini, sindaco di Lampedusa

L’impegno straordinario del Sindaco Nicolini è già stato recentemente riconosciuto dall’Unesco che le ha assegnato il prestigioso e meritatissimo Félix Houphouët-Boigny Peace Prize. La comunità dell’isola  si è distinta per aver portato avanti con determinazione e generosità una politica di accoglienza verso i migranti che giungono sulle sue scogliere con alle spalle storie terribili, in cerca di speranza e di sopravvivenza. Un’umanità e un coraggio che fa onore all’Italia, che “ha salvato e salva l’onore dell’Europa”  come ha affermato di recente il Presidente della Commissione Europea Jean Claude Juncker.

Il regolamento della Fondazione Nobel prevede che tra coloro che possono avanzare la candidatura al Nobel per la Pace ci siano membri di governi nazionali, di assemblee parlamentari, della Corte internazionale di giustizia dell’Aja, docenti universitari, presidenti e direttori di centri di ricerca per la pace e di istituti di politica  internazionale, oltre ai precedenti vincitori del prestigioso riconoscimento e al Comitato Nobel norvegese. Le firme raccolte sono, quindi, già pienamente legittime per avanzare la candidatura, anche se serve una coinvolgimento ancora più vasto  attorno a questo obiettivo.

Il Nobel a Lampedusa sarebbe, inoltre,  un’opportunità per una riflessione più ampia sul tema dei flussi migratori.  Come certificato dalle agenzie dell’ONU, alle migliaia di profughi che fuggono da guerre sanguinose  vanno aggiunte quelle moltitudini  che cercano di sottrarsi alla desertificazione e ai disastri ambientali. In alcuni casi le  vicende si intrecciano  tragicamente. Pensiamo al Lago Ciad, che confina con  Camerun, Ciad, Niger and Nigeria. Negli ultimi trenta anni si è ridotto del novanta per cento passando dai 25mila  chilometri del 1963 ai  circa duemila  dei nostri giorni. E  proprio le zone a ridosso del Lago  sono diventate le roccaforti di Boko Haram, gruppo legato all’Isis e che si è caratterizzato per la sua particolare crudeltà.

Mutamenti climatici, migranti, conflitti, terrorismo. C’è un filo che tocca le questioni e che va dipanato con cura ed attenzione, per evitare facili demagogie e strumentalizzazioni; perché  c’è chi, come Trump,  non lo sa o fa finta di non saperlo. Dare il Nobel ad una comunità che incessantemente non smette di accogliere chi lascia queste tragedie sarebbe un segno di civiltà, un contributo a comprendere quello che sta accadendo nel mondo e un riconoscimento  all’Italia che fa l’Italia.

Diamo il Nobel per la pace a Lampedusa e a Giusi Nicolini ultima modifica: 2017-06-07T13:41:07+00:00 da ERMETE REALACCI

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