Un veneziano a Roma. Ritratto di un’epoca

scritto da GIOVANNI INNAMORATI

Quel 9 giugno 1766, il popolino si era assiepato sin dalla mattina lungo il percorso che conduceva dal Quirinale, residenza del Papa, al Campidoglio. Naturalmente siamo a Roma e quel tragitto era completamente diverso da come è oggi, dopo che i piemontesi dal 1870 in poi si sono accaniti proprio in quella zona, il cuore di Roma (sbancamento della cima del colle Quirinale, distruzione del medioevale Passetto di Piazza Venezia ed edificazione del Vittoriano).

Ma perché tanta gente schiacciata lungo i muri delle strette strade o affacciata ai balconi? L’evento di allora sarebbe paragonabile al recente matrimonio di Philippa Middleton, nel quale i curiosi hanno potuto ammirare il jet set inglese. In quella giornata di inizio estate era in programma la Solenne Cavalcata per la presa di possesso del titolo di Senatore da parte del Principe Don Abbondio Rezzonico, nobile veneziano e nipote del Papa, Clemente XIII, anche lui un Rezzonico, per l’esattezza Carlo. La Solenne Cavalcata era una cerimonia complessa durante la quale, dietro al nuovo Senatore, sarebbero sfilati i rappresentanti delle grandi famiglie nobili romane e, specie le dame, avrebbero fatto sfoggio degli abiti più sontuosi. La relazione della Solenne Cavalcata del Rezzonico, redatta da un Anonimo e pubblicata a Roma il mese successivo, impiega cinque pagine per elencare solo i principali personaggi presenti. Il popolino, dunque, poté tornare a casa soddisfatto: lo spettacolo aveva regalato quello che aveva promesso e per diverse settimane il pettegolezzo era assicurato al mercato di Campo de’ Fiori.

Pompeo Batoni (Lucca 1708 – Roma 1787) – Ritratto di Clemente XIII Rezzonico (1760) – Gallerie Nazionali di Arte Antica di Roma

Il papato di Clemente XIII non fu facile: sin dalla sua elezione nel 1758, fu alle prese con le corti di mezza Europa (Portogallo, Spagna, Napoli, Francia, Parma, ecc) che espulsero i Gesuiti dai loro paesi e addirittura chiesero lo scioglimento dell’ordine, una querelle che angustiò papa Rezzonico fino alla sua morte, nel 1769. Per non parlare dell’Illuminismo, che egli prese di petto, condannando l’Encyclopedie, e scomunicando chi la leggeva o la possedeva. Ma per il popolo romano queste erano “beghe” poco importanti. Per loro la cosa essenziale dell’operato di Clemente fu l’inaugurazione, il 22 maggio del 1762, della Fontana di Trevi, tuttora uno dei simboli di Roma. Fu grazie a lui che i lavori della Mostra dell’Acqua Vergine, iniziati oltre trent’anni prima e a lungo fermi, furono portati a termine.

Dopo tre anni da quel felice giorno, nel 1765, Clemente nominò il nipote Abbondio senatore. Si trattava della principale carica cittadina, con ampissimi poteri nel campo della giustizia, anche se gli storici oggi ritengono che le prerogative, all’epoca, fossero assai diminuite. Ma quella carica comportava anche doveri sociali, a partire da pranzi con le famiglie nobili romane e con gli alti prelati della Curia, alle quali erano invitati gli stranieri illustri di passaggio. E i nomi erano quelli di Goethe o di Canova. Perché Roma era meta obbligata del Grand Tour dei “milordi” che dall’Inghilterra e dal Nord Europa attraversavano le Alpi. Così Clemente dotò Abbondio di un mensile superiore di settanta scudi rispetto a quello del predecessore.

Pompeo Batoni (Lucca 1708 – Roma 1787) – Ritratto di Abbondio Rezzonico (1766) – Gallerie Nazionali di Arte Antica di Roma

Il principe veneziano si calò in pieno nella parte tanto da rimanere nella città dei papi anche oltre la morte dello zio, fino a quando, nel 1809, i francesi gli imposero di lasciare la carica e il Campidoglio. E il suo inserimento nella società romana si cementò grazie alle nozze, nel 1768, con la diciassettenne Ippolita Boncompagni Ludovisi.

Un anno dopo la nomina e lo stesso della Solenne Cavalcata, lo status di Abbondio fu sancito da un preciso evento: un ritratto ad opera di Pompeo Batoni, di gran lunga il più importante ritrattista italiano, ambìto da monarchi e papi (lo stesso Clemente XIII e Pio VI), da cardinali, nobili romani e dai “milordi” in transito a Roma durante il loro Grand Tour, specie quelli inglesi. Anzi per questi ultimi inventò un modulo che ebbe un successo strepitoso: il ritratto in piedi davanti a rovine antiche o innanzi a un paesaggio della campagna romana. Il pittore lucchese ne dipinse talmente tanti che il catalogo completo della sua opera ancora non è stato redatto. E a Venezia, per un caso obliquo, sono legati i primi successi di Batoni. Infatti fu l’ambasciatore della Serenissima a Roma, Marco Foscarini, più tardi Doge, a incaricarlo nel 1738 di dipingere una “Venezia trionfante” (oggi a New York, Kress Foundation), cui seguì “S.Marino che rialza la Repubblica” (oggi al Museo di S.Marino).

Pompeo Batoni (Lucca 1708 – Roma 1787) – Ritratto di Sir Henry Peirse (1775) – Gallerie Nazionali di Arte Antica di Roma

Ma è il ritratto del principe veneziano a essere uno dei suoi capolavori assoluti. Dopo la morte di Abbondio, si era estinto il ramo maschile dei Rezzonico, e il ritratto era stato ereditato dalla sorella. La famiglia lo aveva dato in comodato al Museo Civico di Bassano del Grappa ma ora, grazie a un’acquisizione da parte dello Stato italiano, l’immensa tela (298X197) fa sì che Abbondio torni a Roma, alla Galleria Nazionale di Arte Antica di Palazzo Barberini, per affiancare lo zio, anche lui ritratto da Batoni.

La tela con Abbondio Rezzonico è stata esposta in diverse mostre in giro per l’Europa e gli Stati Uniti perché rappresenta uno dei vertici del ritratto d’occasione. Il senatore è rappresentato negli abiti ufficiali, di porpora e oro, i colori dei magistrati dell’antica Roma, su una loggia ideale aperta sul Campidoglio, circondato dai simboli del suo potere. Dinanzi a lui la spada e il fascio littorio della giustizia, regolata dalla bilancia retta da un putto, e temperata dalla clemenza (la palma d’ulivo). Sul tavolo, su cui poggia la mano sinistra, il cappello cardinalizio, mentre la sinistra regge lo scettro d’avorio della sua carica. Alle spalle la statua della Dea Roma veglia sul senatore e sul suo operato.

Canal Grande a Roma?

Rimane una curiosità. Che effetto avrà fatto Roma sui due Rezzonico, zio e nipote, al loro arrivo in città? Carlo vi arrivò parecchi anni prima di essere eletto Papa, e anzi l’inizio della sua carriera ecclesiastica fu proprio in curia, prima di un periodo in cui fu vescovo di Padova, dove si fece apprezzare per il suo zelo apostolico. Ma anche per Carlo, come per Abbondio, ci fu una prima volta in una città che oggi appare così diversa da Venezia.

Ettore Roesler Franz (Roma 1845-1907) – Acquarello della serie “Roma Sparita” (1878-1890) conservata al Museo di Roma in Trastevere

In realtà la Roma di allora, sino alla fine dell’800, era assai diversa da quella terricola che conosciamo oggi. Il principale asse di comunicazione era il Tevere, una sorta di Canal Grande, per di più con pochi ponti. Dopo la presa di Roma i piemontesi non solo operarono forsennati sventramenti per “modernizzare” la città, costruendo dei boulevard parigini, ma costruirono i muraglioni sul Tevere a mo’ di argini, recidendo per sempre il rapporto tra la città e il suo fiume, che da allora è solo una lingua d’acqua estranea che la attraversa.

Ettore Roesler Franz (Roma 1845-1907) – Acquarello della serie “Roma Sparita” (1878-1890) conservata al Museo di Roma in Trastevere

Per capire come poteva essere Roma per i due Rezzonico possiamo vedere gli acquarelli che Ettore Roesler Franz dipinse negli ultimi decenni dell’Ottocento quando si accorse degli interventi urbanistici dei piemontesi, che avrebbero cambiato il volto della città. E chiamò questa serie “Roma sparita”, conservata al Museo di Roma, nella sede di Trastevere. In questi dipinti vediamo un Tevere pieno di barche, feluche, chiatte di ogni tipo. La città aveva due porti, Ripa Grande, all’altezza dell’attuale quartiere di Testaccio, e Ripetta, in centro, in prossimità di Piazza del Popolo, dove attualmente è collocata l’Ara Pacis. Possiamo avere un’idea di come fosse il porto di Ripetta prima della sua demolizione, perché esso ricalcava architettonicamente la scalinata di Piazza di Spagna, con cui era in asse percorrendo le attuali via Tomacelli e via dei Condotti.

Ettore Roesler Franz (Roma 1845-1907) – Acquarello della serie “Roma Sparita” (1878-1890) conservata al Museo di Roma in Trastevere

Possiamo immaginare che tanto Carlo Rezzonico quanto Abbondio, come tutti i viandanti che arrivavano da nord, siano giunti a Roma dalla via Flaminia e quindi siano entrati da Porta del Popolo. E possiamo immaginare che abbiano voluto recarsi subito in San Pietro. Ebbene il percorso più breve e rapido era sul Tevere. Da piazza del Popolo in meno di dieci minuti a piedi (nella percezione del tempo di quell’epoca, dieci minuti erano come dieci secondi) sarebbero arrivati – percorrendo via di Ripetta – al porto, dove si sarebbero imbarcati agevolmente per la Basilica Vaticana, di lì raggiungibile. E come il Canal Grande, anche il Tevere si dipana con ampie curve, con l’effetto di dischiudere colpi d’occhio sempre nuovi.

Sicuramente i due illustri veneziani saranno rimasti un po’ delusi, perché rispetto alla grandiosità dei palazzi su Canal Grande, sul Tevere non si affacciavano bei palazzi nobiliari, anche se qualcuno (per esempio Palazzo Farnese) lo lambisce. Certo la cosiddetta Farnesina, costruita da Agostino Chigi, ai primi del Cinquecento, è sul Tevere, ma è dopo San Pietro venendo da Ripetta, e i Rezzonico non l’avranno vista nel loro primo giorno.

Ora zio e nipote Rezzonico sono di nuovo assieme, in una bella sala della Galleria Barberini, ma se di notte i loro fantasmi si dovessero svegliare non riconoscerebbero più Roma, priva del suo Canal Grande.

Pubblicato il: 25 Mag, 2017 @ 18:45

Un veneziano a Roma. Ritratto di un’epoca ultima modifica: 2017-08-25T09:45:42+00:00 da GIOVANNI INNAMORATI

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