Germania, egoista o solidale? Cosa ci aspetta dopo il voto

Il risultato delle elezioni in Germania determinerà le politiche europee dei prossimi anni. La riconferma della grande coalizione potrebbe non essere una buona notizia.
scritto da Matteo Angeli

La sinistra tedesca si avvia verso una sconfitta clamorosa, ma, almeno sull’Europa, sembra aver ritrovato sé stessa.

Su nessun tema come su quello europeo, infatti, la divisione tra destra e sinistra è tornata a farsi così chiara, con cristiano democratici (Cdu) e liberali (Fdp) allineati da una parte e socialdemocratici (Spd), sinistra radicale (Linke) e verdi dall’altra.

Nel breve termine, un governo tra la Cdu di Angela Merkel e la Fdp sembra l’opzione peggiore per l’Europa. Nel lungo periodo, però, potrebbe non essere così.

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Fortezza Europa

Nel caso dei cristiano democratici, il titolo della parte del loro programma dedicata all’Europa la dice tutta sui piani che hanno per i prossimi quattro anni: “Europa: Mit Sicherheit!” (Europa: in sicurezza!).

Il programma elettorale della Cdu/Csu

Sicurezza che significa principalmente due cose: progredire verso la creazione di un’unione della difesa europea e il contenimento del flusso migratorio.

Sosteniamo la proposta per la creazione di un’unione della difesa europea e per un fondo europeo per la difesa.

E ancora:

L’Europa deve stringere degli accordi sul modello di quello con la Turchia (che di fatto ha chiuso ai migranti la rotta balcanica, ndr) con altri paesi della regione e nel nord Africa,

si legge nel programma del partito di Merkel.

Anche i liberali mettono l’accento sulla dimensione militare del processo di integrazione:

Noi, liberal democratici, vogliamo la creazione di un esercito europeo, con uno stato maggiore condiviso e sottoposto a controllo parlamentare. Per questo perseguiamo una progressiva espansione e rafforzamento delle capacità comuni delle forze di combattimento degli stati membri interessati e, in questo modo, la realizzazione di un’unione della difesa europea.

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No agli eurobond, sì all’austerità

In materia di politica economica, la Cdu sembra intenzionata a mantenere la rotta dell’ultimo decennio, con qualche concessione secondaria agli alleati più fedeli:

Vogliamo il successo di tutta la Ue. Questo è possibile solo se rispettiamo le regole comuni, decise insieme, come il patto di stabilità… Vogliamo raggiungere una stabilizzazione durevole dell’eurozona. Per fare ciò deve essere chiaro che continuiamo a rifiutare una messa in comune di debiti,

Angela Merkel con Emmanuel Macron

si legge nel programma dei cristiano democratici, che però lasciano aperto uno spiraglio agli “amici” francesi:

Siamo pronti, insieme al nuovo governo francese, a sviluppare ulteriormente e progressivamente l’eurozona, per esempio, attraverso la creazione di un fondo monetario.

Un progetto destinato a restare nel cassetto, se il junior partner della Cdu saranno i liberali.

Anche questi, come i cristiano democratici, si oppongono a una responsabilità collettiva in materia di gestione economica della zona euro.

Il programma elettorale dei liberali

In termini di proposte, però, si spingono oltre: chiedono la fine del meccanismo europeo di stabilità (EMS) – il fondo creato durante la crisi per salvare alcuni stati dall’insolvenza, l’istituzione di una procedura per un “default ordinato” – per evitare che “l’unione monetaria di trasformi in un’unione dei trasferimenti duratura, a spese dei contribuenti europei”, sanzioni automatiche per chi non rispetta il patto di stabilità e crescita – anche nella forma di un blocco dei finanziamenti europei, e – udite udite – l’introduzione di un procedimento che regoli l’uscita dalla zona euro degli stati membri troppo indebitati e poco competitivi.

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L’Europa unisce la sinistra divisa

Una coalizione “tigre” (nero-gialla, dai colori di cristiano democratici e liberali) fa tanta paura all’Europa del sud – Italia compresa – e rischia, nel migliore dei casi, di relegare l’Ue ad altri quattro anni di stand-by in termini di integrazione economica e politica.

Martin Schulz, candidato della Spd

Lo stesso non sarebbe nel caso di vittoria di una coalizione rosso-rosso-verde (dai colori di socialdemocratici, sinistra radicale e verdi) che, sebbene sulla carta non abbia praticamente chance, vale la pena studiare perché offre una visione alternativa d’Europa “embrionale”, sulla quale la sinistra tedesca, attualmente profondamente divisa, dovrebbe puntare per ricomporsi e spedire – tra quattro anni – la Cdu all’opposizione.

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Una nuova consapevolezza

Non
ostante le divisioni, i partiti della sinistra tedesca concordano nel riconoscere che il benessere in Germania dipende direttamente dal buon andamento dell’economia nel resto dell’Unione.

La Germania è contribuente netto, ma non asino da soma dell’Unione europea. È piuttosto un vincitore netto. Milioni di posti di lavoro nel nostro paese dipendono dal fatto che le cose vanno bene anche per gli altri in Europa. Talmente bene che possono permettersi i nostri beni e servizi di alto valore. Circa il sessanta per cento delle nostre esportazioni vanno nell’Unione europea. Ogni investimento nel rafforzamento dei nostri vicini e in uno sviluppo europeo di successo sono perciò al tempo stesso un investimento nel nostro futuro.

(“Zeit für mehr Gerechtigkeit”, programma elettorale della Spd, pagine 95-96)

Durante la crisi dell’euro è diventato chiaro: abbiamo bisogno di meccanismi contro gli squilibri nelle bilance commerciali. I surplus commerciali in un paese sono necessariamente i debiti in un altro. Così non può nascere un’Europa sociale. Vogliamo che gli stati membri abbiamo una bilancia commerciale equilibrata. E questo è nell’interesse dei tedeschi, perché a far aumentare i salari e crescere l’economia sarebbe la domanda interna e non le speculazioni”.

(“Sozial. Gerecht. Frieden. Für alle”, programma elettorale della Linke, pagina 104)

La grande coalizione ha fatto la spilorcia sul bilancio comune, si è arroccata su una politica del risparmio univoca, ha sostenuto le privatizzazioni sbagliate, ha impedito un alleggerimento del debito per la Grecia, gli eurobond e investimenti pubblici. In questo modo ha approfondito le divisioni che attraversano l’Europa. Abbiamo bisogno di un cambiamento di paradigma. Proponiamo un progetto di modernizzazione sociale ed economica, per farla finita con l’austerità e puntare sugli investimenti per il futuro”.

(“Zukunft wird aus Mut gemacht”, programma elettorale dei verdi, pagine 71-72)

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Più investimenti, basta austerità

Le anime divise della sinistra tedesca concordano nell’identificare in un programma di investimenti europeo la soluzione per porre fine alla crescita stagnante e rilanciare la competitività del continente.

Investimenti per il futuro, in reti europee transfrontaliere del traffico e dell’energia, nella costruzione dell’infrastruttura più moderna del mondo per un internet ad alta velocità, nell’istruzione e la formazione, nella ricerca e lo sviluppo e per la lotta alla disoccupazione giovanile,

sono la priorità della Spd.

I candidati della Linke: Sahra Wagenknecht e Dietmar Bartsch

Gli fa eco la Linke, che critica esplicitamente la logica che sta dietro al piano Juncker – l’attuale piano di investimenti in Europa, che cerca di stimolare la partecipazione di privati a investimenti di interesse europeo – e specifica che i fondi del nuovo programma dovrebbero essere “pubblici” e ricavati da un prelievo “una tantum” sui patrimoni superiori a un milione di euro.

I verdi, invece, parlano di un Green New Deal – facendo riferimento al noto piano promosso negli Stati Uniti da Franklin Delano Roosevelt fra il 1933 e il 1937 – e puntano su investimenti “sostenibili”, in campo energetico, ambientale, sociale e tecnologico. Cambia il nome, ma la sostanza resta più o meno la stessa dei programmi di Spd e Linke.

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Un governo economico per l’eurozona

Per evitare eccessivi squilibri nelle bilance commerciali degli stati membri, la Spd propone la creazione di un “governo economico dell’eurozona”, responsabile dell’elaborazione di una politica economica coordinata in Europa.

A capo di questa nuova istituzione, ci sarebbe un ministro europeo dell’economia e delle finanze, il cui operato sarebbe controllato da una nuova struttura in seno al parlamento europeo, ovvero il “parlamento della zona euro”.

Il governo dell’eurozona, sarebbe responsabile, tra le altre cose, di un bilancio comune, che verrebbe utilizzato sia per stimolare gli investimenti che come stabilizzatore in momenti di crisi. Questo bilancio sarebbe finanziato attraverso una tassazione adeguata dei mercati finanziari.

Una decisione che il manifesto della Spd giustifica così:

Con la loro avidità e le loro irresponsabili speculazioni, [i mercati finanziari] hanno condotto l’Unione europea sull’orlo del baratro. Solo gli aiuti pubblici hanno permesso stabilizzare la situazione in Europa. Ma finora i mercati finanziari non hanno dato alcun contributo per il benessere collettivo, nemmeno per ripagare una parte dei costi pubblici della crisi finanziaria.

Anche la Linke propone una ricetta di tipo espansivo, ma lo fa concentrandosi sulla politica monetaria.

La Bce deve, in determinate condizioni, prestare direttamente agli stati della zona euro. In questo caso, non si deve fare attenzione solo alla stabilità dei prezzi, ma anche a uno sviluppo sostenibile dell’economia e al pieno impiego.

E poi:

Vogliamo un’agenzia di rating europea e pubblica. I rating delle agenzie europee non possono essere in contrasto con le regole vincolanti dell’Ue,

queste le proposte nel programma della sinistra radicale per aggredire le cause della crisi finanziaria.

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Contro il dumping fiscale e sociale

Spd, Linke e verdi dedicano tutti e tre molto spazio alla tassazione nella parte dei loro programmi dedicata all’Europa.

La Spd vuole armonizzare l’imposta sui redditi delle imprese, lottare contro l’evasione e l’elusione fiscale e fare in modo che le imprese paghino le tasse là dove raccolgono i loro profitti.

La Linke rilancia, proponendo di togliere la licenza alle banche che non cooperano nella lotta all’evasione e di rendere più efficace l’azione penale contro chi compie questo reato.

Katrin Göring-Eckardt e Cem Özdemir, candidati dei verdi

I verdi completano il quadro proponendo un’aliquota fiscale minima europea sui profitti delle imprese.

Sul tema del dumping sociale, poi, i tre partiti parlano con una sola voce: deve valere il principio dello “stesso salario, per lo stesso lavoro, nello stesso luogo”.

La Linke, però, “osa” più degli altri, proponendo anche un reddito minimo europeo pari al sessanta per cento della media dei redditi nazionali medi.

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Un rinnovato pacifismo

Anche in materia di difesa, i rosso-rosso-verdi adottano una posizione comune, speculare a quella di Cdu e liberali.

Facendo riferimento allo spirito di Willy Brandt, la Spd rispolvera una tradizione incentrata sul rifiuto della violenza e l’impegno per il disarmo.

Schulz con il ministro degli esteri, Sigmar Gabriel

I socialdemocratici propongono di aumentare il budget, non per la difesa – come vorrebbe Trump – ma per la diplomazia e lo sforzo civile di prevenzione e gestione dei conflitti.

Con conseguenze poco gradite ai produttori di armi tedeschi: la Spd vuole, infatti, inserire in costituzione il divieto di esportare piccole armi in stati diversi da quelli della Ue e della Nato.

Posizione simile a quella dei verdi che, oltre che mettere l’accento sulla dimensione civile della risoluzione dei conflitti, chiedono che i produttori di armi tedeschi smettano di esportare la loro merce in Turchia, paese colpevole di una gravissima svolta autoritaria.

La posizione più dura resta comunque quella della Linke, che rigetta in toto i piani per un’unione europea della difesa, anche nella forma di una cooperazione rafforzata tra Ue e Nato, e ribadisce l’importanza degli strumenti civili nella politica estera.

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Verso una nuova grande coalizione

A sette giorni dal voto, i sondaggi lasciano la porta aperta a tre scenari.

Primo: un governo tra cristiano democratici e liberali. Sono cinque i punti percentuali che separano i due alleati “naturali” dalla possibilità di governare insieme (la Cdu è al 36 per cento, la Fdp al 9).

Uno scenario improbabile ma non impossibile, che minerebbe il processo di integrazione in campo economico, dandogli invece uno slancio sul piano militare.

Secondo: i verdi (7,5 per cento) potrebbero aggregarsi a Cdu e Fdp, in una coalizione cosiddetta “Giamaica”.

I numeri ci sono, ma le differenze tra verdi e liberali sembrano troppo ampie anche per un “matrimonio di convenienza”.

La terza opzione, quella più quotata in questi giorni, è quella di una riedizione della grande coalizione, guidata dalla Cdu e con la Spd (22 per cento) come junior partner.

Wolfgang Schäuble

Uno scenario che non solo rischia di erodere ulteriormente la capacità della Spd di presentarsi come alternativa, ma che lascerebbe in ogni caso le redini della politica economica tedesca in mano a un falco dell’austerità come Wolfgang Schäuble, che già negli anni passati ha fatto vedere di che pasta è fatto.

Forse piccoli passi verrebbero fatti nella direzione di un “fondo monetario” europeo, che anche la Cdu ha citato nel suo programma, ma questo sarebbe lungi dall’essere il “governo economico dell’eurozona” auspicato dalla Spd.

In ogni caso, la Spd rischia di trovarsi con le spalle al muro, costretta dai numeri ad accettare il ruolo di “socio di minoranza”, per garantire la stabilità politica del paese.

Uno scenario che, nel lungo termine, rischia di rivelarsi il peggiore di tutti.

Per la sinistra tedesca e per l’Europa.

 

Germania, egoista o solidale? Cosa ci aspetta dopo il voto ultima modifica: 2017-09-18T11:41:46+00:00 da Matteo Angeli

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