Ramzan Kadyrov, risorsa o problema per Putin?

Il leader ceceno aspira a unire i musulmani di Russia, scavalcando il presidente e intralciandone la politica estera. Per ora, il Cremlino resta a guardare.
scritto da FRANCESCO MARIA CANNATÀ

Le persecuzione anti-islamiche in Birmania sono la causa di uno scontro interno al potere russo.

Lunedì 3 settembre, mentre Vladimir Putin era in volo verso il summit cinese del BRICS [Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica], davanti l’ambasciata di Rangoon a Mosca centinaia di musulmani, in prevalenza originari del nord Caucaso, manifestavano al grido di “Allah u akbar”.

.

Lo “sgambetto” alla politica estera della federazione

Il giorno prima Ramzan Kadyrov su Istagram, il suo social network preferito, aveva annunciato che se “la Russia sosterrà delitti compiuti da demoni” nel paese asiatico lui sarà “contro questa posizione”.

Contemporaneamente il leader ceceno sottolineava “la presenza dentro la politica statale di determinate sfumature” invitando alla “comprensione” verso quanto accadeva.

La particolarità della manifestazione di Mosca stava nel fatto che le forze dell’ordine non intervenivano per disperderla.

E questo nell’attualità russa avviene solo se gli organizzatori di meeting e cortei sono in qualche modo legati al potere oppure sono da questo informalmente riconosciuti.

Ramzan Kadyrov

Nel caso delle proteste anti birmane di Mosca il centro di potere aveva un chiaro nome e cognome: Ramzan Kadyrov.

Il giorno dopo, un altro intervento del ceceno si è avuto a Grozny.

Durante una enorme manifestazione in sostegno alla minoranza islamica della Birmania è stata approvata una risoluzione che invitava il presidente russo a impegnare la propria “autorità” e “influenza mondiale” per “mettere fine al genocidio dei musulmani”.

.

Oltre Grozny 

Si tratta di atteggiamenti parte di una strategia che ha l’obiettivo di fare di Kadyrov un leader politico-religioso con dimensioni superiori a quelle della sola repubblica caucasica.

Fedeli in preghiera durante il ramadan a Mosca

Lo scopo, inseguito da tempo, non esclude momenti di contrasto con la politica estera ufficiale di Mosca.

Qualcosa del genere si è avuto nel gennaio 2015, quando la popolazione cecena è stata fatta scendere in piazza per manifestare “l’amore verso il profeta” e opporsi alle caricature di Maometto apparse su Charlie Hebdo “offensive del sentimento religioso musulmano in tutto il mondo”.

In questo caso nessuno aveva però osato criticare apertamente il ministro degli esteri della federazione che a Parigi aveva marciato insieme ad altri leader mondiali in solidarietà con la Francia e il settimanale decimato dalla strage fondamentalista.

Kadyrov con Dmitri Medvedev

Per trovare un attacco alla politica estera russa simile a quello sferrato in questi giorni da Kadyrov, occorre risalire al 2011 quando Vladimir Putin, allora capo del governo, aveva biasimato il presidente Medvedev per il mancato veto della Russia alla risoluzione ONU che aveva dato il via libera all’intervento NATO in Libia.

Cosi facendo Kadyrov, di fronte alle organizzazioni ufficiali dei musulmani russi, strutture guidate da burocrati totalmente allineati alle posizioni del Cremlino e completamente ignorati dai media federali e internazionali, sta diventando un punto di riferimento per i giovani islamici della Russia.

Ciò pone problemi diretti per Mosca ma potrebbe rivelarsi pericoloso anche per l’ambizioso “governatore” ceceno.

Xi Jinping e Vladimir Putin

A gennaio all’ONU la Russia, insieme alla Cina, aveva bloccato un progetto di risoluzione sulla Birmania.

A marzo la Reuters aveva informato che sullo stesso tema il veto era stato posto anche a una breve risoluzione del consiglio di sicurezza.

Mosca è pronta a svolgere il ruolo di junior partner di Pechino, certo in nome degli interessi economici della propria industria degli armamenti, ma soprattutto per tener fede alla strategia di far apparire l’affermazione dei diritti umani come il tentativo occidentale di inserirsi negli affari interni di altri paesi.

.

Debolezze governative

Kadyrov non punta a cambiare la posizione ufficiale russa sulla Birmania.

Le sue posizioni riflettono però la crescita del suo status informale nei confronti di milioni di musulmani russi e non solo.

Ramadan a Mosca

Con l’ultimo meeting di Grozny, ha chiaramente indicato che vuole unire i musulmani delle diverse nazionalità della Russia e che ha le capacità di farlo.

Contemporaneamente ha compiuto un altro passo in avanti verso il perfezionamento della propria figura di politico regionale in grado di prendere posizioni che violano quelle della politica ufficiale, senza per questo venir sanzionato in alcun modo.

Nel caso birmano, censurando di fatto la politica estera del paese, il ceceno ha posto ministero degli esteri e presidenza russa di fronte all’alternativa se intervenire o no.

Il silenzio che ne è seguito mostra non solo la debolezza delle due istituzioni, ma che la Russia, in nome delle proprie convenienze e dei buoni rapporti con la Cina, inflessibilmente schierata con Rangoon, è disposta a mettere in secondo piano gli interessi dei musulmani.

Il problema è che posizioni simili potrebbero essere sostenute senza problemi dall’Is, organizzazione vietata in Russia.

Ora Kadyrov, cosciente di non avere le competenze intellettuali e spirituali per svolgere il ruolo di leader religioso, crede di poter diventare la personalità russa capace di difendere i musulmani del mondo intero.

Figura politica inesistente in Russia.

Obiettivo raggiungibile, messi in conto gli inevitabili strappi, grazie ai rapporti particolari esistenti tra lui e Putin.

Ma anche in questo caso non mancano i rischi. Innanzitutto, così facendo il ceceno invade il settore della politica estera federale, escluso ai leader locali e di competenza presidenziale.

In secondo luogo, il radicalismo di Kadyrov è in conflitto con i leader ufficiali musulmani che, in linea con le direttive del Cremlino, devono predicare moderazione.

I discorsi radicali nelle moschee sono oggetto di reato per il codice penale federale. Kadyrov ha però bisogno di sfruttare ogni occasione che gli permetta di aumentare la propria visibilità politica.

Naturalmente ciò nulla toglie che sulla questione birmana lui si sia trovato sulla stessa posizione dei paesi occidentali, USA compresi, in opposizione a quella tenuta all’ONU dal proprio paese. Esattamente quello che aveva affermato.

In ogni caso il ministero degli esteri russo, che in precedenza aveva condannato gli attacchi alle frontiere birmane dei ribelli Rohingya ha poi espresso le proprie preoccupazioni riguardo la situazione umanitaria nel paese asiatico.

Putin e Kadyrov

Anche Putin, attraverso il suo portavoce, all’incontro dei BRICS in Cina ha “condannato la violenza contro i musulmani” in Birmania.

La novità ha spinto Kadyrov a “ringraziare” il presidente ricordando che lui continua a essere “solo un suo soldato semplice”.

Il presidente russo prendendo direttamente la parola ha poi chiarito che ognuno ha il diritto di esprimere proprie posizioni di politica estera, anche i dirigenti regionali.

Vi assicuro che non esistono fronde da parte della dirigenza cecena. È tutto in ordine e bisogna calmarsi,

ha tranquillizzato Putin.

Ramzan Kadyrov, risorsa o problema per Putin? ultima modifica: 2017-09-08T10:16:17+00:00 da FRANCESCO MARIA CANNATÀ

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE:

Lascia un commento