Sardegna, la fabbrica della morte al servizio di Germania e sauditi

Lo stabilimento di Domusnovas, in mano a un gruppo tedesco, venderebbe a Riyadh le bombe usate contro i civili in Yemen. Così la Germania lascia il lavoro sporco all'Italia.
scritto da GIORGIO FRASCA POLARA

Un episodio denunciato da Mauro Pili, ex presidente della regione Sardegna e ora deputato del gruppo misto, conferma l’assoluta segretezza e la violazione di tutte le norme di sicurezza nel trasporto delle micidiali bombe MK80 dalla Sardegna (luogo di produzione) presumibilmente a Riyadh per rifornire i bombardieri dell’aviazione dell’Arabia Saudita nelle loro missioni criminali contro lo Yemen.

I fatti si sono svolti il 31 luglio scorso, a imitazione di quanto è già più volte accaduto e sistematicamente riferito solo da Famiglia cristiana e da ytali.

Container per il carico e scarico di bombe

Nelle prime ore del mattino, nel porto di Sant’Antioco (nel Sulcis-Iglesiente, a un passo dunque dallo stabilimento della RWM di Domusnovas dove gli ordigni sono allestiti), è cominciata l’operazione di carico sul mercantile Naja delle casse cariche di bombe.

Mentre Pili si dirigeva nell’area (isolatissima) del porto dove avveniva l’operazione, un’auto civile sopraggiungeva e superava quella del parlamentare dirigendosi velocemente verso una pattuglia dei carabinieri per segnalare la presenza proprio di Pili che stava riprendendo con il cellulare il trasbordo degli ordigni.

I carabinieri scattavano in direzione del deputato intimandogli di consegnare i suoi documenti d’identità e quelli dell’auto. Dal momento che si trattava di un parlamentare, la pattuglia non poteva impedire a Pili di continuare la sua ispezione.

Bomba prodotta dalla RWM di Domusnovas

Piuttosto era lui a invitare i carabinieri ad accertare chi fossero gli addetti a un trasporto (da Domusnovas a Sant’Antioco) e a un carico “con fare furtivo e comunque illegale”: auto private delle guardie private, assenza di elementi obbligatori di riconoscibilità del carico dei mezzi di trasporto e della stessa nave utilizzata per il carico

Le norme in vigore prevedono infatti che i veicoli impegnati nel trasporto di merci pericolose devono recare pannelli di colore arancione avanti e dietro.

E che si si trattasse, in quel caso, di un carico di esplosivi era dimostrato non solo dalle ammissioni della pattuglia che aveva fermato l’on. Pili ma anche dalla presenza di squadre di vigili del fuoco e dei carabinieri. Lo stesso mercantile era sprovvisto di qualsiasi segnalazione di trasporto di materiale esplosivo.

Mauro Pili

Ecco allora quattro domande dell’on. Pili al presidente del consiglio e ai ministri dell’interno, della difesa e dei trasporti:

come sia possibile che tali evidenti violazioni siano avvenute alla presenza di forze dell’ordine

 

se non si ritenga di dover segnalare alle autorità competenti tali violazioni e se qualche organo dello stato abbia valutato e riscontrato tali violazioni

 

se e chi abbia autorizzato tale trasporto

 

dove fosse destinato quel carico e se sono state osservate le norme nazionali e internazionali in materia di trasporto di bombe e materiali esplodenti

.

Ora attenzione a due questioni, una più delicata dell’altra.

La prima riguarda la produzione di queste micidiali bombe.

Uno dei fornitori fissi è un’azienda, formalmente italiana, che appartiene al gruppo tedesco Rheinmetal. Ma la Germania si guarda bene dall’agire in prima persona: ha denunciato il regime saudita per le gravi violazioni dei diritti umani nel paese ma anche e proprio in seguito al conflitto con una delle due fazioni che si contendono il potere nello Yemen.

E allora la Reinmetal affida la produzione delle bombe (il tipo MK80, appunto) a un’azienda sì del proprio gruppo ma ufficialmente italiana: la Rwm-Italia, con sede legale a Ghedi (Brescia) e fabbrica a Domusnovas.

Roberta Pinotti

È un caso che la ministra italiana della difesa, Roberta Pinotti, abbia fatto una visita al suo omologo saudita, e che la visita sia stata ricambiata poche settimane fa dal ministro degli esteri di Riyadh?

La seconda questione riguarda l’obbligo parlamentare del governo di rispondere alle interrogazioni e interpellanze che deputati e senatori gli rivolgono.

Ebbene, tutte le interrogazioni sul traffico delle bombe prodotte in Sardegna e dirette in Arabia Saudita (una diecina nell’arco degli ultimi due anni) sono rimaste senza risposta tranne la prima cui ha fornito una singolare spiegazione la ministra per la difesa.

Non esiste alcun embargo nei confronti di Ryhadh, ha detto Roberta Pinotti, e gli appelli dell’Onu e dell’Unione europea per la fine del massacro in Yemen non chiamano in causa l’Arabia Saudita.

Come dire: l’Italia è libera di esportare gli strumenti di morte, e lo fa, seppur in forme semi-clandestine. Cioè l’Italia fa quel che la Germania evita di fare…

Sardegna, la fabbrica della morte al servizio di Germania e sauditi ultima modifica: 2017-09-06T16:15:18+00:00 da GIORGIO FRASCA POLARA

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1 commento

Massimo 7 settembre 2017 a 11:23

Non sarebbe male una piccola verifica delle fonti e dei fatti raccontati da Pili. Il mercantile Naja, dopo avere imbarcato un carico proveniente dalla Rwm di Domusnovas (la Rwm non produce solo bombe…), ha levato l’ancora e si è diretta in….Scozia! Marine Traffic è uno strumento utile per verificare le panzane di certi onorevoli…

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