San Francesco del Deserto. Per trovare la semplicità

Un weekend in un'isola della laguna veneziana in ritiro con i frati francescani. Un toccasana per lo spirito. Ecco come arrivarci e le regole del soggiorno.
scritto da MANUELA CATTANEO DELLA VOLTA

Una volta prenotato, la cosa più difficile è il bagaglio: a parte lenzuola e asciugamani – come richiesto – cosa mettere in valigia per un weekend di riflessione ad agosto a San Francesco del Deserto?
Un cambio certamente, bastano due t-shirt, ciabattine per la doccia e… mente aperta, svuotata di pregiudizi e persino di pensieri, se possibile.

Si chiede di partecipare al ritiro per svariati motivi: staccare la spina, o magari attaccarla per ricaricarsi di energia positiva, una preghiera specifica, un momento di condivisione con persone altre, uscire dal proprio frullatore quotidiano, focalizzarsi sull’interiorità, concentrarsi verso un pensiero che non contempli solo “io”. C’è l’imbarazzo della scelta, e si può addirittura non trovare un motivo. Basta una telefonata e prenotare.

I frati francescani accolgono chiunque con un sorriso e a braccia aperte, letteralmente.

San Francesco del Deserto

La barca

L’appuntamento è alle quattro del pomeriggio di venerdì, di fronte alla chiesa di Burano, accanto al bar e ai carabinieri, etc. etc. Indicazioni precise, difficile sbagliare.

Può essere la scusa per girare per Burano, pranzare lì, far cominciare la vacanza sin dal mattino. Se si arriva da lontano, invece, allora basta guardarsi intorno e farsi rallegrare dalle case colorate dell’isola, testimoni del vostro passaggio: ferrovia, vaporetto, o piedi fino a Fondamenta nove, poi vaporetto (per forza questa volta), fino a Burano.

E alle quattro meno tre minuti, di fronte alla chiesa, accanto al bar e ai carabinieri, etc. ormeggia la barca con frate Felice – scoprirò che solitamente è frate Silvio a fare da Caronte tra Burano e San Francesco del Deserto, ma in questi giorni è via (i frati fanno le vacanze?)

Frate Felice, di nome e di fatto, m’accoglie con un “buongiorno” scandito da un sorriso e una mano forte. Ci accoglie, perché mi ritrovo attorniata da altri visitatori che hanno scelto il ritiro del weekend di ferragosto come me.

Presentazioni all’osso ma cariche di sorrisi aperti e incuriositi, Cinque minuti di attesa per gli eventuali ritardatari, che non si palesano nei tempi richiesti. Si scioglie l’ormeggio e si parte.

Il viaggio è brevissimo: neppure dieci minuti di navigazione, il tempo di guardare lo spettacolo che ci attornia: sole, acqua, aria, gli elementi della natura ci danno il benvenuto nel modo più gradevole. Un ottimo inizio, penso.

La regola

Anzi due, le uniche due richieste di tutto il ritiro: presenza agli appuntamenti ecclesiastici, e puntualità. Si può tranquillamente sgarrare, volendo, ma a nessuno interessa ribellarsi al rispetto per sé e per gli altri.

Le stanze, tutte cellette monacali identiche, sono elegantemente sobrie, linde, accoglienti. Ti senti a casa, pur non avendoci mai messo piede.
I bagni in comune, tre, ariosi, luminosi, altrettanto immacolati.

Un momento nostro per orientarci e poco dopo un incontro di presentazione.

Frate Felice è il nostro accompagnatore in questo percorso di approfondimento: e cominciamo subito con la lettura di alcuni passi della Bibbia. Due o tre, che anticipano la messa del giorno dopo, in modo da trovarci preparati ma soprattutto consapevoli di ciò che verrà detto nella funzione: parole dal significato chiaro, che attraversano una coscienza disponibile all’ascolto e raggiungono il cuore.

Da Matteo, a Giovanni, da Luca alla Lettera ai re, dal Deuteronomio… Si pesca dalla Bibbia a piene mani si fanno dei raffronti, si rispolverano dei termini che hanno perduto il loro originale significato diventando spuri, e si ristabilisce l’equilibrio nel contesto della parola del Signore.

Un incontro il venerdì, due il sabato, un altro la domenica. E Frate Felice è sempre a disposizione per “due parole”, testuale, se qualcuno ha voglia di chiacchierare con lui in privato. Il tutto intervallato dal suono della campana che ci chiama in chiesa: al mattino presto, per la media ora del giorno, nel pomeriggio, la sera dopo cena. Coinvolgente ogni incontro, ogni momento una preghiera in comune, i canti raccolti tra le pietre che furono calpestate da San Francesco. Qui si respira la pace.

La mensa

San Francesco del Deserto non è conosciuto per la sua cucina, ma dovrebbe esserlo. Le verdure dell’orto hanno il sapore dell’amore con cui sono state coltivate, la pasta, il riso (basmati questa volta, una nuova introduzione di Frate Roberto che non sfigura per niente tra i fornelli), l’anguria rossa come la natura promette, tutto segue il ritmo delle stagioni, della campana che ritma il tempo, della serenità.

Il momento conviviale è insieme ai frati: sull’isola ora sono in cinque, ognuno con compiti personali ma tutti interscambiabili in caso di bisogno dove c’è bisogno. Frate Cristoforo è sull’isola in convalescenza, ma ha avuto la bontà di venirci a salutare la prima sera, per poi ritirarsi al riposo necessario alla sua guarigione, che gli auguriamo con tutto il cuore. Frate Giuseppe invece parte per Monza alla fine del mese. Frate Rosario, napoletano di nascita, ha perso l’accento partenopeo ma non la simpatia. E c’è anche Frate Tom, dagli Stati Uniti, ora in visita per una paio di settimane, però ha già fatto richiesta di poter tornare stabilmente.

Si chiacchiera del più e del meno, ci si conosce, si condivide il pasto con gioia e letizia, e seppure sembrino termini desueti, è proprio così: qui c’è letizia, tra le difficoltà quotidiane di ognuno, la solitudine di un posto raggiungibile solo in barca, i compiti gravosi di gestione del luogo, gli aromi della cucina, le pulizie di un ambiente così grande, il pollaio da preservare, l’orto da curare ogni giorno, le visite guidate da condurre… Il da fare non manca, mai, eppure sembra che la letizia sia il condimento principale per rendere il tutto gustoso.

Capitolo a parte

Tosca: appena nata, era al mercato in una cesta accanto alla bancarella dei fiori. Frate Cristoforo ha preso i fiori per la chiesa e lei, un incrocio tra uno schnauzer nano e altro cane non meglio identificato, a pelo lungo, grigia sin dalla nascita. Ora ha otto anni e si fa coccolare come se fosse una cucciolotta. Non manca a una messa, appollaiata su un banco, protetta dal saio di uno dei frati, ronfa tranquilla ma sempre vigile se qualche estraneo s’avvicina.

La domenica per esempio, quando alle sette del mattino arriva qualche buranese o mazzorbino, o persino qualche veneziano, con la propria barca, per seguire messa, lei dà il benvenuto con la sua codina e un modo tutto suo di ripiegarsi su se stessa per farsi salutare con una carezza.

La semplicità

Le ore passano in un lampo, era venerdì due minuti fa e suona la campana del pranzo della domenica. Il tempo di capire che l’isola è grande per una passeggiata di dieci minuti ed è ora di riprendere la barca e tornare indietro. Ci presentiamo tra noi, condividiamo pasti, letture, insegnamento, canto, e siamo ai saluti per ritornare alle vite personali dei nostri altri 362 giorni.

Le vie del Signore sono infinite ma una sola ci ha portato nello stesso weekend a San Francesco del Deserto. Inutili le generalità e il perché e il per come eravamo lì nella stessa scelta e nello stesso momento. L’unica cosa che importa è che noi abbiamo trovato il senso comune di questo incontro.

Frate Felice ci ha parlato di ascolto, ci ha insegnato l’ascolto. Nella semplicità. Perché la parola chiave di queste ore passate sull’isola è semplicità: nella difficoltà tutto può essere semplice, è semplice. E i frati (e le due signore che danno una mano preziosa ogni sabato) lo dimostrano costantemente, senza pretesa alcuna: una stretta di mano, un cuore aperto, un viso che si allarga in un sorriso, la semplicità dell’esserci.

Informazioni indispensabili:

Ritiro, bisogna prenotare:
quindici posti disponibili.
Camera singola, bagni in comune.

email: sfdeserto@libero.it
Si può chiamare a questo numero SOLO 041 5286863 tra le 12.05 – 12.40 e 19.35 – 20.10
(cioè durante i pasti, unico momento “libero” dei frati, siate perciò concisi e rispettosi della loro cortesia)
Offerta libera, tenendo conto che l’isola si mantiene e sostiene solo grazie alle offerte.

Per la visita:
È possibile visitare la chiesa, il chiostro e parte del giardino:
dalle 9 alle 11
dalle 15 alle 17.
La visita dura circa quaranta minuti.
Si può arrivare con la propria barca, oppure prenotare un passaggio da Burano a questo numero: 347.9922959 (dieci euro a persona)

La messa della domenica mattina alle sette,
è aperta a tutti coloro che possono raggiungere l’isola con la barca.
È altamente consigliabile la puntualità.
Chi vuole può chiedere ospitalità per la prima colazione dopo la messa, alle otto.

Il servizio fotografico che illustra l’articolo è dell’autrice

San Francesco del Deserto. Per trovare la semplicità ultima modifica: 2017-08-16T16:19:27+00:00 da MANUELA CATTANEO DELLA VOLTA

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1 commento

Michela Scibilia 17 agosto 2017 a 7:45

Grazie! sono dieci anni che mi riprometto di scappare lì.

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