La Serbia ha una lesbica premier. E allora?

Per la prima volta nella storia del Paese una donna è designata come primo ministro ma i media mondiali parlano solo delle sue preferenze sessuali.
scritto da GIUSEPPE ZACCARIA

Per la prima volta nella sua storia, la Repubblica serba sarà guidata da un primo ministro donna: questa è la notizia, o almeno dovrebbe esserlo anche se fra pochissimo vedremo come la cosa sia stata distorta dal sistema dell’informazione. Per il momento, limitiamoci ad aggiungere che Ana Brnabić, 41 anni, già ministra delle regioni e dell’innovazione tecnologica, non aderisce ad alcun partito, ha già dato ottima prova di sé nelle funzioni di governo e per giunta vanta un curriculum di tutto rispetto.

Abbiate pazienza ancora un attimo, ma visto che al di fuori dall’Italia i percorsi personali hanno ancora un valore, va detto anche che la signora Brnabić ha studiato negli Usa, si è laureata in Business administration nell’Università inglese di Hull e per un decennio ha lavorato con organizzazioni internazionali, investitori stranieri, governi locali e con il settore pubblico; che inoltre è presidente del Consiglio per l’imprenditoria innovativa e le information technologies, che è stata presidente del consorzio “Continental Wind Serbia” per il progetto di costruzione di un parco eolico, che fa parte della “Fondazione Peksim” grazie alla quale i migliori studenti serbi ottengono borse di studio a Cambridge (a condizione di tornare a lavorare in patria); e infine che è stata tra i fondatori del Naled, l’alleanza per lo sviluppo economico locale.

Bastano queste referenze? Da qualsiasi parte del mondo la risposta sarebbe stata un “sì” pieno, ma non in Serbia o per chi commenta le cose di Serbia, giacché il titolo delle principali agenzie del mondo e dunque dei giornali è stato: “Nominato a Belgrado il primo ministro gay”. Eh sì, poiché la signora Brnabić è lesbica, non ha mai fatto mistero delle sue preferenze sessuali ed anzi è sempre stata in prima fila nel movimento di difesa di gay e transgender.

Ana Brnabić, la prima volta di una donna alla guida della Serbia.

L’informazione contemporanea, si sa, segue criteri astrusi, il più persistente dei quali è quello di fornire notizie fragorose, poco importa quanto aderenti alla realtà dei fatti, e dunque quello che, se le pare, la prima ministra fa a casa sua è diventato fattore preminente rispetto a esperienza, preparazione, bravura. E la reazione dei media è stata talmente sguaiata dal consentire al neopresidente Aleksandar Vučić di vestire i panni dello svedese, quando ha dichiarato:

“È stata una decisione difficile che ho preso nell’interesse della Serbia e dei suoi cittadini, penso che la signora abbia grandi doti professionali e qualità personali, sono certo che lavorerà molto e fra tre o quattro giorni, non appena si saranno diradati i fumi di questi assurdi commenti tutti potranno concentrarsi sui risultati del suo impegno”.

Lei a sua volta si è detta “onorata” della designazione e promette che “se il Parlamento ratificherà la mia nomina guiderò il governo con dedizione e responsabilità e farò il mio lavoro con onestà e amore”. Ma naturalmente nella mente di molti i serbi non possono essere gente normale, e dunque una scelta come questa non potrà condurre a conseguenze come il buon governo, una gestione più accorta della cosa pubblica e magari una ripresa economica.

No, secondo alcuni la Serbia non potrà essere governata da una donna lesbica, e dunque sta già partendo la bordata dei commenti negativi e dei velenosi distinguo. Attenzione, però: neppure tra le formazioni politiche più retrive qualcuno ha avuto il coraggio di tirare in ballo gli orientamenti sessuali della premier, e questo è già un avvenimento di rilievo. I nazionalisti e tradizionalisti del gruppo “Dveri” sono riusciti soltanto a obiettare: “Possibile che la maggioranza di governo non abbia altri candidati al ruolo di primo ministro, ma scelga una persona imposta dall’Occidente, che continua a guidare le sue mosse?”.

Aleksandar Vučić, presidente serbo

Appena qualche anno fa, quando un’altra donna si era affacciata sullo scenario della politica che conta, le reazioni erano state molto diverse: Sanda Rašković Ivić, docente di psichiatria ed ex ambasciatrice in Italia è certamente persona molto diversa e inoltre aveva assunto la guida del Dss (Partito democratico serbo), un partito di centro-destra. Ma per almeno due anni gli attacchi che si concentravano su di lei riguardavano la pettinatura o la pelliccia che indossava, mai quello che diceva. Anche alla Brnabić in passato era toccato sopportare commenti sul colore di capelli o sull’aspetto poco femminile, ma per lo meno oggi gli avversari hanno cambiato registro.

Il presidente Vučić è un politico abile, e quando ha parlato di “decisione difficile” non si riferiva certamente alle propensioni personali della premier designata, quanto agli appetiti dei suoi. Nel suo partito, l’Sns (Partito progressista serbo), metà degli esponenti di rilievo si era candidata a quel posto, mentre l’altra metà preparava la guerra a chi fosse stato scelto. Poi c’era Ivica Dačić, altro politico di tutto rispetto, vice premier, ministro degli Esteri e guida dei socialisti che sono alleati di governo.

Dopo lunga meditazione, Vučić ha deciso di scompaginare nuovamente i giochi: al volante siederà una signora che pur non avendo tessere di partito gli ha sempre dimostrato lealtà, dimostrando peraltro ottime capacità operative. Altri critici, quelli più sottili, se la prendono proprio con il buon rapporto che Brnabić ha con il capo: dicono che la prima ministra sarà una semplice esecutrice e difficilmente riuscirà ad influire sulle sorti del Paese. Ma a parte il fatto che chiunque altro fosse stato nominato al suo posto sarebbe stato percepito come un fedelissimo del presidente (escluso Dačić, che è comunque fido alleato) non si capisce perché una volta arrivata al potere una donna dovrebbe fare peggio di un uomo. Aspettiamo di vedere cosa fa, almeno.

Gay Pride per le strade di Belgrado.

Altro discorso è quello che riguarda la società serba, almeno quella metropolitana, e lì, Brnabić o meno, stanno già accadendo molte cose. Una decina di anni fa a Belgrado bande di teppisti scatenavano la guerriglia urbana pur di impedire un corteo del “Gay pride”, ancora sei o sette anni fa il “Sava Centar” negava il palco alla conferenza stampa di un gruppo di omosessuali, ma poi lentamente le cose sono cambiate e anzi oggi la capitale sembra traboccare di “gay”.

In parte potrebbe trattarsi di un fenomeno di costume, come se dichiararsi omosessuali fosse diventato “chic”,  in parte si assiste all’esplosione di un fenomeno che per troppi anni era rimasto compresso. Questa però è materia per sociologi, adesso resterà soltanto da vedere come il Parlamento accoglierà la designazione e come i tantissimi avversari politici – e ormai anche di genere – accoglieranno le prime mosse di Ana Brnabić. Tanto per non smentire le peggiori tradizioni del Paese, qualcuno fa già rilevare come fra gli antenati della prima ministra ci sia qualche croato…

La Serbia ha una lesbica premier. E allora? ultima modifica: 2017-06-16T23:09:09+01:00 da GIUSEPPE ZACCARIA

VAI AL PROSSIMO ARTICOLO:

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE:

Lascia un commento