Tutti su facebook rimpiangendo quando non c’era facebook

scritto da MARIA LUISA SEMI

D’accordo: Umberto Eco scriveva che

i social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli, che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli.

E quindi facebook è pieno di sciocchezze, di donne innamorate di se stesse che postano foto, di ricette di cucina, pure quelle fiere della vanità, di ignobili razzismi, opera spesso di soggetti che non hanno il coraggio di esporre il proprio nome e cognome, ma che si nascondono dietro a sciocchi pseudonimi.

I social comunque sono, in fondo, lo specchio della nostra società e, tutto sommato, si potrebbe pure ignorarli. Talvolta però – ed è una bella sorpresa – si conoscono persone di cultura, dalle quali s’impara e con le quali si può discutere o dialogare. Quindi non sempre, ma spesso si scorre, velocemente, il mitico facebook.

Sorprende ad ogni modo – o forse no – l’atteggiamento e l’opinione di persone che anche si conoscono, che si ritengono acculturate o per lo meno dotate di buon senso.

Molto a Venezia, ma non solo. La nostalgia: un patetico sentimento che tuttavia può portare al negativo. Vedo post che, rifacendosi a ricordi di gioventù, confrontano sempre il passato col presente; e non considerano neppure il futuro.

Certo, generalizzare è sempre un errore. Ma un penoso gap generazionale è presente. I giovani troppo spesso ritengono che il mondo sia nato vent’anni fa. Notevole il film/documentario di Veltroni su Berlinguer: ragazzi che confondevano Cossiga con Brunetta, Andreotti con Craxi (sempre che li avessero sentiti nominare), ma che invece conoscevano qualcosa della prima guerra mondiale: preistoria.

I non giovani invece, s’attorcigliano al passato. E quindi, come si stava bene allora, che disastro il mondo di oggi.
Mi riferisco non tanto alla situazione politica o economica, quanto al quotidiano.

E allora via con foto di donne che fanno il bucato a mano (romantico, no?), con campielli con bimbi letteralmente straccioni che giocano, con strade sporche con panni altrettanto sporchi messi ad asciugare, e altre amenità. Ma, da parte di quasi tutti una critica al vivere di oggi, e soprattutto una certezza, allora, di un futuro radioso.

Pensiamoci. Si viveva – o si sopravviveva – con pochi soldi, quando tuttavia i ricchi anche allora esistevano e se la passavano bene. Non esistevano gli elettrodomestici: le prime lavatrici, i primi frigoriferi risalgono agli anni Cinquanta, il telefono era soltanto il fisso e la teleselezione un sogno. E così via. Per telefonare da Venezia a Padova si doveva chiedere il numero a un centralino e attendere. La carne, poca, doveva essere coperta da un panno, per difenderla dalle mosche, il burro posto in finestra e affondato in acqua fredda perché non si sciogliesse, i vestiti trasferiti da fratello a fratello, man mano che i piccoli crescevano, i cappotti rivoltati (sembravano nuovi!), i capelli lavati di quando in quando – il parrucchiere costava -, l’aria condizionata un oggetto misterioso.

Ricordo un terribile viaggio in agosto in Germania, caldo notevole con un’unica possibilità, quella di tenere i finestrini aperti, con ovvio pesante rumore all’interno. Il latte!: doveva essere necessariamente bollito, perché acquistato a litro da bidoni di metallo a bottiglie di vetro.

E i servizi? In molte case il gabinetto consisteva in una specie di triangolo con paretina in legno, posto in un angolo della cucina: ovviamente si trattava di water e lavandino; se per “ricchezza” si disponeva di una vasca da bagno, quella aveva gli zamponi e per entrarvi si doveva essere relativamente giovani. Doccia, niente.

La scuola; perfetta, con insegnanti coltissimi, che anche educavano.

Oggi. I telefoni cellulari hanno praticamente preso il posto del telefono fisso, i frigoriferi non sono un optional, ma una normalità, le lavatrici pure; la lavastoviglie forse non è appannaggio proprio di tutti, ma quasi…, il bagno in ogni casa, anzi meglio due o tre.

Il bagno che allora si faceva una volta alla settimana, ora, spesso sostituito dalla doccia, è quasi obbligatoriamente un must quotidiano. Alla fine – ma purtroppo talvolta anche oggi – viaggiare in autobus o in vaporetto, significava sentirsi avvolti da olezzi insopportabili; ma era normale . Qualcuno ha letto il bellissimo “il Profumo” un libro di Patrick Suskind, che descrive, certo in tempi non così recenti, una simile situazione? Una chicca.

Le malattie: quando un anziano si fratturava il femore, era “andato” : immobilità a lungo con conseguente polmonite e decesso.

La cataratta: 48 ore, mi pare, di assoluta immobilità, quando ora l’intervento si svolge in day hospital.

E qualcuno certamente ricorderà, soprattutto in estate le terribili epidemie di poliomielite, che, se non facevano morire, riducevano i bimbi handicappati.

Continuo? Sono tutte situazioni che i non giovani hanno vissuto, ma che sembra siano romantici momenti.
Se poi dobbiamo accennare alla scuola, vero che sempre gli insegnanti si dividevano in capaci e incapaci, vero che alcune ultime riforme non hanno riformato bene; ma, ai tempi, se un allievo veniva rimandato a settembre, in famiglia ci si vergognava, perché evidentemente il ragazzo non aveva studiato. E via con le punizioni. Oggi invece tutti o quasi tutti vengono promossi. Perché? Anche perché i genitori, persuasi che la scuola e gli insegnanti non funzionino, mentre i loro figli sono capacissimi, si rivolgono – i più civilizzati – al Tar , oppure ai professori imputando loro, anche pesantemente, l’incapacità. D”altronde pare che, sempre i genitori, desiderino che i figli, più che istruiti – colti mi pare un termine eccessivo – siano in possesso di un qualsiasi diploma, di un “pezzo di carta” da appendere magari in soggiorno.

Ripeto: mai generalizzare. Ma sembra che vi sia una sostanziale differenza fra ricordi e nostalgia. Tutti noi, più o meno giovani, della nostra vita abbiamo ricordi, che costituiscono una ricchezza, un modo per acquisire esperienza, talvolta preziosa. Nostalgia: può essere un pericolo. Molti ritengono che un tempo la vita fosse più facile, che soprattutto avessimo la certezza di un futuro ricco di soddisfazioni. Non sempre così: in un concorso da me sostenuto i candidati erano duemila; le possibilità duecento. Certezza?

E, per concludere, si può considerare sentimentalmente un ricordo, bello o no che sia, una fetta della nostra vita. Ma è passato. Perché non vedere il presente e non pensare al futuro? è scomodo?

Pubblicato il: 27 Giu, 2017 @ 18:24

Tutti su facebook rimpiangendo quando non c’era facebook ultima modifica: 2017-08-21T08:24:00+01:00 da MARIA LUISA SEMI

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