Cappellani militari, la casta intoccabile

Quanto dura e deve ancora durare “l’attività conoscitiva” sullo scandaloso trattamento economico, a carico dello Stato, dei duecento ordinari militari (cattolici)?
scritto da GIORGIO FRASCA POLARA

Ma quanto dura e deve ancora durare “l’attività conoscitiva” sullo scandaloso trattamento economico, a carico dello Stato, dei duecento cappellani (cattolici) inquadrati nelle forze armate? Tre anni e mezzo addietro, nel rispondere in Senato ad una indignata interrogazione, il tuttora sottosegretario alla difesa Domenico Rossi annunciò che questa “attività” era già in corso e che sarebbe stato in grado “al più presto” di riferirne le conclusioni. Che invece non sono arrivate.

Sicché ancora oggi l’ordinario militare, cioè il capo dei cappellani (attualmente è l’arcivescovo Santo Marcianò, succeduto al cardinal Bagnasco, che gode ora di pensione statale) percepisce ogni mese la mirabolante cifra di 9.500 euro lordi al mese perché equiparato al grado di generale di corpo d’armata. Non è che i suoi sottoposti se la passino male: tutti gli assistenti spirituali dei soldati sono assimilati sì ai militari, e tuttavia non alla bassa forza ma agli ufficiali e inseriti nella gerarchia con criteri assai larghi, di spropositata generosità alla faccia dei problemi di bilancio dello Stato.

Celebrazioni del Patrono della Polizia di Stato San Michele Arcangelo nella chiesa di S. Caterina a Magnanapoli. L’arivescovo Santo Marcianò con l’allora ministro dell’interno Angelino Alfano e con il capo della polizia Franco Gabrielli 30/09/2016

La questione-cappellani presenta due aspetti inquietanti. Intanto quello che lo Stato (laico, sino a prova contraria) si atteggia, per l’assistenza religiosa nei confronti di quanti sono sotto le armi, esattamente come se il cattolicesimo fosse ancora, in Italia, la religione di stato come fu dallo Statuto albertino (1848) e sino all’entrata in vigore della Costituzione repubblicana che nei principi fondamentali afferma invece – articolo 3, primo comma – che

tutti i cittadini hanno pari dignità sociale (…) senza distinzione di sesso, di razza, di lingue, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

Con la conseguenza che l’erario sborsa più di nove milioni e mezzo l’anno che nel triennio in corso (“nota integrativa” al bilancio 2017-2019 del ministero della difesa) fanno trenta milioni di euro, ma naturalmente solo per i cappellani cattolici. Non è prevista “assistenza” per chi appartiene ad altre religioni.

L’altro aspetto stupefacente della questione-cappellani è costituito dal livello del tutto ingiustificato dei gradi e quindi delle retribuzioni. Se l’ordinario è equiparato a generale di corpo d’armata (lo stesso grado, vedi caso, ricoperto dal sottosegretario Rossi), il suo vicario gode del grado di generale di divisione o di maggiore generale a secondo dell’arma (ottomila lordi al mese); l’ispettore è generale di brigata (seimila euro); mentre sono assimilati ai colonnelli (sessanta-settantamila euro anno) il vicario episcopale, il cancelliere e l’economo.

distintivo da petto in stoffa

Inoltre il cosiddetto primo cappellano è maggiore, il cappellano-capo è capitano, il cappellano semplice ha il grado di tenente e percepisce 2.500 euro al mese. Inevitabile e francamente indisponente è il paragone tra queste retribuzioni e quelle fissate per la truppa, sia essa dell’esercito, della marina, dell’aviazione. Il soldo mensile medio è di 800 euro, che sale a 850 appena promosso a caporale; il graduato in servizio permanente effettivo becca la mirabolante cifra di 1.170 euro netti mensili…

Monsignor Marcianò visita la direzione darittima della Guardia costiera di Reggio Calabria, 29 settembre 2015 http://www.guardiacostiera.gov.it/

Quando il sottosegretario Rossi affrontò per la prima e unica volta la questione in Senato (era l’oramai lontano 19 marzo 2014) disse che risultavano, già allora, “avviati dei contatti esplorativi” con l’ordinariato militare al fine – ammissione significativa – “di rendere meno gravoso nel bilancio dello Stato il servizio dell’assistenza spirituale delle forze armate”.

Ma a dicembre dell’anno scorso, quando è stata presentata in parlamento la “nota integrativa” al bilancio della Difesa (di quella nota solo ytali dette pubblica notizia), l’erogazione pro-cappellani non era meno “gravosa” e addirittura prevista sino al 2019. Certo, tra Difesa e ordinariato militare c’era stato anche un “incontro” (il solo “contatto esplorativo” di cui sia stata lasciata traccia) da cui era emersa, addirittura prima della risposta del sottosegretario Rossi, “la volontà dell’ordinariato di approfondire l’ipotesi di una modifica normativa che intervenga sulla vigente assimilazione del personale ecclesiastico ai gradi della gerarchia militare”. Poi però la precisazione che “ulteriori approfondimenti sono tuttora in corso”. E siccome sono passati tre anni e mezzo da questa comunicazione sarebbe interessante sapere se gli “approfondimenti” hanno portato a qualche esito. Già, perché il sottosegretario promise di riferire presto sugli “esiti finali” della trattativa.

Santo Marcianò al Comando Legione Carabinieri Sicilia, 11 ottobre 2016, http://giornalelora.com

Di più, un anno dopo questa comunicazione ufficiale del governo italiano, il portavoce della sala stampa vaticana aveva annunciato l’interesse a definire la questione dei cappellani militari attraverso una commissione bilaterale. Ma, intanto, di questa commissione non si è più parlato. E poi, se il Vaticano aveva proposto una commissione, vuol dire che i contatti esplicitamente citati dalla Difesa non avevano sortito alcun effetto o erano una bufala bell’e buona. Insomma, con tutta evidenza ci sono forti resistenze dell’ordinariato e del Vaticano a passare dalle parole ai fatti concreti. Ed è altrettanto evidente quanto meno una compiacenza del governo ed in particolare del ministero della difesa nel tollerare l’ambiguità, il prender tempo delle gerarchie cattoliche.

In realtà c’è all’origine qualcosa di peggio: c’è che l’ “Accordo tra Santa Sede e la Repubblica italiana che apporta modifiche al Concordato lateranense” (legge 121 del 1985, voluta dal governo Craxi) non fa altro che riprodurre, per quel che riguarda il sistema-cappellani, quanto già prevedevano i patti negoziati da Mussolini con il papato nel 1929, non una riga di più e non una meno. Ma nulla toglie che si provveda almeno a limitare lo scandalo: l’articolo 11, secondo comma, del nuovo concordato prevede che “lo stato giuridico, l’organico e le modalità” dei cappellani siano “stabiliti d’intesa tra autorità italiane competenti e autorità ecclesiastica”. Chi impedisce questa nuova intesa?

Cappellani militari, la casta intoccabile ultima modifica: 2017-09-11T15:55:20+00:00 da GIORGIO FRASCA POLARA

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