Venezuela nella spirale della guerra civile

Stanno saltando in queste ore tutte le mediazioni possibili. Primo effetto dell’era Trump. Le Nazioni Unite sono di fatto silenti. L’Organizzazione degli Stati americani sta dalla parte dell’opposizione venezuelana in ossequio alla nuova dottrina della Casa bianca. Gli altri paesi latinoamericani – salvo poche eccezioni, con in testa Cuba – preferiscono tacere. Solo Papa Francesco ha cercato in tutti in modi nelle settimane scorse di tenere aperto il dialogo tra le parti in conflitto, ma ora il Vaticano non sa più che cosa fare.
scritto da ALDO GARZIA

In Venezuela la situazione potrebbe precipitare rapidamente verso una cruenta guerra civile. A tentare il golpe è la destra più estrema che martedì scorso ha cercato di forzare la situazione usando un elicottero per lanciare bombe sulla Corte suprema, rea di rispettare il governo legittimamente in carica ancora per un anno e democraticamente eletto di Nicolás Maduro.

Stanno saltando in queste ore tutte le mediazioni possibili. Primo effetto dell’era Trump. Le Nazioni Unite sono di fatto silenti. L’Organizzazione degli Stati americani sta dalla parte dell’opposizione venezuelana in ossequio alla nuova dottrina della Casa bianca. Gli altri paesi latinoamericani – salvo poche eccezioni, con in testa Cuba – preferiscono tacere. Solo Papa Francesco ha cercato in tutti in modi nelle settimane scorse di tenere aperto il dialogo tra le parti in conflitto, ma ora il Vaticano non sa più che cosa fare.

Sostenitori del governo

Mesi di mobilitazioni di massa dell’opposizione hanno seminato decine di morti da una parte e dall’altra portando la tensione al climax. A rendere drammatica la situazione ci pensa anche la situazione economica: inflazione oltre il cinquecento per cento penuria dei beni alimentari e di prima necessità, crisi del prezzo del petrolio – l’oro di Caracas – sul mercato internazionale.

Oppositori del governo

La destra punta alla spallata finale. Non avendo ottenuto le dimissioni di Maduro ed elezioni anticipate, ora lancia l’appello alla sollevazione popolare e militare contro la “rivoluzione bolivariana” avviata democraticamente, con ripetute elezioni come fece Salvador Allende in Cile, da Hugo Chávez diciotto anni fa. L’esercito e la polizia non danno finora fortunatamente segni di cedimento alle lusinghe di chi cerca lo scontro risolutivo e sanguinario.

Il governo di Caracas intanto barcolla, insistendo da parte sua nel volere tenere la scadenza del prossimo 30 luglio per l’elezione a suffragio universale di una Assemblea costituente che avrebbe l’obiettivo di riportare la politica al centro tra le parti in conflitto. Gran parte dell’opposizione potrebbe boicottare l’appuntamento.

Maduro ha intanto lanciato l’avvertimento che aggiunge benzina sul fuoco: “Se sarà necessario e non potessimo difenderla con i voti, difenderemo la rivoluzione bolivariana con le armi”. Con le componenti più estreme dell’opposizione la mano tesa appare impossibile.

Nicolás Maduro

Eventuali elezioni anticipate sono considerate da Maduro un cedimento. Qualora la situazione dovesse degenerare in uno scontro armato, il segnale sarebbe micidiale per l’intera America latina: si tornerebbe all’era dei golpe. Con ripercussioni imprevedibili in altri paesi, a iniziare dal Brasile dove la crisi istituzionale sta mettendo alla sbarra per corruzione il presidente Michel Temer, dopo la destituzione di Dilma Roussef con impeachment molto simile a un colpo di stato.

Opposizione e Stati Uniti di Trump fanno il loro tradizionale mestiere. Se si è giunti tuttavia a questo punto lo si deve pure all’indebolimento che via via ha avvolto l’esperimento politico bolivariano. Con la morte di Chávez nel 2013, la situazione si è complicata. Maduro è stato eletto presidente nell’aprile di quell’anno battendo per un soffio il rivale Henrique Capriles: 50,66 per cento contro 49,07 per cento.

Óscar Pérez, il poliziotto-attore autore dell’attacco alla sede della Corte suprema

Nel 2015 ci sono poi state le elezioni per il rinnovo del parlamento con il prevalere delle opposizioni, rendendo ancora più difficile l’azione di presidente e governo. Crisi economica e instabilità politica si sono via via intrecciate evidenziando i limiti delle nazionalizzazioni eccessive e burocratiche che hanno accentuato le difficoltà. I buoni risultati della politica chavista sono stati oscurati progressivamente.

A Caracas non si è riusciti a costruire alternative al “capitalismo estrattivo” (petrolio, gas) e a inventare nuove forme di effettiva partecipazione democratica. Sono nel frattempo venuti al pettine i tradizionali problemi di altre realtà dell’America latina: debolezza dei partiti e della democrazia, composizione sociale non strutturata, nuova classe media non rappresentata, destra sempre in agguato che gioca sulle promesse facili, economia dipendente dall’esterno e dagli Stati Uniti, populismi di destra e di sinistra.

Come andrà a finire?

Venezuela nella spirale della guerra civile ultima modifica: 2017-06-29T12:05:14+00:00 da ALDO GARZIA

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE:

Lascia un commento