Germania, Merkel ha gioco facile contro le “sinistre irreconciliabili”

Mentre i Verdi potrebbero perfino andare al governo anche con i conservatori della Cdu, per la Linke l’alternativa è tra l’alleanza con la Spd e l’opposizione. Opposizione che sembra essere l’opzione preferita dell’ala sinistra del partito, che è riuscita a far passare la sua linea durante il congresso di Hannover a inizio giugno
scritto da Matteo Angeli

Due “sinistre irreconciliabili” si apprestano a sfidare i conservatori tedeschi della cancelliera Angela Merkel alle elezioni politiche del prossimo 24 settembre. Martin Schulz, presidente uscente del Parlamento europeo e candidato per i socialdemocratici della Spd, continua a retrocedere nei sondaggi, dopo l’entusiasmo iniziale provocato dalla sua candidatura. I suoi alleati naturali, Verdi e Linke, procedono in ordine sparso, più interessati a consolidare la loro posizione nel Bundestag che a proporre una reale alternativa di governo. Tutti hanno scelto di tenersi le mani libere, decidendo di non dichiarare nessuna alleanza pre-elettorale. Gli accordi si faranno dopo il voto. I sondaggi puniscono questa mancanza di progetto politico comune, attribuendo a una potenziale coalizione rosso-rosso-verde (così chiamano in Germania un ipotetico governo fatto da Spd, Linke e Verdi) solo il 41 per cento nelle intenzioni di voto (serve più del cinquanta per cento per governare).

Mentre i Verdi potrebbero, anche se tra mille difficoltà, andare al governo con i conservatori della Cdu, come fanno già in alcuni Länder, per la Linke l’alternativa è tra l’alleanza con la Spd e l’opposizione. Opposizione che sembra essere l’opzione preferita dell’ala sinistra del partito, che è riuscita a far passare la sua linea durante il congresso di Hannover a inizio giugno, quando i delegati hanno votato il programma elettorale con cui la Linke si presenterà alle elezioni di settembre. I tempi per una riconciliazione tra le due anime della sinistra tedesca sembrano non essere ancora maturi.

Sahra Wagenknecht, al centro, e Oskar Lafontaine (camicia azzurra) a una Sommerfest di Die Linke nella Saar, due anni fa

Alle prossime elezioni, la Linke punta, innanzitutto, a confermare la sua posizione attuale, che la vede terza forza politica in termini di deputati al Bundestag, con 64 seggi. Una coppia à la House of Cards tiene in mano le redini dell’ala sinistra del partito più a sinistra nel panorama politico tedesco. Si tratta del “ribelle“ Oskar Lafontaine, ex presidente della Spd che nel 2005 consumò la rottura con il partito dell’allora cancelliere Gerhard Schröder, per fondare un nuovo soggetto politico che confluì nella Linke, e di sua moglie Sahra Wagenknecht, protagonista assoluta del congresso che si è tenuto dal 9 all’11 giugno ad Hannover, e candidata del partito alla cancelleria, insieme al collega Dietmar Bartsch.

Sahra Wagenknecht

Ad Hannover, Wagenknecht ha praticamente decretato la morte di una potenziale alleanza post-elettorale con Spd e Verdi. “Una buona opposizione è sempre meglio di una cattiva politica di governo”, ha messo in chiaro la pasionaria della sinistra tedesca, spiegando di non essere disposta ad allearsi con i socialdemocratici della Spd e i Verdi, se questo dovesse comportare la continuazione delle politiche liberali che ormai da più di un decennio si susseguono sotto varie insegne politiche. La Linke andrà al governo solo se riuscirà a “cambiare il corso della politica” e a “rimettere in piedi lo stato sociale” smantellando le regole imposte dalla “maledetta Agenda 2010”, che furono approvate dalla coalizione Spd-Verdi di Schröder e che hanno liberalizzato il mercato del lavoro tedesco, rilanciando, secondo i sostenitori di questa riforma, l’economia del Paese.

Citando vari economisti, Wagenknecht ha dipinto un quadro socio-economico della Germania ben diverso dalla visione rosea che è solita dare la stampa tedesca e internazionale: un quinto dei tedeschi lavorerebbe in settori scarsamente retribuiti, un milione di pensionati rischierebbe la povertà e il quaranta per cento degli occupati guadagnerebbe di meno rispetto alla fine degli anni Novanta.
Sono molte le linee rosse uscite dal congresso della Linke che scoraggiano i naturali alleati della Spd e dei Verdi dal ragionare nell’ottica di una coalizione post-elettorale.

Reddito minimo e pensione minima garantita entrambi a 1.050 euro al mese e innalzamento del salario minimo da 8,84 euro all’ora a dodici euro: sono queste le proposte principali in materia di welfare, da finanziare mediante un innalzamento dell’imposizione fiscale sulle classi più ricche, con un’aliquota fiscale massima del 53 per cento per i redditi a partire dei 70.000 euro annui e una “tassa sui ricchi” del sessanta per cento sui redditi superiori a 260.000 euro e del 75 per cento per chi guadagna più di un milione di euro. I patrimoni superiori al milione di euro dovrebbero, poi, essere tassati del cinque per cento. Anche Spd e Verdi promettono, in linea di principio, un contributo maggiore da parte di chi ha un patrimonio più elevato, senza, però – diversamente dalla Linke – prevedere un onere aggiuntivo per i non-milionari. Bernd Riexinger, presidente della Linke, ha già messo in chiaro che il suo partito non entrerà in nessuna alleanza post-elettorale che non contempli una tassa patrimoniale.

Ma sono state le posizioni in politica estera che hanno fatto trasalire i potenziali alleati della Linke. Al congresso di Hannover, i delegati hanno deciso che il partito non si impegnerà in nessuna coalizione che preveda l’impegno dell’esercito tedesco in missioni all’estero. Una presa di posizione in aperto contrasto con quella della Spd, che sostiene le varie missioni che attualmente prevedono un coinvolgimento tedesco, in termini di formazione e consulenza (Afghanistan) o fornitura di armi e velivoli (Siria, Iraq e Mali).

Ci sono poi le proposte di abolire i servizi segreti e, soprattutto, l’atteggiamento ambivalente nei confronti della Russia di Putin, che sono stati percepiti da Verdi e Spd come vero e proprio fumo negli occhi. In tal senso, ad Hannover i delegati hanno rifiutato un emendamento che prevedeva la condanna dell’annessione della Crimea da parte della Russia e la guerra in Ucraina.

Le reazione di Verdi e Spd non si è fatta attendere. “Un fallimento totale”, così Cem Özdemir, candidato dei Verdi alla cancelleria in tandem con Katrin Göring-Eckardt, ha bocciato la politica estera della Linke uscita dal congresso di Hannover. Göring Eckardt ha rincarato la dose, denunciando l’occasione mancata per fare chiarezza su posizioni inaccettabili. “Insistere con l’uscita della Germania dalla NATO (tradizionale cavallo di battaglia della Linke, ndr) e mettere da parte ogni critica a Putin vuol dire rifarsi al vecchio modello di amicizia tra Germania e Unione Sovietica… È inaccettabile che, secondo la Linke, Putin possa andare avanti a fare quel che sta facendo in maniera indisturbata”.

Anche la Spd non sembra più realmente credere a una possibile coalizione post-elettorale con la Linke. Johannes Kahrs, portavoce del “Seeheimer Kreis”, che raggruppa l’ala destra dei socialdemocratici, sostiene che la Linke sarebbe divisa in due, con, da un lato, il riformista Dietmar Bartsch e i Länder della Germania dell’Est, dove il partito è già al governo ed è pronto a fare compromessi concreti, e Wagenknecht, il marito Lafontaine e i rappresentanti nei Länder nell’Ovest, con i quali non sarebbe possibile dialogare.

Con la Linke di Bartsch si potrebbe ancora giungere a un accordo, ma con l’altra metà del partito non si può governare. Lo hanno ribadito al loro congresso. Questo rende una coalizione rosso-rosso-verde quantomeno difficile, se non addirittura impossibile.

Bartsch e Wagenknecht, la coppia in corsa per la cancelleria, sono, in effetti, volto ed espressione delle due anime del partito, spesso in contraddizione tra di loro.

Wagenknecht, 47 anni, è stata a lungo portavoce della piattaforma comunista, gruppo interno alla Linke ancorato a posizioni comuniste, è spesso invitata nei talk-show ed è salita alla ribalta per la sua opposizione alla politica sui migranti di Angela Merkel, che le è valsa le critiche di potenziali alleati e dei giovani del partito. Il capogruppo della Spd al Bundestag, Thomas Oppermann, l’ha, infatti, accusata apertamente di populismo e l’ha paragonata a Donald Trump. “Sicuramente non è la nostra candidata alla cancelleria”, hanno, invece, tagliato corto i giovani del partito, che ad Hannover hanno disertato la sala quando Wagenknecht ha preso la parola. Non riescono a digerire che questa abbia affermato pubblicamente che “chi approfitta dell’accoglienza, perde diritto all’accoglienza”, avvicinandosi pericolosamente allo slogan “Fuori i criminali stranieri” dei partiti di estrema destra.

Il cinquantanovenne Bartsch, invece, è a capo dell’ala riformista del partito, dove si è imposto come uno dei principali sponsor di una coalizione con Spd e Verdi. È la speranza di tanti socialdemocratici, che vedono in lui un interlocutore pragmatico e pronto al compromesso. Bartsch non è solo. Altri pezzi da novanta del partito la pensano come lui, come i presidenti Katja Kipping e Bernd Riexinger, che non hanno dubbi sul fatto che il loro partito “sia pronto per andare al governo” o, ancora Gregor Gysi, ex capogruppo della Linke al Bundestag, il quale afferma che un governo federale rosso-rosso-verde sarebbe la realizzazione del “sogno di una vita”.

Tuttavia, è stata la linea di Wagenknecht a spuntarla al Congresso di Hannover: “Sono Verdi e Spd che devono fare uno sforzo, non la Linke”. Il suo discorso è stato accolto da sei minuti di applausi. Difficile immaginare che Verdi e Spd siano disposti a danzare al ritmo imposto dalla leader della Linke.

E così, anche a questa tornata elettorale, la sinistra tedesca sembra destinata a restare divisa, incapace di mettere in piedi un’alleanza progressista alternativa al regno di Angela Merkel.

Per la cancelliera, la strada verso il quarto mandato è tutta spianata.

Fonte: Forsa Institut, 21 giugno

Germania, Merkel ha gioco facile contro le “sinistre irreconciliabili” ultima modifica: 2017-06-22T14:42:23+00:00 da Matteo Angeli

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