Legge elettorale e non solo, la politica nelle sabbie mobili

scritto da ALDO GARZIA

A Palermo riconferma a sindaco di Leoluca Orlando. A Genova ballottaggio della sinistra con la destra che potrebbe conquistare per la prima volta la città. Centrosinistra e centrodestra duellano in quasi tutti i comuni dove si è votato, provocando una immediata nostalgia per un sistema maggioritario che favorisce le coalizioni.

Cinque stelle esclusi dai ballottaggi, a conferma del mancato radicamento sul territorio e forse di un appannamento di attrazione che gli stessi grillini spiegano con il “cedimento” della mano tesa sulla legge elettorale. È questa la mappa che scaturisce dal primo turno delle elezioni amministrative che segnala un centrodestra in notevole ripresa e un centrosinistra che tiene quando è unito.

L’immagine che rende bene la situazione politica è però quella del “pantano”.  Dopo aver sfiorato l’accordo a quattro (Pd, Cinque stelle, Forza Italia, Lega) sulla legge elettorale e sulla probabile data di un ritorno anticipato alle urne in autunno, siamo riprecipitati nel caos delle sabbie mobili. Ci sarà uno scatto di orgoglio?

Sulla legge elettorale si è raggiunto l’acme della crisi della politica tout court. Da tempo il Parlamento è incapace di trovare su questo una giusta mediazione. Rischiamo perciò di andare alle prossime elezioni con norme dettate dalla Corte costituzionale (quelle in vigore in teoria dopo la bocciatura dell’Italicum). Quando la politica non trova soluzioni comuni almeno sulle regole e si affida ai giudici, vuol dire che il livello di guardia è stato superato abbondantemente. Inutile dire se l’ultimo fallimento è responsabilità del Pd o dei grillini.

C’è un ripiegarsi su se stesso del sistema politico che fa impressione, incurante dell’opinione pubblica e di quella dei media. La vittoria dei No nel referendum costituzionale non ha prodotto la palingenesi che molti auspicavano: ha solo tolto di mezzo l’unica proposta di riforma che aveva preso forma tra mille difficoltà e incongruenze. Ora tutto può rimanere immobile.

La confusione è di conseguenza massima. Prima o poi si tornerà a votare con la segreta convinzione che non servirà a molto, perché in un sistema tripolare non ci sono vincitori stabili. Ricomincerà per forza di cose il giochetto su possibili coalizioni e alleanze. Ma anche da questo versante il buio è pesto. Il centrosinistra è defunto e in pochissimi vorrebbero resuscitarlo. Il Pd è paralizzato tra incertezze strategiche ed eterne beghe interne. La sinistra radicale insegue un Melenchon o un Corbyn all’italiana di cui per ora non si intravede l’identikit politico e la cultura di riferimento. Non sta meglio la destra, divisa tra opzioni lepeniste e voglia di centrismo berlusconiano. Il centrodestra appare anch’esso defunto nelle vecchie aggregazioni da Casa Pound ai centristi.

In questo marasma, fa impressione la tenuta dei 5 Stelle nei sondaggi – non nelle elezioni amministrative – malgrado il disastro nel governo di Roma e le tante contraddizioni interne. C’è evidentemente almeno un trenta per cento dell’elettorato, forse il primo partito potenziale, che in nome di precedenti delusioni, attuale disperazione, effimere convinzioni vuole provare l’ebrezza di un Palazzo Chigi a dominio grillino. Forse ci toccherà vivere questa esperienza come un passaggio inevitabile, ritornando a essere un caso anomalo in Europa.

Lascia esterefatti l’assuefazione a tutto questo. Nella quotidianità del dibattito pubblico prevale infatti il tran tran e non la drammatizzazione di un contesto senza sbocchi strategici. La crisi italiana è così lunga e disperata che tutti ci hanno fatto il callo. Solo i crudi dati dell’economia riportano di volta in volta a un dato di realtà che viene poi prontamente rimosso.

Legge elettorale e non solo, la politica nelle sabbie mobili ultima modifica: 2017-06-12T16:24:29+00:00 da ALDO GARZIA

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