La fregatura sta nel prezzo

"Il prezzo dei soldi" di Petros Markaris, la nuova indagine del commissario Charitos in una Grecia immaginaria ma non troppo, che esce dall'austerità e dai sacrifici.
scritto da ROBERTO ELLERO

Lo sapevate che ora in Grecia è tutta un’altra musica? Testimonianza inverosimile ma degna di fede perché viene da Petros Markaris, che non bara con i suoi lettori, numerosi anche in Italia. Fra i tanti riscontri, non soltanto l’esodo pasquale degli ateniesi verso isole e spiagge della costa, con conseguenti ingorghi autostradali e concerti di clacson al ritorno, ma anche l’apertura – ovunque – di bar, boutique e ristoranti, la ritrovata euforia che si respira per strada e persino la ricomparsa dei favolosi ghemistà (pomodori e peperoni ripieni) sulla tavola del commissario Kostas Charitos, preparati con la consueta abilità dalla signora Adriana. E d’altra parte, dopo anni di cinghie logore, come non festeggiare l’imminente aumento di stipendio ai dipendenti pubblici promesso dal nuovo governo?

Quando cavolo è arrivato Babbo Natale con i doni? E da dove? (…) Nessuno lo sa e non interessa a nessuno. Quel che conta è che siamo tornati ai vecchi tempi: ora si possono tirar fuori dalle rimesse le BMW e le Mercedes, ogni sera si può uscire a passeggio e il fine settimana si va al mare. Tutti questi soldi sono letteralmente spuntati dal nulla, o per essere più precisi in una notte.

La notte che fa da prologo alla nuova indagine del commissario Charitos “Il prezzo dei soldi” (La nave di Teseo, traduzione di Andrea Di Gregorio) è quella che prepara, con manifesti in ogni dove, l’arrivo del KEAN, che in greco suona “E se?” (Ke an?) e in acronimo sta per Komma Ethnikìs Anatropìs, ovvero Partito del Cambiamento Nazionale, una compagine trasversale, come s’usa oggi, né destra né sinistra, facce nuove di quarantenni in tiro, nessun programma preciso ma la promessa di voltare pagina nel giro di tre mesi, mettendo fine ad anni di austerity e sacrifici. E se ce la facessimo, per l’appunto? Detto e, una volta al governo, fatto. Con tanto di apprezzamento della Commissione Europea per l’arrivo ingente di capitali internazionali destinati ad investimenti e ripresa.

Tornano persino gli armatori, categoria di evasori totali migrati a Londra e nei paradisi fiscali ben prima che la scure dell’Europa di Merkel e Schäuble si abbattesse su Atene. Clima di consenso generale, un’interminabile luna di miele. Non fosse per qualche strana ammazzatina: un losco funzionario dell’Ufficio turismo, poi un vecchio armatore renitente al rientro, infine un giornalista in pensione che non se la beve, il buon Sotiròpoulos, già sodale di Charitos in precedenti indagini. Omicidi non direttamente collegati, tutti curiosamente imputabili a poveri cristi immigrati, pronti a farsi arrestare e ancor più a confessare, per la felicità del nuovo comando di polizia, che non vede l’ora di chiudere i casi. Una fretta decisamente sospetta.

 

“Gli dèi amano i ladri, ma amano anche gli onesti”. Lo conosciamo, Charitos, nessun dubbio sulla sua integrità. E sarebbe far torto alla sua intelligenza pensare che s’accontenti delle risposte troppo ovvie, tanto sulla “casualità” degli omicidi quanto sull’improvvisa manna piovuta dall’Olimpo. Alla ricerca dei possibili nessi, dunque, che tanto piacere non faranno alle alte sfere. Dovranno farsene una ragione, pensa. Quanto alla carriera, se non l’ha fatta sinora, un motivo ci sarà pure, entrato in polizia negli anni della dittatura militare e ormai prossimo alla pensione. Un uomo d’ordine, certo, ma non ottuso, tanto da vantare tra i suoi (pochi) migliori amici, insieme all’inseparabile Dimitrakos (il vocabolario della lingua neogreca), Zisis Lambros, un comunista di casa nelle patrie galere quando Charitos muoveva i suoi primi passi. Dovranno farsene una ragione, ma stavolta forse si sbaglia…

Greco di Istanbul (pardon, Costantinopoli, classe 1937) e per di più armeno per parte di padre, tanto da doversene andare nel 1964 per stabilirsi ad Atene, Petros Markaris è uno dei protagonisti del noir mediterraneo più spiccatamente sociale, Camilleri e Vázquez Montálban per intenderci, drammaturgo ed anche sceneggiatore per Theo Angelopoulos, nonché traduttore dal tedesco di Goethe e Brecht. Ed è agli apologhi di quest’ultimo che fa riferimento “Il prezzo dei soldi”, iperbolico e distopico ma non troppo circa l’irresistibile ascesa di un nuovo management finanziario e politico, illegale e al contempo perfettamente legale, spietato e lucido, maledettamente abile nella comunicazione come si conviene alle odierne manipolazioni. La fregatura sta nel prezzo (dei soldi) e l’amarezza (non solo di Markaris) risiede nell’indifferenza con cui assistiamo alla rappresentazione del migliore dei mondi possibili nell’istante stesso in cui tutto va a rotoli. Insomma il prezzo è altissimo ma preferiamo non accorgercene, far finta di niente. Tutti tengono famiglia. E mica solo ad Atene.

La fregatura sta nel prezzo ultima modifica: 2017-06-19T11:38:51+02:00 da ROBERTO ELLERO

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