Oltre la menzogna. Addio Kant, Wittgenstein, Lacan. Buongiorno Trump

scritto da PATRICK GUINAND

La consigliera del presidente Trump, Kellyanne Conway, l’ha appena ufficializzato: siamo entrati nell’era dei “fatti alternativi” (alternative facts). Secondo Conway, una supposta super specialista della comunicazione, era ora e tempo di “pulire l’aria” (clear the air), quindi fare con la verità, o la realtà fattuale, per così dire, tabula rasa. E inventare una realtà alternativa corrispondente alla visione trumpiana del mondo. Ne prendiamo atto.

Protesta mondiale, ironia in rete, costernazione generale. Si è da Ubu, o da Orwell, con il suo newspeak, questo linguaggio immaginario che rende impossibile il pensiero critico, o il suo doublethink, arte di maneggiare due pensieri contraddittori tenendoli entrambi per veri. Del resto, come ha appena rivelato il Guardian,  “1984” di Orwell, il giorno dopo, è immediatamente saltato al sesto posto nella classifica dei best seller di Amazon. Ma bisognerà farlo. E non si è certamente alla fine delle sorprese semantiche o delle piroette linguistiche provenienti dalla Casa Bianca nuova versione.

Kellyanne Conway con Donald Trump

Durante la campagna presidenziale, l’escalation incessante del candidato Trump ci faceva credere a una pratica iperbolica della menzogna, indottrinando i futuri elettori di comizio in comizio fino alla saturazione isterica. L’enormità scioccava, ma l’inflazione non mancava di una certa teatralità. Trump, sì, una sorta di Matamoro in costume di Arlecchino. E ci piaceva dunque pensare, metaforicamente, che con le sue variazioni policrome sul vero e il falso, dalle virtuosità truffaldine alle derive patologiche di Lelio il Bugiardo, Goldoni ci poteva servire da mentore, o da sfogo.

Si peccava di ottimismo. Goldoni, finito. La Casa Bianca una volta trumpizzata, il vero non è più il vero, la menzogna non è più la menzogna. È altro, alterato, o semplicemente non è più. Sottomessi agli “alternative facts”, siamo entrati nel post-goldonismo. In qualche sorta di altro mondo. O un’altra realtà.

Ai suoi tempi Kant e la sua molto famosa allegoria degli occhiali verdi aveva messo in dubbio la realtà del mondo, o la percezione di questa realtà, dal momento che il mondo era visto in verde. Ne era seguita un’ondata di suicidi tra i giovani prussiani, e la famosa crisi esistenziale del giovane Kleist. Nessuno sapeva più come definire la verità, gli spiriti erano in surriscaldamento, e la filosofia andava alla grande. Oggi, i filosofi sono in pena, gli spiriti non godono di buona stampa, e se si vuole davvero comprendere il mondo, basta quindi indossare gli occhiali trumpiani, e guardarsi dalla filosofia. Addio Kant, buongiorno Trump.

Come per il berlusconismo, il sarkozysmo, o il bushismo, si sarebbe anche potuto credere che il trumpismo fosse infatti una variante in più nella lunga storia della menzogna in politica, finalmente nobilitata dalla Brexit e dalla vittoria americana del magnate dell’immobiliare. Per niente. Trump non mente. Egli dice ciò che pensa, ciò che vede, e quello che egli pensa, o i fatti come egli li vede, ha valore di verità. Rimane da dare un nome a questa verità, o a questa fattualità, di “alternativa”. Un’altra verità, dunque. Al di là della verità, al di là della menzogna. Semplicismo? Non avete capito nulla. Perché ciò facendo o ciò dicendo, è sufficiente giurare su una doppia Bibbia perché l’America sia great come giammai. E trema il mondo.

Bisogna dunque arrendersi all’evidenza, la coppia verità-menzogna non ha più corso, è diventata obsoleta, non operativa. A graffiare dei nostri modi di pensare, malgrado la sua pertinenza secolare.

Il nostro apparato neuronale ha dunque bisogno di un urgentissimo updating, e abbiamo bisogno di trovare altri strumenti di pensiero o di analisi. Con il trumpismo, e la società “post fattuale”, o “fattuale alternativa”, si potrebbe proporre per esempio la coppia dicibilità-utilità, con il suo nuovo cogito, se cogito ne consegue che: “io dico, dunque sono”. Essendo nel dire, posso dunque tutto dire. Qualunque sia il grado di non verosimiglianza, di falsificazione, di potenziale abusivo, o di pericolosità, del mio dire. E nessun tacere. Soprattutto ciò che non si può dire. Dato che questo dire serve i miei interessi. Una sorta di anti-Tractatus, in qualche forma. Sapendo che l’ascoltatore di oggi, diciamo l’elettore-tipo trumpiano, è disposto a tutto avallare, senza controllo, senza pensiero, senza verifica dei fatti, senza ricerca del senso. Addio Wittgenstein.

Altra categoria possibile, la coppia istantaneità-beatitudine: l’istante detta il pensiero o il dire, l’istante seguente autorizza un altro pensiero o un altro dire, poco importa l’eventuale contraddizione tra l’istante primo e l’istante secondo, Il grado di soddisfazione o di approvazione dell’ascoltatore solo conta, quello che si potrebbe chiamare la sua capacità di beatitudine. E che cosa importa la logica, visto che la fede la porta via. Una nuova mistica, forse.

Il trumpismo applicando una relatività poco scientifica ma operativa nel mondo fattuale, avrebbe apportato per ciò stesso una sorta di catarsi alla società del fake, quella che fino al presente giocava su verità e menzogna, e di cui tutti si accontentavano – non c’è che da vedere le facce sconsolate dell’élite mondiale riunita nei giorni scorsi a Davos.

Il gioco consisteva nel padroneggiare l’arte della menzogna, in economia, in politica, in diplomazia, in geo strategia, talvolta in religione, lo svelamento della menzogna potendo eventualmente mettere in pericolo le strategie più grossolane come le più raffinate, ma sembrerebbe che questi ultimi tempi troppo fosse troppo, che l’eccesso della menzogna abbia ucciso la menzogna. Ciò che potrebbe passare per acquisito. Ma ciò che è meno chiaro, è ciò che accade. Perché gli elettori, saturi del fake, preferiscono non rivolgersi di nuovo verso l’obiettività fattuale, ma si rivolgono verso la società degli “alternative facts”. Dove la menzogna non è, dixit Trump. E dove regna il solo detto trumpiano, dixit Trump. Non è sicuro che questa catarsi, questa pulizia dell’aria, purifichi dunque l’atmosfera ambiente, il bagaglio concettuale planetario, e l’anima del mondo. Un detto, sia esso trumpiano, non fa primavera.

Jacques Lacan, lo psicanalista, maestro del detto che amava cesellare le parole, aveva a suo modo socchiuso una voragine concettuale, per esempio, ce lo si ricorda in una celebre affermazione, dove ogni sillaba fu scandita: “Io dico la verità. Non tutta. Perché tutta non la si può dire”.

Questa parzialità del vero, questa impossibilità di raggiungere la totalità del vero, ha fatto scorrere all’epoca molto inchiostro. La verità trumpiana, se la si è ben compresa, non è anche parziale, essa è alternativa, e totale. Quindi incontestabile. Contestata di certo, ciò che nel linguaggio trumpiano è un’ignominia, con i giornalisti principali responsabili, ma alla fine incontestabile.

Il tempo della menzogna è dunque passato, non c’è più bisogno di fake. È sufficiente dire. Il trumpismo ha chiarito la situazione. Al gran gioco di carte della vita, chicchessia può ormai decidere, in una pratica eminentemente trumpiana, che all’istante t l’asso di fiori è la carta vincente, e all’instante t+1, questo è il 7 di quadri. E questa differenza s’imporrà, istantaneamente, come verità totale. Puerile, ma efficace, imprevedibile, sfuggente. Addio Lacan, buongiorno Trump.

In altri tempi, si sarebbe parlato della legge della giungla. O del capitalismo selvaggio. O del totalitarismo. O del populismo allo stadio primario. Ma si può temere che le nostre categorie intellettuali siano oggi obsolete, le nostre proteste vane, le nostre critiche smussate, e che gli occhiali trumpiani ci turbino la vista, e il nostro sistema ragionato, per un tempo indeterminato. Non è sicuro che gli spiriti vi si affidino. Almeno fino alla formulazione di un nuovo apparecchio cognitivo, o al ritorno di una nuova etica. Un’etica liberata dal fake, e pulita dalla fattualità alternativa trumpiana. Davos ha ancora molto da fare.

(traduzione di Claudio Madricardo)

Pubblicato il: 28 Gen, 2017 @ 12:52

VERSIONE ORIGINALE IN FRANCESE

Oltre la menzogna. Addio Kant, Wittgenstein, Lacan. Buongiorno Trump ultima modifica: 2017-08-15T10:52:03+00:00 da PATRICK GUINAND

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