Salto di Quirra, una storiaccia di bombe

Dal 1986 al 2008, con la copertura del Ministero della difesa, c’è stato un via vai dalla Sicilia alla Sardegna di eccezionali, pericolosissimi carichi di materiali di guerra. Oggi la verità emerge. Grazie alle indagini della commissione parlamentare d’inchiesta sull’uranio impoverito.
scritto da GIORGIO FRASCA POLARA

Questa storiaccia (andata avanti per più di vent’anni, dal 1986 al 2008) non doveva e non poteva esser nota: segreto di Stato, copertura assoluta del ministero della difesa. Per fortuna ora è emersa, in tutta la sua gravità e quasi casualmente, da un’indagine che va conducendo la Commissione parlamentare d’inchiesta sull’uranio impoverito. I poteri della commissione – simili a quelli dell’autorità giudiziaria – son tali che, appena ha richiesto il report di viaggio dell’aeronautica militare, zàcchete, è saltato fuori che per anni, anzi per decenni, c’è stato un via vai dalla Sicilia alla Sardegna di eccezionali, pericolosissimi carichi di materiali di guerra. Lo scopo dei viaggi? Trasferire, in assoluto segreto, questi materiali all’area militare sarda di Quirra e farli brillare in santa pace senza occhi indiscreti.

Residui di materiale bellico a Salto di Quirra

La Sardegna, insomma, come “discarica di Stato”. E sfruttando il vasto poligono sperimentale di addestramento di Salto di Quirra: per decenni si è creduto che fossero là in corso “sperimentazioni” militari. Niente vero o, almeno, accanto ad esse una miriade di potentissime esplosioni erano dovute alla sistematica distruzione di materiali obsoleti o scomodi conservati evidentemente dai tempi della Guerra Fredda. Il poligono è da tempo al centro di un’inchiesta del procuratore di Lanusei, Domenico Fiordalisi, legata alla cosiddetta “sindrome di Quirra”: una serie di morti sospette e di casi di tumore di militari e pastori, nonché malformazioni di animali allevati nella zona seguiti dal ritrovamento di cassette di uranio nella vastissima area del poligono.

Torniamo all’inizio dell’operazione. Il 25 maggio di quell’ormai lontano 1986 il Ministero della difesa decide e dispone il trasferimento dal 115° deposito sussidiario di Vizzini (Catania) appunto alla Sardegna di un primo, enorme carico di materiale bellico. Secondo il primo report di viaggio dell’Aeronautica militare, la prima spedizione comprendeva:

89.065 chilogrammi di bombe potenti e attive anche da 1.000 libbre, 1.141 colli esplosivi, 15 carri con 500 quintali di esplosivo.

Dalla relazione legata all’ispezione tecnica nel 115° deposito di Vizzini si evince non solo il quantitativo e la tipologia dei materiali da smaltire (con supremo sprezzo, oltretutto, della tutela dell’ambiente) ma anche la necessità, l’urgenza e la ferrea segretezza di liberarsi comunque dei

materiali destinati alla distruzione in quanto pericolosi. Ragioni di riservatezza ne sconsigliano l’alienazione con metodologie diverse che non siano il brillamento in ambito forze armate.

Ed ecco allora che una serie di dispacci e fonogrammi ora desecretati indicano con minuziosa precisione il tragitto compiuto dalla Sicilia al poligono di Quirra: da Vizzini in treno merci sino a Messina, quindi carico trasferito su una nave appoggio dell’esercito, risalita del Tirreno sino a Livorno, poi sempre in nave a Olbia e Serrenti dove sono state avviate le operazioni di trasporto e smaltimento al poligono. Dai fonogrammi emergono anche un paio di dettagli significativi: le incalzanti sollecitazioni dei vertici militari e ministeriali per affrettare le operazioni, le enormi scorte aeronavali per assicurare la protezione e la riservatezza (?) dei trasporti che sono continuati sino al 2008. Insomma altro che esercitazioni, a Quirra: piuttosto per anni e decenni l’attività se non predominante certo parallela è stata lo smaltimento – fuori legge, e senza alcun rispetto per l’ambiente e la salute dei militari e delle popolazioni – di armi devastanti.

I resti di un carro armato

Vi chiederete: chi paga per questa pluridecennale storiaccia? Il fatto che le operazioni siano andate avanti sino a ieri (2008) significa che una parte almeno delle operazioni non è prescritta.

I ministri della difesa che si sono alternati alla guida del dicastero in questi vent’anni e più? Sono esattamente quindici, e la gran parte è deceduta (a quel dicastero, alla fine del secolo è andato anche l’unico militare fatto ministro alla difesa, il generale di corpo d’armata Domenico Corcione). I vertici militari? Qui si registra solo un dato di fatto: il poligono è retto da un generale di brigata aerea dell’Aeronautica militare, posto alle dirette dipendenze del comandante della prima divisione – Centro sperimentale di volo del comando logistico. Il poligono comprende la base, il poligono a terra di Perdasdefogu e il distaccamento dell’aeronautica di Capo San Lorenzo con il dipendente poligono a mare.

Salto di Quirra, una storiaccia di bombe ultima modifica: 2017-07-27T12:12:39+00:00 da GIORGIO FRASCA POLARA

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