#ConferenceonCyprus, un fiasco. Che ha un nome: Espen Barth Eide

Nell'ormai lunga lista di tentativi falliti di riunificare l'isola, per la prima volta il fallimento porta un nome e un cognome. L’artefice è l'ex ministro degli esteri norvegese, disgraziatamente scelto da Ban Ki-moon nel 2014 come suo inviato speciale.
DIMITRI DELIOLANES
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Nella lunga lista di tentativi falliti di riunificare Cipro, per la prima volta il fallimento porta un nome e un cognome. L’artefice del fiasco non è altri che Espen Barth Eide, ex ministro degli esteri norvegese, disgraziatamente scelto da Ban Ki-moon nel 2014 come suo inviato speciale nell’isola, che da molti decenni subisce l’occupazione militare turca del suo territorio.

Si direbbe che di Cipro Eide abbia capito due aspetti. Il primo era che una potenza regionale, con il secondo esercito più forte della NATO, si scontrava con una Repubblica di 700 mila abitanti, praticamente senza difese. Il secondo era che la sua missione a Cipro doveva terminare con un successo, in modo che l’allegro inviato speciale potesse rientrare trionfalmente nella scena politica norvegese.

Ambedue queste convinzioni di Eide si sono dimostrate fallaci. La sua astuta scelta di schierarsi subito dalla parte del più forte ha provocato la reazione perfino del segretario generale dell’ONU António Guterres. E l’ex inviato speciale tornerà dopo l’estate a Oslo con la coda tra le gambe, portando nella valigia un fallimento diplomatico e personale.
Secondo Eide per risolvere il problema, bisognava convocare in Svizzera tutte le parti in causa. Si era, così, lontani dalle pressioni dell’opinione pubblica cipriota e più vicini alle sensibilità occidentali, ansiose di chiudere in qualsiasi modo questo pericoloso focolaio di tensione.

Espen Barth Eide con António Guterres

La prima riunione si è svolta a novembre a Mont Pèlerin. Vi hanno preso parte il presidente della Repubblica di Cipro Nicos Anastasiades, il leader della comunità turco-cipriota (minoritaria con il diciotto per cento) Mustafa Akıncı e i rappresentanti delle tre “potenze garanti” dell’indipendenza di Cipro: Grecia, Turchia e Gran Bretagna.

Già la prima conferenza si è conclusa con un fallimento, quando la delegazione turca ha improvvisamente annunciato la sua partenza. Il governo turco si era rifiutato di ritirare le sue truppe dalla parte settentrionale dell’isola e respingeva la proposta di Atene e (più timidamente) di Londra di abolire le “anacronistiche garanzie”. Chiedeva però che, nel caso di riunificazione dell’isola su base federale, le libertà europee di movimento e di residenza fossero emendate. E che i cittadini turchi potessero entrare nell’isola senza bisogno di visto.

Anastasiades era già stato criticato per la sua partecipazione a Mont Pèlerin. Eide infatti, per assecondare i turchi che non riconoscono la Repubblica di Cipro, aveva rivolto l’invito ad Anastasiades solo con la sua qualifica di rappresentante della comunità greco- cipriota (maggioritaria con l’82 per cento).

Anche alla seconda conferenza a Mont Pèlerin a gennaio, a livello di “tecnocrati”, il buon norvegese ha ignorato la Repubblica di Cipro. Il presidente cipriota aveva giustificato la sua partecipazione con la necessità di mostrare “buona volontà” e “spirito di collaborazione” con gli sforzi dell’inviato ONU. Per i ciprioti, però, si è trattato di un grave sgarbo: il riconoscimento internazionale del loro stato, insieme all’adesione all’Unione Europea, sono ritenuti punti fondamentali per garantirsi un minimo di sicurezza rispetto all’aggressivo vicino anatolico.

Una riunione ristretta informale nella Conferenza su Cipro

Dopo il secondo fiasco però, i margini di mediazione di Eide si sono ristretti drammaticamente. Ankara era assolutamente intransigente nelle sue richieste. Così, il buon norvegese, senza alcun mandato da parte del segretario generale e senza informare le parti, si è messo a visitare Bruxelles e le più importanti capitali europee. Oggetto di discussione, la possibilità che l’UE possa sospendere le regole comunitarie nell’eventuale futuro “stato federale turco-cipriota” e permettere all’eventuale futura Cipro riunificata di accogliere cittadini turchi senza visto. Nella mente dell’inviato ONU, se si riusciva a soddisfare queste richieste di Ankara, si sarebbe aperta la strada verso il ritiro o almeno la riduzione della presenza militare sull’isola.

Si trattava evidentemente di decisioni capaci di dare il colpo fatale a un’Unione già in grave crisi, discusse con incredibile leggerezza da un cittadino non comunitario. In breve, Eide ha visto affrontare i suoi approcci con grande freddezza.

Una volta scoperta l’attività sotterranea del norvegese, il ministro degli esteri greco Nikos Kotzias ha chiesto apertamente a Guterres di sostituirlo. Il segretario generale ha evitato di togliere il mandato all’inviato speciale pochi mesi prima della scadenza. Ma era evidente che Eide aveva oramai in mani ben poche carte da giocare.

La conferenza a Crans Montana

È così che si arrivati al suo ultimo tentativo, il vertice di Crans Montana dal 28 giugno all’8 luglio. Il norvegese aveva presentato un documento sulle presunte “convergenze” tra le due parti, che fin dal primo giorno Guterres ha pensato bene di cestinare pubblicamente. Si parlava di una road map per il ritiro delle truppe, mantenendo il regime di garanzia. Anastasiades, che subiva enormi pressioni da Londra e Washington, lo ha rifiutato. Al suo posto, ha fatto concessioni alla parte turco- cipriota sul futuro governo di Cipro federale, proponendo l’alternanza tra greci e turchi alla presidenza dell’isola. Ma non è stato sufficiente. Per il ministro degli esteri turco Mevlüt Çavuşoğlu, nessuna riunificazione dell’isola era possibile senza la presenza dei militari turchi. E se l’ONU insisteva nel trattare questo aspetto, la Turchia minacciava di ritirarsi per sempre dai negoziati.

Due ultime note. A Crans Montana il leader turco-cipriota Mustafa Akıncı ha aperto bocca solo su richiesta di Ankara e unicamente per sostenere le richieste turche. Triste fine di un politico cipriota eletto dalla sua comunità sotto la bandiera del dialogo e della convivenza. Alla conferenza, inoltre, era presente, come osservatore, Federica Mogherini, in rappresentanza dell’Unione Europea. Anche la Mogherini è stata colpita da mutismo, come se Cipro non fosse un paese membro. Si è persa un’altra occasione per dimostrare che l’Europa è ancora viva.

#ConferenceonCyprus, un fiasco. Che ha un nome: Espen Barth Eide ultima modifica: 2017-07-11T20:37:45+02:00 da DIMITRI DELIOLANES

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