Lo ius soli tra Italia, Europa e Mondo

scritto da FRANCESCO D'ONOFRIO

È del tutto auspicabile che la legge recante la disciplina dello “ius soli” venga definitivamente approvata al più presto e comunque (come ha detto il Presidente Grasso) entro la legislatura, pur sapendo che è probabile che la legge medesima sia sottoposta a referendum popolare qualora ne ricorrano le condizioni.

Occorre infatti aver sempre presente il fatto che si tratta di una radicale innovazione legislativa che per il tema affrontato e per il tempo in cui esso viene disciplinato costituisce una innovazione persino più incisiva delle più volte richiamate riforme introduttive del divorzio e dell’aborto

Solo che si rivolga il pensiero a tempi anche molto lontani, infatti, rileviamo che sulla costruzione della cittadinanza si sono spesso combattute vicende culturali e politiche di straordinario rilievo.

Non può sorprendere pertanto che anche in questa circostanza si stia svolgendo in Parlamento un dibattito acuto anche se troppo spesso condizionato dall’imminenza di elezioni politiche.

Ed è proprio questa imminenza di elezioni politiche che in qualche modo offusca per un verso ed esalta per altro verso la portata complessiva dell’innovazione legislativa in atto.

La offusca perché finisce col non fare emergere la radicale novità per così dire extratemporale della novità medesima; ma allo stesso tempo la esalta proprio in riferimento al contesto politico entro il quale la novità legislativa prende corpo.

Siamo infatti in presenza del passaggio radicale dallo “ius sanguinis” allo “ius soli”.

E non vi è chi non veda la radicalmente nuova disciplina dell’istituto della cittadinanza anche se qualche temperamento dell’originario “ius sanguinis” era stato introdotto all’inizio degli anni Novanta.

Una svolta radicale, dunque, è quella introdotta dalla nuova legge. Una svolta che non interpella soltanto un modo di acquisizione quasi esclusivamente burocratico della cittadinanza, ma – più precisamente – una vera e propria rivoluzione.

Una rivoluzione che attiene alle strutture profonde della nostra società, dalla famiglia alle più varie formazioni sociali, economiche non meno che politiche.

Qualora si consideri in particolare la grande varietà che proprio la tormentata storia nazionale unitaria offre alla nostra valutazione possiamo rilevare la profondità dell’innovazione legislativa in esame.

Questa innovazione, peraltro, non comporta la sostituzione di uno ius all’altro, ma, significativamente, l’introduzione di un modo nuovo di conseguimento delle cittadinanza: il territorio o anche una discendenza non più caratterizzata dal sangue dei genitori o del genitore.

Fin qui si è considerata l’innovazione legislativa in riferimento all’Italia perché si tratta pur sempre di una specifica ed essenziale competenza legislativa nazionale.

Ma la nuova disciplina interviene in una fase storica segnata, da un lato, dal lungo e articolato processo di integrazione europea e, dall’altro, dal complesso processo di globalizzazione.

L’uno e l’altro, infatti, conferiscono alla nuova disciplina della cittadinanza una valenza e un significato che vanno molto al di là degli aspetti strettamente nazionali italiani della disciplina medesima.

L’intreccio tra vicende nazionali e comportamenti europei, infatti, tocca ormai aspetti sempre più rilevanti dei diritti sociali, di quelli economici e quindi delle stesse questioni politiche sempre più intrecciate tra singoli Paesi e istituzioni europee (dal Parlamento europeo alla Commissione europea, al Consiglio europeo, alla Banca Centrale Europea), per non vedere le potenzialità metanazionali della nuova disciplina legislativa sulla cittadinanza.

Pur senza poter parlare ancora di una qualche comune cittadinanza europea sostitutiva delle cittadinanze nazionali, infatti, occorre aver presente l’intreccio sempre più stretto tra cittadinanza nazionale e dimensione europea dell’integrazione delle singole nazioni.

È di conseguenza del tutto naturale che il dibattito sullo “ius soli” italiano finisca con il far rilevare lo stato attuale dell’europeismo o dell’antieuropeismo dei singoli partiti e movimenti politici, come il dibattito parlamentare sta ponendo in evidenza specifica.

Se dunque il passaggio dalla preferenza per lo “ius sanguinis” alla compresenza dello “ius soli” ha una rilevantissima dimensione nazionale italiana, il contesto europeistico in atto finisce con il rendere sempre meno nazionalistica la decisione legislativa e sempre più interconnessa la decisione medesima.

E questo intreccio tra dimensione nazionale e prospettiva europea finisce con il concorrere a definire anche gli schieramenti politici: lo “ius sanguinis” resta sempre più ancorato ad una dimensione strettamente nazionale (quale che sia il suo significato) della cittadinanza, laddove lo “ius soli” (anche se variamente temperato) finisce con l’essere quasi naturalmente conseguente ad una scelta europeistica.

Ma se si deve certamente affermare che non esiste alcun “sangue” definibile come europeo, va del pari preso atto che non vi è almeno sino ad ora una qualche idea comune di “suolo” europeo, come stanno a dimostrare le dispute accesissime sui confini dei singoli Stati.

Ma il processo di integrazione europea non esaurisce il contesto attuale della nuova disciplina della cittadinanza.

La stagione che da qualche tempo stiamo vivendo è quelle della cosiddetta globalizzazione, nel contesto della quale assume un rilievo del tutto speciale la vicenda dell’immigrazione.

L’intreccio tra cittadinanza italiana, integrazione europea e globalizzazione chiama pertanto in causa l’identità stessa del fenomeno.

Eguaglianza e territorio da un lato; condizioni sociali e comunità territoriali dall’altro; vicende economiche e globalizzazione dall’altro ancora; razze e politica dall’altro ancora, religiosità e Mondo infine stanno a dimostrare, se ve ne fosse ancora bisogno, che le decisioni legislative relative allo “ius soli” costituiscono, di nuovo, un insieme di straordinario rilievo.

Per quel che concerne l’integrazione europea, infatti, occorre saper andare oltre la questione della competenza legislativa (che resta totalmente italiana) per cogliere gli aspetti svariati e delicatissimi dell’intreccio ormai esistente tra dimensione nazionale e integrazione europea, così come, con riferimento alla globalizzazione, occorre saper vedere le connessioni crescenti tra le immigrazioni in atto e le situazioni sociali ed economiche delle diverse parti del mondo.

E su tutte sta ormai assumendo rilievo determinante la vicenda del clima della terra.

Una mutazione radicale, dunque, è quella alla quale si sta dando vita con la nuova disciplina legislativa della cittadinanza in Italia.

E solo che si consideri che l’eguaglianza da un lato e la libera associazione per determinare la politica nazionale dall’altro sono espressamente previsti in Costituzione quali diritti della cittadinanza si è indotti a ritenere che non siamo in presenza di una innovazione legislativa significativa ma di rilevanza in fondo limitata, ma di una straordinaria innovazione a potenzialità universale.

Pubblicato il: 24 Giu, 2017 @ 17:25

Lo ius soli tra Italia, Europa e Mondo ultima modifica: 2017-08-11T10:25:12+00:00 da FRANCESCO D'ONOFRIO

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