Fincantieri-STX France. Pourquoi pas?

L'intesa tra i due colossi pubblici è un’occasione da non sprecare perché l’alternativa sarebbe assolutamente pessima, forse un decisivo colpo da ko, per la cantieristica europea.
scritto da FRANCESCO MOROSINI

Con l’accordo Fincantieri-STX France il tragitto per la costruzione di un player europeo ma globale della cantieristica civile e militare è dunque giunto a conclusione? No, molta strada è ancora da fare. Nondimeno, il patto tra Roma e Parigi che prevede l’affidamento della gestione operativa STX France (i cantieri navali posti sull’estuario della Loira) a Fincantieri, pur senza, come vedremo, la piena maggioranza azionaria, è un sicuro passo avanti.

A conferma, si prevede una road map – a partire dalla prossima creazione di un comitato composto da rappresentanti dei due governi e delle aziende interessate – per la creazione di sinergie industriali (forse pure di scambi di azioni; ma nulla di certo, al momento) in ambito militare tra la stessa Fincantieri e Naval Group (detentore del dieci per cento del capitale di STX France), il gruppo industriale partecipato dallo Stato francese per circa il 63 per cento leader nei sistemi d’arma navali.

Al momento, quindi, tutto sembra marciare bene. Ma va evitata, meglio dirlo per eccesso di prudenza, una divisione del lavoro che affidi all’Italia, prioritariamente, la cantieristica civile e alla Francia la militare. Non solo perché quest’ultimo è un business di grande rilievo (stimato vicino agli ottocento miliardi di dollari nel prossimo decennio); quanto, soprattutto, per il fatto che esso è un prezioso strumento d’azione e d’influenza internazionale.


La nave scientifica polivalente Pourqoi pas? [Perché no?]

Comunque, spetterà a questo comitato intergovernativo e interaziendale italo-francese garantire sia l’equilibrata presenza dei due paesi nel settore che sviluppare il rapporto Fincantieri/Naval Group dal punto di vista industriale e individuando le conseguenti politiche pubbliche di sostegno. Merita sottolineare l’importanza di tutto ciò nella prospettiva del formarsi di un accordo tra un primo nucleo di Stati (l’Europa, se sarà, sarà di Stati) in ambito di difesa comune. Considerate le passate posizioni di “splendido isolamento” della Francia in materia, realmente il passo è grande.

La qualcosa significa che l’alleanza tra Fincantieri e STX France nasce perché c’è la convinzione che essa, alle condizioni odierne geoeconomiche e geopolitiche, convenga ai due paesi; e, innanzitutto, ai due gruppi industriali. Anche perché, sebbene abbiano ottime basi ingegneristico/industriali, purtuttavia essi nel recente passato hanno sofferto. STX France, infatti, partecipò della crisi di STX Offshore & Shipbuilding, il conglomerato sud-coreano che ne controllava il 66,66 per cento del capitale; tant’è che l’offerta di Fincantieri precedente agli attuali accordi Roma/Parigi fu presentata al Tribunale fallimentare di Seul nel corso della procedura di liquidazione del conglomerato sudcoreano stesso.

Ma anche l’italiana Fincantieri ha avuto i suoi guai dipendenti dal fatto che dei tre pilastri su cui regge la propria attività, cioè navi militari, crocieristica e ricerca petrolifera, gli ultimi due hanno subito duri contraccolpi sul mercato. Sul primo, la crocieristica, il problema più che di portafoglio ordini, anche nei passati anni critici sempre in crescita, era sulla reddittività; la qualcosa, a sua volta, potrebbe rimandare all’organizzazione/gestione dei cantieri; quanto al secondo aspetto, la caduta del prezzo del petrolio ha nuociuto a Fincantieri Oil & Gas S.p.A., specializzata nella progettazione e costruzione di mezzi navali per il mercato dell’estrazione e produzione di petrolio e gas naturale. In ragione di ciò, l’accordo tra Italia e Francia dovrebbe consolidare il futuro di entrambe attraverso economie di scala e, al contempo, tagliandone i costi dipendenti dalla reciproca ipercompetitività.

MSC Worldclass

Inoltre, il patto italofrancese consentirà a STX France, data la forza di Fincantieri in termini di maggior fatturato, di incrementare il suo potere di mercato nei confronti dei fornitori e, quindi, avere più margine di ricavo, cosa importante in un settore dove l’ipercompetitività tende a tagliarli. Gli italiani, a loro volta, grazie al patto su STX France ottengono, attraverso l’accesso ai cantieri sull’estuario della Loira, l’ingresso nel business delle super grandi navi da crociera da 200.000 tonnellate e oltre; cosa, viceversa, finora impossibile se Monfalcone, il più grande cantiere italiano, arriva circa a 150.000 tonnellate. Altro aspetto positivo dell’accordo, oltre ad essere sicuramente più vantaggioso di una “guerra competitiva” tra le due società, sta nella creazione di sinergie tra Fincantieri, STX France e Naval Group – ad esempio, in Australia dove l’Italia è interessata al rinnovo della flotta di superficie e la Francia ai sottomarini – capaci di acuirne le capacità competitive.

L’accordo su STX France, quindi, risponde alle esigenze delle due cantieristiche; e, in questa prospettiva, è da valutare positivamente. Ma tenendo bene a mente, per ben valutare il senso dell’accordo, che la trattativa su STX France tra Italia e Francia ha seguito una logica che, oltrepassando la mera logica economica, è politica; ovvero condizionata, cosa inevitabile dato il peso strategico della posta in gioco, dagli interessi nazionali dei due paesi.

Classe BPC Mistral

Come ben mostrò, al riguardo, il disappunto di Roma quando, dinnanzi all’ipotesi del pieno controllo azionario italiano su STX France (secondo la proposta d’acquisto cui il Tribunale fallimentare di Seul e il precedente governo francese avevano dato luce verde, Fincantieri e Fondazione Cassa di Risparmio di Trieste avrebbero controllato il 66,66 della società), Parigi ricorse al diritto di prelazione sul capitale di STX medesima e congelò gli accordi; ovviamente, al fine di ottenere nuove garanzie. Infatti, avutele, l’Eliseo ha chiuso la partita, per fortuna, in modo accettabile (come visto, la gestione operativa è di Fincantieri) da entrambe le parti.

Ciò che conta è la pace fatta tra Roma e Parigi su Fincantieri-STX apra alla possibilità di un grande player europeo della cantieristica civile e militare adatto a tener botta nel mercato globali. Anzi, da questo punto di vista, ha pienamente ragione l’ad di Fincantieri Bono a sottolineare quest’ultimo aspetto, invero, particolarmente rilevante in una prospettiva europea. Il motivo, come dimostra anche l’accordo franco/tedesco Siemens-Alstom sul ferroviario, è che la partita per il futuro se la giocheranno mega poli industriali, a loro volta espressione di sistemi politici forti; cioè capaci di essere attivi in una competizione globale dove fattori geopolitici e geoeconomici si intrecciano strettamente.

Perciò, l’idea transalpina dei grandi campioni nazionali resta; la novità è l’accettazione che “grande”, per essere credibile, debba far rima con “coalizioni di Stati nazionali” che ora l’attuale inquilino dell’Eliseo individua nei grandi paesi d’Europa.
Insomma, è l’idea molto francese di uno “statalismo europeista”, per il vero più vicina alla Realpolitik che al classico federalismo europeista, a spingere sulla via dei grandi accordi industriali in stile Fincantieri-STX.

Veduta dei cantieri di St. Nazaire

D’altra parte, la creazione di gruppi industriali plurinazionali in Europa, idea che pare condivisa oltreché a Parigi pure a Roma e Berlino, è vitale per evitare, reggendo la sfida dei campioni nazionali altrui, la colonizzazione (rischio che nel Vecchio continente c’è, ad esempio, per le banche, qui tuttora troppe e troppo piccole). È questo, in sintesi, il nazional/europeismo del nuovo presidente di Francia Macron: la cantieristica è solo un elemento di questo sua visione di un quadro d’azione credibile per l’Europa. A riprova di questa nuova volontà francese, sperabilmente portatrice di ricadute positive per sé e gli altri partner, c’è, la disponibilità di Parigi a mettere sul tavolo degli accordi intraeuropei la cessione di asset (come il gioiello della produzione treni di alta velocità Alstom) prima considerati intoccabili.

Una foto storica dei cantieri di St. Nazaire

La necessità di fare massa critica politico-industriale per restare protagonisti sui mercati internazionali: ecco il senso, condiviso da Roma, dell’accordo Fincantieri-STX. In negativo, come anticipato, l’Eliseo ha vincolato la partecipazione dell’Italia al capitale di STX France al cinquanta per cento; e che, pertanto, la maggioranza l’otterremo con un prestito (revocabile, seppure a precise condizionalità e col patto piuttosto oneroso che, nel caso, la Francia dovrà riacquistare tutto il capitale ora in mano italiana) dello Stato francese di un un per cento che detrarrà dal 34,34 della sua partecipazione.

Certo, in un certo senso, in STX saremo a sovranità limitata. Però, avremo la governance anche garantita, pur essendo Italia e Francia in equilibrio numerico nel board, dal doppio voto del presidente. Conseguentemente, se sapremo gestire nel comune interesse, i bizantinismi dell’accordo saranno accettabili. Anche se, comunque, la possibilità di ripensamenti francesi inevitabilmente peserà.

Viceversa, se tutto andrà bene, nascerà un player globale del settore navale capace, come ricorda l’ad di Fincantieri Bono, di produzioni ad alto valore aggiunto. Oltretutto, la cosa, visti i settori d’interesse dell’accordo, ossia la cantieristica civile e militare, riguarda sicuramente il business; ma pure, specie per l’aspetto militare, la geopolitica. È, questa, un’occasione da non sprecare perché l’alternativa sarebbe assolutamente pessima, forse un decisivo colpo da ko, per la cantieristica europea.

Fincantieri-STX France. Pourquoi pas? ultima modifica: 2017-10-03T19:30:52+00:00 da FRANCESCO MOROSINI

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