Dalla Sardegna al Golfo per uccidere civili

Il 9 giugno scorso, nel porto di Cagliari, duemila ordigni sono stati caricati sulla porta-container Bahri Jeddah. ytali aveva già denunciato la produzione e la fornitura all'Arabia Saudita di bombe impiegate nei raid in Yemen.
scritto da GIORGIO FRASCA POLARA

Ci risiamo con le maxispedizioni dall’Italia di micidiali bombe destinate all’Arabia Saudita per seminare morte e distruzione nello Yemen. Partenza, come al solito, dalla Sardegna: è là, a Domusnovas, che una società, formalmente italiana (la RWM-Italia) che fa parte del gruppo tedesco RW, fabbrica i potentissimi ordigni Mk per conto della Germania che ufficialmente condanna il regime saudita e non si sporca le mani.

Bahri Jeddah attraccata al molo di Cagliari

Come ogni volta, il 9 giugno scorso, ad una banchina del porto canale di Cagliari ha attraccato all’alba la nave porta-container Bahri Jeddah proveniente dall’Arabia. La banchina era stata lasciata deserta, occupata da tecnici, addetti alla vigilanza, vigili del fuoco. Alle 18 sono cominciate le operazioni di carico: duemila ordigni racchiusi in quattordici container issati lentamente a bordo sotto il controllo di squadre specializzate e della polizia. Poco prima di mezzanotte l’operazione si è conclusa e la nave è ripartita verso Riyadh.

Bahri Jeddah ormeggiata a Halifax, Canada

C’è chi – il deputato Mauro Pili – è in possesso delle immagini della nave saudita, delle operazioni di carico e dello schieramento della sicurezza messo a protezione dell’impresa, e su questa base ha rivolto una nuova interrogazione al presidente del consiglio e ai ministri degli esteri e della difesa denunciando che la esportazione in Arabia Saudita dell’ennesimo carico di bombe non può essere stato pianificato e organizzato senza il sostanziale avallo del governo.

Un carico di bombe Mk82 prodotte a Domusnova in partenza per il Golfo

Di più: non è possibile che imprese formalmente italiane abbiano potuto ottenere la licenza di esportazione di armi in Arabia Saudita senza tutte le autorizzazioni necessarie. In buona sostanza le autorità italiane consentono di fatto ad imprese tedesche di produrre bombe in Italia e di trasportarle in Arabia benché, come abbiamo detto, la stessa Germania ufficialmente condanni il regime saudita.

Pili sottolinea un altro aspetto poco edificante della vicenda:

La ricca Germania sfrutta la povertà di un territorio, il Sulcis, per produrre armi micidiali e rivenderle ai ricchi dall’Arabia Saudita che poi le scaricano sui poveri dello Yemen. L’area mineraria in cui sorge la febbrica costituisce uno degli esempio di degrado legato alla crisi mineraria.

E allora Mauro Pili torna per l’ennesima volta a chiedere che tipo di autorizzazioni il governo abbia dato per quello che l’interrogazione definisce un nuovo carico di morte; e, nel chiamare in causa la visita dell’anno scorso dalla ministra della difesa italiana ai più alti dignitari sauditi, domanda al governo se non ritenga di assumere iniziative per interrompere questi trasporti in virtù delle leggi italiane che li vietano, dalla condanna dell’Onu rispetto al conflitto in Yemen, e delle possibili collusioni esistenti nella regione saudita con Al Qaeda.

Frammento di bomba di fabbricazione italiana rinvenuto dopo un raid saudita in Yemen

È il caso di sottolineare che mai, da quando – un paio di anni fa – sono stati scoperti questi traffici e denunciati formalmente in parlamento, il governo e per esso i ministri degli esteri e della difesa hanno risposto alle numerose interrogazioni e interpellanze sulla vicenda.

Dalla Sardegna al Golfo per uccidere civili ultima modifica: 2017-06-20T14:40:38+00:00 da GIORGIO FRASCA POLARA

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