Ius soli. Il Pd tiene duro, nonostante la sconfitta. E la sinistra critica?

La riforma è in dirittura d'arrivo al senato, col governo deciso a farla passare. La sinistra e i critici di Renzi tacciono
scritto da GUIDO MOLTEDO

Paolo Gentiloni è deciso a condurre in porto, al più presto, lo ius soli, fosse pure necessario – come sembra probabile – porre la fiducia al senato, la prossima settimana, anche a costo di riattizzare la gazzarra dai banchi della Lega e del Movimento 5 stelle, come è avvenuto nei giorni scorsi, col risultato di impedirne l’esame in aula.

La determinazione del presidente del consiglio è particolarmente encomiabile. Coraggiosa. Lo è soprattutto alla luce dei risultati delle amministrative di domenica scorsa, nelle quali la pessima performance della forza principale che lo sorregge in parlamento, il Partito democratico, è messa in collegamento diretto proprio con il tema dello ius soli, su cui ha costruito la sua campagna elettorale la destra, altro che destra moderata del resuscitato Silvio. Una questione, per giunta, impropriamente quanto abilmente posta in connessione con quella più generale dell’immigrazione e con le criticità ad essa incredibilmente attribuite – sicurezza e disoccupazione – nella narrazione che ormai domina senza argini nella propaganda e praticamente in tutti i media.

Gentiloni ha il sostegno del vertice del suo partito.

Non si cambiano le proprie idee in base ai sondaggi – ha detto a OreNove il segretario Matteo Renzi – e non si rimettano in discussione le battaglie che abbiamo fatto: quella sullo ius soli non si può mettere in discussione. Non possiamo cadere così in basso da dire che a un bambino che è nato e ha studiato qui che non deve avere la cittadinanza o deve aspettare 18 anni.

Nessun calcolo elettorale giustifica il rinvio dello ius soli. I diritti non si barattano con le convenienze. Rimettiamoci subito al lavoro,

ha dichiarato Matteo Orfini, presidente del Pd (va ricordato che Orfini aveva anche portato la solidarietà e vicinanza sua e del Pd ai manifestanti per lo ius soli in piazza).

Matteo Orfini al Pantheon con i manifestanti per lo ius soli. A destra, nella foto, Livia Turco

Obama, rispetto al percorso di accesso alla cittadinanza americana per gli oltre undici milioni di residenti senza permesso, anche a ridosso di elezioni di medio termine e delle ultime presidenziali, ne ha fatto una delle sue bandiere. Al tempo stesso è stato attento a tenere distinta la questione da quella dei nuovi arrivi di immigrati senza visto, mantenendo anche una linea ferma di espulsioni, anche se criticato da sinistra. Trump, come si sa, ha fatto e sta facendo l’opposto, e milioni di americani, anche residenti da anni, perfino da decenni, senza permesso di soggiorno, vivono nel panico permanente, sapendo di poter essere cacciati via a ogni istante. Anche i loro figli, anche i bambini.

Come vorrebbero che avvenisse in Italia Salvini e Grillo, sostenuto in questo dai media, compreso Il Fatto quotidiano.

O Obama o Trump. Non c’è niente altro in mezzo. Sinistra o destra. Qui sì, il discrimine è evidente. Per questo, sostenere la legge, non basta farlo timidamente o solo in risposta alla campagna xenofoba della destra, ma rivendicandone in pieno e fino in fondo il valore di conquista di civiltà che cambia molto positivamente il volto dell’Italia.

In Italia c’è la destra che cavalca continuamente il tema, e ha conquistato così anche roccaforti della sinistra. Dall’altra parte, ci sono Gentiloni e Renzi, c’è la chiesa cattolica, non tutta, ci sono intellettuali, come i filosofi che hanno firmato un appello, le organizzazioni dei nuovi italiani che chiedono finalmente di diventare italiani come tutti gli altri.

In mezzo c’è la rimozione. L’assenza.

Com’è possibile che l’arcipelago di personalità, forze e aggregazioni che contestano Renzi non s’impegnino, non solo per il passaggio parlamentare della legge, ma perché questa riforma sia fortemente rivendicata come una riforma della sinistra, di una sinistra che non ha paura del becerume fascistoide di chi specula su questo difficile, eppure assai promettente, passaggio che vive il nostro paese?

Prodi non ne parla, neppure Veltroni, neppure Franceschini, neppure D’Alema. Né Bersani e Orlando che pure hanno vissuto l’umiliazione di vedere espugnate le loro città da esponenti della destra che odia gli immigrati.

Tutti preferiscono la comoda abitudine di discettare di scenari politicisti, tutta tattica, tutto posizionamento e manovre, con l’unica ossessione evidente di tornare a contare mettendo a cuccia Renzi, anzi meglio ancora se toglie il disturbo. A sinistra, pure peggio. Zero.

Così, quando e se passerà, la legge dello ius soli, resteranno nella storia i nomi dei killer e dei loro complici che hanno tentato invano di affossarla, ma saranno soprattutto ricordati quelli di Paolo Gentiloni, che ha voluto con forza e senza tentennamenti una legge che egli stesso ha definito “una legge di civiltà”, e di Matteo Renzi, che a dispetto di una sonora sconfitta, non ha mollato la presa.

Ius soli. Il Pd tiene duro, nonostante la sconfitta. E la sinistra critica? ultima modifica: 2017-06-28T16:33:57+00:00 da GUIDO MOLTEDO

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