Viaggio nel Front National, parte prima: verso un nuovo partito?

Il Front National si avvia a congresso. Tra scontri di potere ed ideologici, Marine Le Pen cerca di tenere unito un partito diviso. E nell'acceso confronto tra sovranisti e identitari, l'uscita dall'euro è rimessa in discussione.
scritto da Marco Michieli

Spesso in politica si assiste a rapide ascese e ad ancor più rapide cadute. Come era inevitabile dopo la sconfitta delle presidenziali, anche il Front National si trova ad affrontare un momento particolarmente difficile, con posizioni sempre più differenziate, in vista del congresso di marzo. Marine Le Pen si ricandiderà alla guida del partito. Non mancheranno, e non mancano, i colpi di scena. Qualche giorno fa Florian Philippot, numero due del partito, braccio destro di Marine e il responsabile della de- demonizzazione del Fn, ha annunciato in televisione la sua uscita dal partito, dopo giorni di crescenti polemiche con la presidente. Marine Le Pen inoltre ha annunciato che proporrà un nuovo nome per il Front National.

Cercheremo in tre puntate di capire meglio quello che sta succedendo in un partito che è stato modello per molti partiti populisti europei e uno di quelli di maggior successo. Nella prima puntata parleremo delle divisioni all’interno del partito sul tema dell’adesione alla moneta unica. Con la seconda, getteremo lo sguardo all’eterogeneo gruppo parlamentare. Infine, nella terza puntata parleremo della situazione del Fn a livello locale.

Marine Le Pen in barca coi pescatori presso Grau-du-Roi (Gard), 27 Aprile 2017.

Parenti serpenti

La doppia sconfitta, alle presidenziali e alle legislative, ha riaperto le fratture del Fn. Dopo il risultato delle legislative – 500.000 voti in meno rispetto alle legislative del 2012 -, non si contano più le riunioni. Il gruppo dirigente è ancora un po’ scosso dalla prestazione di Marine Le Pen nel dibattito televisivo con Emmanuel Macron. Che ha allontanato possibili simpatizzanti. L’ex candidata del Fn ha tuutavia un’idea molto chiara della situazione politica attuale e non intende lasciare spazio ad altri: c’è stata una grande ricomposizione del sistema partitico francese, con l’eliminazione dal secondo turno dei socialisti e dei repubblicani e si tratta ora di trovare la forma per rappresentare al meglio la frattura tra “mondialisti e patrioti”. Per Marine Le Pen, il problema del Front National è la mancanza di alleati su cui poter contare al secondo turno. Pertanto serve una trasformazione profonda del partito, al fine di costituire una forza politica che possa attirare numerosi voti dei francesi. Questa trasformazione rimane ancora vaga: non è escluso che si proceda ad un cambio del nome stesso del partito, delle pratiche politiche e delle alleanze.

La strada sembra tuttavia molto in salita. Il padre e fondatore del Front National, Jean- Marie Le Pen, ha dei conti in sospeso con la figlia, che lo ha estromesso dal partito, e la sconfitta di Marine lo ha galvanizzato: non fa altro che ripetere che sarà il congresso a decidere della leadership di Marine e delle posizioni del Fn. Poco prima della sua uscita dal partito, Florian Philippot era l’oggetto degli attacchi continui del fondatore del Fn, che considerava il vice di Marine come il principale avversario politico interno e l’artefice della strategia elettorale, a suo dire, sbagliata. La tensione ha continuato a montare attorno a Florian Philippot, tanto che quest’ultimo non aveva fatto mistero di essere pronto ad abbandonare il partito se il Front National avesse cambiato linea sull’Europa. Partito che ha abbandonato la settimana scorsa, annunciandolo in televisione.

Più linee sull’Europa

Paradossi della politica, è l’Europa l’oggetto del contendere. L’ottanta percento dei pensionati ha votato per Emmanuel Macron al secondo turno, essenzialmente per la questione dell’uscita dall’euro, secondo molti sondaggi. Per evitare l’aggravarsi delle fratture, Marine Le Pen aveva scelto di puntare tutto sui temi che garantivano l’unanimità del partito, come il nazionalismo. Oggi pare non voglia dismettere gli abiti dell’euroscetticismo. Vuole però cucirgliene di nuovi. E magari mettere di lato per un po’ la questione dell’uscita dell’euro. Ed è su tale questione che il partito si sta dividendo.

Un problema di non facile soluzione, per ragioni di credibilità e ideologiche. Dal 2002 il Fn difende l’idea del ritorno al franco e della rottura delle relazioni franco-europee che i governi hanno portato avanti da trent’anni. Un problema di credibilità che potrebbe costare elettori a destra senza avere la sicurezza di guadagnarne di nuovi. I sovranisti del partito hanno cominciato a far sentire la propria voce. Perché il Fn non è un monolite ma è fortemente diviso al suo interno tra differenti correnti. E qua sta il problema ideologico.

Marine Le Pen in barca coi pescatori presso Grau-du-Roi (Gard), 27 Aprile 2017.

All’interno del Fn si scontrano due linee. La linea sovranista, fino ad una settimana fa portata avanti da Florian Philippot, e la linea identitaria, più vicina a Jean-Marie Le Pen e guidata dalla nipote, Marion Maréchal-Le Pen. Il gruppo di Philippot era uno stretto alleato di Marine Le Pen e aveva contribuito a definire la posizione del partito sulle questioni sociali ed economiche al fine di conquistare nuovi elettori. Sul cardine del sovranismo, Philippot e il suo gruppo hanno creato solide basi elettorali in quelli che ormai sono feudi del Fn: l’est e il nord del paese e le regioni popolari della storia operaia.

Il gruppo di Marion Maréchal-Le Pen è invece molto più a destra: più liberista in campo economico e più conservatore sui valori morali. Sul pilastro della difesa dell’identità tradizionale e religiosa francese, il gruppo identitario ha messo profonde radici nel sud, dove il Fn è storicamente più forte.

Philippot era più attento alla frattura tra centro e periferia, tra élite e non élite; Marion Maréchal-Le Pen si richiama alla tradizione conservatrice della destra lepenista e al tradizionale conflitto tra destra e sinistra. Pur cercando di mantenere una sorta di equilibrio interno, Marine Le Pen ha scelto fino ad oggi di seguire Philippot, incrementando questa ambiguità del partito rispetto alla frattura tradizionale destra- sinistra.

La leadership di Marine non è in discussione ma…

Se l’uscita di Philippot pone molti interrogativi, Marine Le Pen oggi resta tuttavia indispensabile. Per la sua capacità di arrivare ad ampie schiere di elettori. Per il carisma. Per le sua abilità di comunicazione. Senza la sua leadership il partito è destinato a rompersi.

I sostenitori di Marion Maréchal-Le Pen e di Florian Philippot però scalpitano. La prima ha deciso di non ricandidarsi all’Assemblée Nazionale, ma pochi credono ad una sua uscita di scena. Il secondo aveva creato un’organizzazione indipendente dal Fn, che ha chiamato «Patriotes», che aveva suscitato notevole polemiche ed aveva costretto Marine Le Pen ad una posizione più dura sul suo alleato interno, con la richiesta di chiarire il ruolo di quest’organizzazione e la compatibilità col suo ruolo dirigenziale nel Fn. Marine non lo voleva sacrificare. Philippot l’ha presa in contropiede.

La relazione politica tra i due ha forgiato le idee e i successi del Fn degli ultimi anni. Philippot condivide con Marine Le Pen le medesime posizioni sui temi economici e sul ruolo dello stato nell’economia. Così come la strategia del “ni gauche ni droite” e l’idea della conquista dei territori operai. Molti nel Fn vorrebbero però tentare di costruire l’unione delle destre, soprattutto ora che la leadership del partito di Sarkozy e Fillon, Les Republicains, sembra spostarsi più a destra con la probabile elezione del “duro” Laurent Wauquiez.

Marine Le Pen in barca coi pescatori presso Grau-du-Roi (Gard), 27 Aprile 2017.

Florian Philippot non è mai piaciuto a molti del partito. Innanzitutto perché enarchista e omosessuale, il simbolo di tutto ciò che il Fn ha sempre combattuto. E poi per la gestione verticistica del partito, talvolta autoritaria, e per l’influenza che ha esercitato su Marine. Gli attacchi politici contro Philippot ormai non si contavano.

E qualche schizzo di fango cominciava ad arrivare anche a Marine Le Pen. Robert Ménard, fondatore di “Reporters sans frontiéres” e sindaco di Béziers, indipendente vicino al FN, non ha esitato alla vigilia delle legislative di giugno ad attaccare Marine Le Pen sulle proposte economiche e sulle politiche europee. In realtà l’obiettivo di Ménard, che è vicino alle posizioni di Marion Marechal-Le Pen, era Philippot.

Con l’uscita di quest’ultimo dal partito, il gruppo sovranista sembra avere perso una battaglia. La guerra però è appena cominciata.

Viaggio nel Front National, parte prima: verso un nuovo partito? ultima modifica: 2017-09-27T12:35:33+00:00 da Marco Michieli

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