I libri d’artista di Giulia Napoleone all’Istituto centrale per la grafica

scritto da ENNIO POUCHARD

L’Istituto centrale per la grafica di Roma presenta nel proprio Museo la mostra «Dialoghi» – inaugurata il 15 settembre e aperta fino al 12 novembre – dedicata ai trentasei libri di artista (in copia unica, poiché composti interamente a mano) di Giulia Napoleone, della cui acquisizione, presentandola in catalogo, la curatrice, Antonella Renzitti rende ufficialmente merito ad Alida Moltedo, già responsabile del Dipartimento del Contemporaneo, passata ora ad altri impegni. Giulia non li riteneva meritevoli di essere esposti; per lei erano quasi un “diario per immagini” che le faceva ritrovare l’energia bruciata nelle ore di lavoro creativo o di insegnamento. Nel medesimo testo, intitolato Dialoghi senza tempo (per “Dialoghi” s’intende la relazione tra la concisione, la chiarezza e controllatissima misura del suo fare e il suo vivere; un confronto con la parola, e nello specifico con la poesia), la Renzitti testimonia l’ininterrotto rapporto dell’artista con l’Istituto fin dal 1965; cioè dieci anni prima della sua fondazione, avvenuta quando Gabinetto Nazionale delle Stampe e Calcografia Nazionale si fusero per formare un ente solo in cui studio, istruzione, pratica, promozione e conservazione dovevano fare un tutt’uno. E non dimentica di sottolineare che il suo attuale ritorno in Calcografia segue di vent’anni l’antologica del 1997.

Pescarese di nascita (1936), Giulia Napoleone è diventata romana d’elezione a 21 anni; ha completato lì l’iter formativo, decidendo poi, grazie alle sperimentate facilità d’inserimento nell’ambiente intellettuale, che da lì non si sarebbe più mossa, per dedicarsi con passione e metodo sia alla pittura, e più ancora all’incisione e al disegno, sia all’attività di insegnante. Roma viveva allora i suoi più produttivi anni di gloria nelle arti, il teatro, la musica, il cinema. Per Giulia ciò significava lavorare accanto a colleghi come Guido Strazza, Luca Maria Patella e Antonino Virduzzo, in una Calcografia dove Maurizio Calvesi era il direttore; e dove tra gli amici c’era l’indimenticabile Leonardo Sinisgalli e una marea di altri (tra i quali lo scrivente). Ma non si è mai stancata di girare il mondo, e così un bel giorno, innamoratasi della Siria, è diventata docente e responsabile del Settore Arte presso la Private University of Science and Arts (PUSA) di Aleppo, nonché studiosa delle antichità sparse tra il Paese e le terre circostanti. Ci è rimasta dal 2003 al 2009, adorata dagli allievi e accolta a braccia aperte dalla gente dei luoghi visitati; dai bambini in particolare.

Qui la si vede in un villaggio alla periferia di Aleppo, ai piedi della Cittadella e al confine turco.

In altre fotografie di quel tempo compaiono Ebla, Palmira, Petra, Ugarit e Sana’a, nello Yemen, e non è difficile immaginare quanto di tutto ciò continui ad albergare nel suo animo. Rientrata a Roma, consapevole di essere ormai per sempre lontana da quei siti, ha avuto l’amara sorpresa che la casa-studio ai piedi del Gianicolo – in cui ogni sua azione nasceva in simbiosi con gli spazi e che, in quanto proprietà di un ordine religioso, riteneva sua per la vita – doveva lasciarla, poiché il palazzo di cui è parte – progettato niente po’ po’ di meno che da Francesco Borromini – era destinato a diventare un hotel a tante stelle.

Usando il raziocinio che le è innato, ha organizzato con rigore professionale il nuovo studio in un paesino della Tuscia. Eccola qui accanto all’antico torchio per le incisioni, usato anche da lei tanto tempo fa in Calcografia e ora gelosamente conservato nella stamperia.

Accanto al torchio

A Roma, attualmente, mentre continua le sue collaborazioni con l’Istituto Nazionale per la Grafica, è impegnata nelle iniziative dell’Accademia di San Luca, della quale è Accademico per elezione; frattanto mantiene vivi i rapporti di lavoro con il Canton Ticino, ormai considerato sua seconda patria, sia a Mendrisio sia a Bellinzona, dove, al Museo Villa dei Cedri, si trova un fondo di sue opere.

Altri due erano già prima patrimonio del Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi di Firenze e dell’Istituto romano di cui trattiamo; e ciò attesta la sua appartenenza a una élite internazionale nei cui valori è estranea qualsiasi forma di compromesso e di venalità.
Con il che entriamo finalmente nel tema di questo scritto: i suoi trentasei libri di artista.
Primo scoglio: cos’è un libro d’artista? È un’opera d’arte che del libro mantiene la forma e la struttura, ma non la serialità e la fattura, in quanto prodotto singolarmente, a mano, dall’autore stesso, o tutt’al più stampato in bassissima tiratura (dell’ordine delle venti copie) e in gran parte con sistemi tipici della stampa d’arte. Giulia Napoleone è attivissima in entrambi i settori: per quelli stampati, l’editore svizzero Josef Weiss assicura la singolarità di libri contenenti, sì, stampe moltiplicate, ma pure disegni, fino a tre, tutti diversi, per ciascun esemplare.

Quelli dei “Dialoghi” contengono da una a trentanove opere, studiatamente esplorative nelle tecniche (dall’inchiostro di china – a tratto, puntinato o a spruzzo – alla matita e all’acquerello), nelle legature (con cucitura a spago o cordoncino passante, libere e inscatolate o chiuse in cartella) e nelle carte (Schoeller, vari tipi di Fabriano, Giappone, Canson cà grain, Duchêne, Amatruda Amalfi, Richard de Bas, di formati dal quadrato al rettangolare e al rotondo, da 8 a 85 cm).

I soggetti sono alberi, paesaggi stilizzati con nostalgici ricordi (l’infanzia, la Siria, il Marocco, l’acqua, la pioggia, il mare e la terra) e composizioni libere, tratte anche da studi su terre lontane; uno è ispirato a un Carcere di Piranesi, tanti altri ricostruiscono costellazioni (belle da togliere il fiato: “Ma quanto tempo ti richiedono?” “Anche una settimana per foglio”; e per intendersi, fogli quadrati, con lati di venti centimetri. “Ma il tempo che passo lavorando è quello della vita, il cui movente è la qualità che le si vuole dare”). A intervallare i disegni, tante poesie trascritte a mano di autori vari: Eliot, Dickinson, Nietzsche, Montale, Petrarca, Ungaretti, Baudelaire, Lorca, Leopardi,… e tanti ancora attivi.

Dei trentasei libri è giocoforza che mi limiti a citarne solo alcuni; e comincio dai Quattro alberi del 1963, che è l’anno in cui l’artista fa la sua prima mostra alla Galleria Numero della grande Fiamma Vigo, a Firenze, e si cimenta nei disegni a china e nelle incisioni. Nella scheda del catalogo si legge che è nato durante un breve soggiorno in Umbria, dove lei trascorreva giornate intere a osservare un giardino con quattro alberi, dalla finestra della sua stanza. Di nove dei fogli disegnati lì per lì – passando da una rappresentazione quasi realistica a un simbolo tradotto con la purezza di un astratto geometrico – le è venuta poi l’idea di fare un libro.

Immaginarne subito dopo degli altri non poteva che essere il logico seguito, da parte di un’innamorata del lavoro al par suo; gli seguirono così gli altri trentacinque in mostra, alcuni dei quali centrati su fasi tra le più significative della sua vita.
Imitazione (1966), che parte dalla poesia di Giacomo Leopardi “Povera foglia frale dove vai tu?” e formalmente dall’opera di Giorgio Morandi, ha la particolarità tecnica – unica nell’insieme di questi libri – dell’uso dello spruzzo per l’inchiostro e di foglie come sagome.

Imitazione

Del 1969, Astro che alto rifulgi – dalla poesia Thou Orb Aloft Full-Dazzling di Walt Whitman (di cui la pur bella versione italiana del titolo non ce la fa a ridare la musicale poeticità, perché la nostra lingua non possiede parole corrispondenti) – e Sidi Bou Said elaborano memorie della Tunisia, con tre disegni su carta colorata che ne ricordano il sole e – rispettivamente – una località di mare frequentata da Giulia, nei mesi trascorsi lavorando ai restauri di mosaici romani al Museo del Bardo (che ne possiede la più ricca collezione del mondo, tutti in perfetto stato di conservazione), quando nessuno poteva immaginarsi il demenziale attentato di due anni e mezzo fa.

Altri quattro libri – il citato Da Piranesi (1976), Solo se ombra (1983), Inverno (1987) e Dalle finestre (1996) – si caratterizzano per le splendide sfumature giocate sulla lievità della materia,

 

 

mentre Tempi innocenti (1980) e Oscurarsi (1984) si distinguono per la maestria del tessuto grafico.

Sviluppati sulla poesia Sunday Morning di Wallace Stevens, i quindici acquerelli di Acqua (1993) sono in origine bozzetti per opere più grandi, realizzate per una mostra di Giulia dedicata all’acqua, e ne rendono alla perfezione il senso della mobilità e mutabilità.

Nodi quasi di stelle, infine (2014-2015, dal titolo ripeso da un verso de La ginestra fiore del deserto di Giacomo Leopardi) contiene venticinque disegni (e altrettante poesie di autori diversi) di costellazioni boreali, ottenute con un lavorio di pennino a china che ha richiesto una pazienza estrema.

Gli fa seguito il disegno singolo Mistero (un metro di diametro), in cui le costellazioni del libro si aggregano in un’infinità di puntini, per dare vita a una notte fatta di tutte le stelle che ormai nei nostri cieli inquinati dall’illuminazione delle città non riusciremo mai più vedere.

Mistero 2015

Al catalogo (edizioni Gli Ori, Pistoia; 300 pagine, con le traduzioni di tutti i testi in inglese) hanno contribuito, accanto ad Antonella Renzitti, Maria Antonella Fusco, Gianni Contessi e Gabriella Pace, e per le schede e la biografia Miriam Urru.
In prima pagina c’è la dedica “a Vanni Scheiwiller”, che fa stringere il cuore a quanti hanno avuto la fortuna di avere per amico questo raffinato conoscitore e protagonista assoluto dell’editoria.

Giulia Napoleoni con le stelle

Dono a Lui il sorriso dell’autrice tra le sue stelle.

Didascalia della prima immagine in alto: Nodi quasi di stelle

PS
Imprevisto e particolarmente apprezzato, perché porta l’impronta di una profonda amicizia, è il seguito a DIALOGHI che giunge dalla Lucania, terra cui Giulia Napoleone si sente legata da una lunga e proficua collaborazione.
Eccola: quattro musei, riuniti nel circuito ACAMM, acrostico delle località dove si trovano (Aliano Castronuovo Sant’Andrea, Moliterno e Montemurro, nelle rispettive sedi di Palazzo Caporale, Museo Internazionale della Grafica, Musei Aiello e Fondazione Sinisgalli-Casa delle Muse) rendono omaggio all’iniziativa romana presentando ciascuno una mostra, con opere che rispecchiano l’intero percorso creativo dell’artista. Nell’ordine, dieci acquerelli (datati 1977-1997), dieci incisioni (1966-2014), un nucleo di disegni (1963-2013) e dieci pastelli dominati dal blu (1975-2017).
L’apertura delle mostre va dal 20 settembre al 12 novembre.
C’è un non nominato deus ex machina in tutto questo: Giuseppe Appella, noto a tutti come Peppino: grande nome dell’ambiente artistico romano, lucano di nascita, che rappresenta (anche per me) la succitata amicizia.
E c’è una creatura amata da Giulia, cui è dedicata questa incisione, dal titolo “Sogno di Sula”. Era la sua cavalla

I libri d’artista di Giulia Napoleone all’Istituto centrale per la grafica ultima modifica: 2017-09-18T13:36:53+00:00 da ENNIO POUCHARD

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