Arcipicchia, sessant’anni

L’Associazione Ricreativa e Culturale Italiana (Arci), la principale associazione laica del Paese, festeggia il suo sessantesimo compleanno. E lo fa godendo ottima salute, avendo percorso, in molti casi da protagonista, per intero la vita sociale e culturale, e anche politica, d’Italia.
scritto da NUCCIO IOVENE

Da sessant’anni sempre aperti. Con questo slogan l’Arci, la principale associazione laica del Paese, ha deciso di festeggiare il suo sessantesimo compleanno. E lo fa godendo ottima salute, avendo percorso, in molti casi da protagonista, per intero la vita sociale e culturale, e anche politica, d’Italia. L’Associazione Ricreativa e Culturale Italiana nasce a Firenze il 26 maggio del 1957, ma il movimento che ne era alla base ha radici ancora più profonde e lontane.

L’Arci prima dell’Arci

Le Società di Mutuo Soccorso, le Case del Popolo, i Circoli Ricreativi, che già nell’ottocento si costituirono come espressione della nascita del movimento operaio, strumenti di difesa e solidarietà, luoghi di incontro e prima organizzazione, ne hanno rappresentato il nucleo fondativo e fondamentale. Al loro interno prendono vita e trovano storicamente sede le prime formazioni politiche della sinistra, l’organizzazione sindacale e quella cooperativa, ci si incontra e ci si organizza, si sta insieme nel poco tempo libero, si studia e ci si diverte, si promuovono le mille attività che animano le comunità locali nei paesi, nei quartieri, attorno ai luoghi di lavoro.

Il Fascismo non solo chiude con violenza e mette fuorilegge tutte queste realtà, ma impone per vent’anni le proprie organizzazioni di regime. Un gigantesco apparato statale, sotto il diretto controllo del governo , che sopravvivrà a lungo anche nella fase successiva alla Liberazione. È il caso dell’Opera Nazionale del Dopolavoro (Ond) fascista a cui, dopo il 1945, fu solamente cambiato il nome in Enal (Ente Nazionale Assistenza Lavoratori) trasferendovi tutte le attività e il patrimonio e lasciandone immutato lo statuto. Per un decennio socialisti e comunisti s’impegnarono nel tentativo, fallito, della “democratizzazione” dell’ente.

Il circolo Enal di Chieti, oggi Museo universitario

Sommerso dagli scandali e dai debiti, impermeabile ad una sua possibile riforma dal basso, permanentemente rimasto sotto il controllo democristiano, l’Enal sarà definitivamente sciolto solo nel 1978. Preso atto del fallimento di democratizzare l’Ente e presi di mira dal clima repressivo e intimidatorio dei governi dell’epoca e di Scelba in primo luogo, le Case del popolo, le Società di Mutuo Soccorso, i Circoli Ricreativi, con il sostegno e l’impegno diretto della Cgil, della Lega delle Cooperative, dell’Uisp (l’Unione Italiana Sport Popolare già nata nel 1948), dell’Api (Associazione Pionieri d’Italia), del Partito Socialista e del Partito Comunista decidono finalmente di dare vita a una associazione autonoma e unitaria a difesa e rappresentanza del loro movimento.

Il congresso costitutivo di Firenze elegge come presidente dell’associazione l’onorevole socialista Alberto Jacometti, di Novara, distintosi nella battaglia a tutela del movimento associativo e contro il controllo governativo dell’Enal, e Segretario dell’associazione Arrigo Diodati, partigiano comunista ligure, miracolosamente sopravvissuto ad un eccidio nazista, e già impegnato nell’Uisp.

I primi anni dell’Arci

Nei suoi primi anni di vita l’Arci deve affrontare non pochi ostacoli. La libertà d’associarsi sancita dalla Costituzione all’articolo 18 è lontana dall’essere effettiva e lo scontro nel Paese è cruento, valga per tutti il ricordo del governo Tambroni. L’Enal vede l’Arci come fumo negli occhi e fa di tutto per evitare che i circoli vi aderiscano, il governo impiegherà un decennio (lo farà nel 1967) prima di riconoscerne il carattere assistenziale e consentirne quindi la piena operatività.

Intanto l’associazione lavorerà al suo radicamento, prevalentemente nelle regioni del centro nord, dove è più forte la tradizione e la presenza dell’attività dei Circoli, delle Case del Popolo e delle Società di Mutuo Soccorso. L’associazione s’impegna nell’apertura a molteplici attività culturali, mette in piedi una propria cineteca e distribuisce film di qualità, incontra e mette insieme esponenti diversi del mondo della cultura, avverte per prima l’importanza dell’avvento della televisione e lancia un referendum (cioè una sorta di petizione perché il referendum previsto dalla Costituzione avrà una sua legge attuativa solo nel 1970) per sottrarre la Rai dal controllo del governo e garantirne il pluralismo.

Saranno interlocutori dell’Arci in quegli anni e in questa battaglia tra gli altri personalità come Ferruccio Parri ed Ernesto Rossi, Arrigo Benedetti e Paolo Grassi, Alberto Moravia e Leonida Repaci, Roberto Rossellini e Cesare Zavattini.

Dal 1968 agli anni del “riflusso”

Il ’68 trova l’Arci tutt’altro che impreparata. Essa diventa anzi parte attiva del fermento politico e culturale che investirà e trasformerà il Paese. Con Dario Fo e la compagnia Nuova Scena si metterà in piedi un circuito teatrale senza precedenti che girerà l’Italia in lungo e largo portando il teatro (e spettacoli come Mistero Buffo o L’operaio conosce 300 parole il padrone 1000, per questo è il padrone) in molti posti fino ad allora impensabili. L’associazione realizza anche in quegli anni un giornale murale (un’unica striscia lunga più di quattro metri e alta trenta centimetri, da affiggere oltre che sfogliare affidata a Giancarlo Moscara).

Dario Fo nel “Mistero buffo”

Il primo numero dell’ottobre 1969 ha significativamente come titolo/slogan: Tempo libero, tempo di rivoluzione. L’associazione s’impegnerà nel referendum sul divorzio, nelle mobilitazioni contro la guerra in Vietnam e il colpo di Stato in Cile. Nel frattempo Arrigo Morandi, comunista modenese e già presidente nazionale dell’Uisp, diventa nel 1971 presidente dell’Arci e si produce prima la fusione Arci-Uisp (nel 1973) e poi l’unificazione nel 1976 tra le due associazioni. Intanto sono già nate l’Arci Caccia (che rompe così il monopolio di rappresentanza dei cacciatori della Federcaccia) e l’Arci Pesca.

I Cento Fiori dell’Arci

Gli anni di piombo, quelli del terrorismo, e quelli della strategia della tensione producono effetti negativi sulla socialità e successivamente anche sull’impegno politico, tanto da imporsi come gli anni del riflusso, della rinchiusura nel privato. L’Arci, ancora una volta in anticipo sui tempi, per prima ritorna in piazza con grandi concerti (Patty Smith a Firenze, la lunga tournee di Dalla e De Gregori), e rilancia una feconda stagione di crescita associativa.

A presidente dell’associazione sarà eletto nel 1979 il giovane comunista fiorentino, trentenne, Enrico Menduni e a vice presidente il giovane socialista sardo, anch’egli trentenne, Beppe Attene. I cento fiori dell’Arci vedranno la costituzione e la nascita di Legambiente e ArciGay, ArciGola (che diventerà SlowFood) e Arci Ragazzi, ArciDonna e ArciKids. E ancora i corsi di fotografia, quelli di informatica (sui mitici commodore 64), i primi embrioni di organizzazione dell’emittenza libera e democratica con la Leid, tutti riuniti in ArciMedia, la ong dell’ Arci(Arcs), la Lila (la lega italiana di lotta all’aids) e Ora d’Aria, l’associazione che si occupa di diritti dei detenuti.

Precorrendo i tempi e imponendo anche alla politica temi nuovi e inimmaginabili per quegli anni l’Arci si conferma organizzazione di frontiera tra la sinistra e la sua storia e il fermento che anima la società. E sarà sempre l’associazione in occasione del terribile terremoto dell’Irpinia del 1980 (come già era avvenuto per l’alluvione di Firenze nel 1966) a farsi promotrice e coordinatrice di una grande attività di aiuto e volontariato alle popolazioni colpite dal sisma (da cui poi nascerà la Prociv).

L’Arci diventa però un gigante fragile, la sua stessa impetuosa crescita ne mette in difficoltà l’esistenza. È complicato far convivere in un’unica struttura organizzativa registri associativi e storie così diverse, le poche risorse disponibili rimangono comunque sempre scarse. Inoltre i rapporti a sinistra si fanno sempre più complicati, i socialisti sono al governo con Craxi e la rottura con i comunisti è ormai profonda.

La confederazione Arci e i semi di una nuova stagione

A gestire la difficile fase di passaggio saranno Rino Serri, senatore di Reggio Emilia, sperimentato dirigente comunista, eletto presidente nel 1983 e Mimmo Pinto, vicepresidente, esponente socialista, ma prima ancora leader del movimento disoccupati organizzati di Napoli, parlamentare di Lotta Continua e poi del Partito Radicale. La corsa al riarmo e l’annuncio di nuovi e più potenti missili nucleari da installare in Europa, e anche in Italia, danno il via ad un nuovo movimento per la pace di cui anche l’Arci sarà partecipe, contribuendo alla nascita dell’Associazione per la Pace e al rilancio della marcia Perugia Assisi voluta da Aldo Capitini.

Yasser Arafat con Renzo Maffei, lo storico dirigente e attivista dell’Arci noto per il suo lavoro e la sua opera in Medio Oriente

L’Arci ospiterà Arafat in visita in Italia anche grazie al successo della prima grande campagna di adozioni a distanza “Salaam ragazzi dell’ulivo” promossa dall’associazione insieme ad arciragazzi ed agesci. E sarà anche nel comitato promotore dei referendum su caccia e pesticidi lavorando a quell’accordo con Legambiente e Arcicaccia che sarà alla base di una nuova e più equilibrata legge sull’attività venatoria. Le associazioni, sia quelle più antiche come l’Uisp che quelle più recenti come Legambiente, rivendicano intanto autonomia organizzativa e finanziaria e l’Arci, non senza difficoltà e tensioni, da grande associazione unitaria si trasformerà in una confederazione di associazioni.

Tutto il patrimonio circolistico e le attività culturali dell’associazione confluiscono allora in ArciNova. Nel frattempo le mobilitazioni per la pace e l’impegno per un nuovo e più avanzato riconoscimento legislativo vedranno collaborare sempre più da vicino Arci e Acli. Attorno a loro si proveranno a raccogliere nella convenzione dell’Associazionismo di Verona tutte le principali realtà del volontariato e dell’associazionismo del Paese. Siamo agli albori del fenomeno migratorio in Italia e l’associazione, anticipando ancora una volta quanto diventerà mainstream, dopo aver dato vita al Cism-Arci si fa promotrice della prima grande manifestazione nazionale antirazzista a Roma che si terrà il 7 ottobre 1989.

L’Arci e la fase costituente del terzo settore

La nuova fase dell’Arci confederale viene affidata a Giampiero Rasimelli, giovane comunista umbro e animatore del movimento per la pace, eletto presidente nel 1989 e ad Antonio Guidi, sindacalista socialista della Cgil responsabile del dipartimento Handicap, che ne diventerà segretario.

Il crollo del muro di Berlino e la fine del Pci, mani pulite e la scomparsa dei partiti della cosiddetta prima repubblica, la strategia stragista della mafia investiranno in pieno l’Arci che comunque resisterà all’impatto con la storia e sarà in grado di rilanciare il proprio ruolo. I campi di Arci Solidarietà nel casertano e nel foggiano per dare assistenza e rifugio agli immigrati, le iniziative con i familiari delle vittime di Ustica, la mobilitazione contro la prima guerra all’Iraq, e quella straordinaria al momento della guerra in Bosnia che durerà anni e segnerà una presenza diffusa dell’Arci in tutta la ex Jugoslavia, Time for Peace a Gerusalemme, la prima marcia antimafia (la Perugia Assisi si trasferisce al sud) nell’ottobre 1991 da Reggio Calabria ad Archi dopo la guerra tra cosche che fece più di 700 vittime e i primi semi di quella che sarà poi Libera, dopo Falcone e Borsellino.

Intanto la collaborazione tra le realtà del terzo settore cresce, si dà vita alla prima manifestazione nazionale “La solidarietà non è un lusso” da cui nascerà il Forum del Terzo Settore e verrà avanti una legislazione di riconoscimento e sostegno. Al Forum si accompagneranno la nascita di Banca Etica, di Fairtrade (il marchio di garanzia del commercio equo), di Libera appunto. L’Arci sarà sempre in prima fila e animatrice principale di questi processi.

Dalla confederazione alla federazione. L’Arci Nuova Associazione. Le nuove sfide

Il nuovo protagonismo dell’Arci nei movimenti e su terreni sempre più inesplorati richiede una forma associativa più solida e radicata. Si decide di far confluire tutte le attività, quelle più antiche e quelle più recenti in un’unica grande associazione Arci federata con tutte le altre che nel frattempo si erano costituite e autonomizzate. Il passaggio sarà guidato da Tom Benetollo, veneto, arrivato all’Arci ai tempi di Serri e da allora animatore di tutte le iniziative internazionali dell’associazione.

Sarà eletto presidente nel 1997 e vi rimarrà fino al 2004 quando, improvvisamente, a seguito di un malore ci lascerà. Sotto la sua presidenza l’Arci sarà protagonista dei Forum Sociali Mondiali, della mobilitazione di Genova per il G8 del 2001, e poi del Forum europeo di Firenze. Dall’immigrazione e dall’antirazzismo alla pace non ci sarà movimento in cui l’Arci non sarà protagonista e crocevia fondamentale.

Alla scomparsa di Tom sarà eletto presidente e ne raccoglierà l’eredità Paolo Beni, che era presidente dell’Arci di Firenze, uno dei più grandi comitati dell’associazione. L’Arci sarà nel comitato promotore del referendum sull’acqua pubblica e nella campagna a tutela dei beni comuni. Eletto parlamentare nel 2013 nelle fila del Pd lascerà, un anno dopo, la presidenza dell’associazione.

Al congresso del 2014 sarà eletta per la prima volta presidente una donna, Francesca Chiavacci, anche lei già presidente dell’Arci di Firenze e con un’esperienza, da giovanissima, di parlamentare del PdS, e vice presidente Filippo Miraglia, da sempre impegnato sui temi dell’immigrazione. Con loro l’Arci affronta la battaglia a difesa della Costituzione, schierandosi da subito con Anpi e Cgil, per il no al referendum e conducendo sui temi della cittadinanza ai figli degli immigrati, dell’accoglienza tramite la rete sprar, e del contrasto alle normative sempre più punitive in materia una azione in prima linea.

A rileggerne la storia, seppur sommaria, di questi sessant’anni viene alla mente la frase conclusiva di una lettera che Tom Benetollo scrisse proprio poco prima di morire. Non c’è dubbio che l’Arci abbia sempre scelto di “sentirsi dalla parte buona della vita”. Buon compleanno all’Arci, allora, e lunga vita.

il manifesto

Arcipicchia, sessant’anni ultima modifica: 2017-06-23T18:08:44+02:00 da NUCCIO IOVENE

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