Catalogna e Kosovo, dilemma irrisolvibile

Negli ultimi vent'anni l'Europa ha dato risposte diverse ai diversi casi di indipendenza autoproclamata, dalla Slovenia alla Croazia, al Kosovo, alla Crimea e adesso non ci si capisce più nulla.
scritto da GIUSEPPE ZACCARIA

Proviamo a fare un quiz. La domanda è: quando la cosiddetta comunità internazionale, e più specificamente l’Europa unita, può consentire a che con atto unilaterale una qualsiasi regione si proclami indipendente? Scegliete una delle seguenti risposte: a) mai ; b) quando abbandona una confederazione; c) quando la scelta è “in linea con le norme internazionali”.

Fatto? Ebbene, avete vinto (oppure perso) in tutti e tre i casi, poiché queste sono le risposte che l’Unione europea ha dato volta per volta alle proclamazioni d’indipendenza di Slovenia, Croazia, Kosovo e infine Crimea, anche se poi spiegare cosa significhino le diverse motivazioni diventa un’impresa. Oggi però il tema si è fatto più interessante poiché se fino all’altro ieri era relegato a disputa fra studiosi di diritto internazionale, oggi che esplode nel cortile della casa accanto ad appassionarvisi sono molti.

Allora, riproponiamo la domanda in termini diversi: in quale ipotetica situazione l’Europa disunita potrebbe accettare una Catalogna indipendente, e in base a quale regola? O per arrivare al nocciolo della questione, quali sono secondo la Ue i principi che organizzano la materia?

Da questo momento in poi ci si addentra nelle nebbie, e dissiparle è così difficile che quando ci si riferisce ai precedenti la sola scusa possibile è che si trattava di “casi eccezionali”: Margaritis Schinas, portavoce della commissione europea ha appena dichiarato che la politica dei due mesi e due misure adottata nei confronti di Barcellona e Pristina dipende dal fatto che in Kosovo c’erano “un contesto molto specifico e ragioni molto specifiche”. E questo basterebbe a spiegare come mai nei Balcani o altrove cosa fatta capo ha.

Qualcuno potrebbe perfino sospettare che nella scelta di allora fra le “ragioni molto specifiche” abbiano rivestito particolare specificità i tre mesi di bombardamenti a tappeto da parte della Nato, ma allora la questione si collocherebbe su un piano ancora diverso. Ovvero: in casi eccezionali si possono riconoscere quei Paesi che si proclamano indipendenti in conseguenza di atti di guerra? Qualcuno potrebbe sostenere che il riconoscimento allora assuma quasi un carattere umanitario e serva a impedire che scorra altro sangue, ma se così stanno le cose visto cos’è accaduto in Crimea si dovrebbe rimproverare la Russia perché il suo intervento militare non ha provocato abbastanza vittime. O no?

La schiacciante vittoria del referendum in Crimea per diventare parte della Russia, staccandosi dall’Ucraina

Smettiamola allora di rincorrere i paradossi e torniamo al diritto internazionale, almeno in via presuntiva: dunque, oggi l’Unione europea non interviene nella contesa fra Madrid e Barcellona poiché giustamente la considera questione di politica interna, ed in effetti la stessa posizione sembrò prevalere per breve tempo nel 1990/91, quando si aprì la crisi in Jugoslavia.

Anche allora l’Europa tacque all’inizio, per poi intervenire in modo confuso, e nelle dichiarazioni di indipendenza di allora si può anche ritrovare qualche carattere dell’odierno caso catalano: la secessione della Slovenia, ad esempio, più che da rivalità antiche era provocata essenzialmente da un fattore economico, Lubiana era stanca di versare al governo centrale i frutti della sua fiorente economia proprio come oggi Barcellona fa nei confronti di Madrid, ed anche per queste ragioni il divorzio si consumò senza drammi particolari. Pochi mesi dopo però toccò alla Croazia, e là insorti ed esercito federale impugnarono le armi, con le conseguenze che da Vukovar in poi ricordiamo tutti.

Ma lasciamo stare le diverse storie nazionali e torniamo al diritto che dovrebbe regolare i rapporti fra Stati sovrani: interpellata sulla legittimità delle dichiarazioni di indipendenza di Slovenia e Croazia, la Corte europea stabilì che nonostante fossero state contrarie alla Costituzione jugoslava, erano da ritenere entrambe legittime giacchè erano state precedute da referendum, ed inoltre i due Paesi non nascevano dallo smembramento di uno Stato unitario ma di una Confederazione. Alzi la mano chi ha capito, ma ancora una volta lasciamo perdere e andiamo avanti.

Il Kosovo festeggia l’indipendenza

Una decina di anni dopo – siamo arrivati al 1999 – la Nato decide di bombardare Serbia e Montenegro in spregio a qualsiasi norma internazionale, e pochi mesi dopo i guerriglieri dell’Uck dichiarano indipendente la regione senza che neppure ci sia stato un referendum sulla scelta. E adesso, come la mettiamo? Facile: la Corte dell’Aja, richiesta di un parere dalla Serbia, sentenzia che la cosa è avvenuta “in linea con il diritto internazionale”, e per quanto criptica sia la dichiarazione le cose restano così.

Tibor Várady è un esperto di diritto internazionale che ha rappresentato la Serbia presso la Corte internazionale di giustizia dell’Aja, e quando gli si chiede di commentare le odierne ambizioni della Catalogna non si sottrae certo alla domanda:

È chiaro che la UE non è disposta ad accettare una secessione della Catalogna, ma non vedo come in questo caso possa richiamarsi ad un modello giuridico internazionale diverso da quelli del Kosovo, della Crimea o dalla Scozia. La verità è che semplicemente non esiste una posizione chiara nel diritto internazionale su come un Paese possa esercitare l’autodeterminazione,e questo è diventato specialmente vero dopo il caso del Kosovo: a Pristina non si svolse nemmero un simulacro di referendum, la secessione fu imposta dalle bombe della Nato eppure tutto questo è stato definito “in linea” con le leggi internazionali. Mi sembra evidente che dopo una scelta simile il campo resta aperto ad ogni possibile opzione.

Altri commenti sono molto meno tecnici, ma illustrano bene la situazione. Scrive per esempio l’analista politico Đorđe Vukadinović:

È toccante, e ormai quasi tragicomico ascoltare Europa e Stati Uniti che insistono sulla “unicità” del caso Kosovo: ormai lo ripetono costantemente, anche quando non glielo chiede nessuno, ed a questa manifestazione di cattiva coscienza adesso si unisce la portavoce della Commissone europea quando dichiara che i casi i Catalogna e Kosovo sono “incomparabili” . Di conseguenza, è chiaro che l’Unione europea non avrà nessuna comprensione per le richieste catalane anche se chiaramente queste richieste non svaniranno dopo la votazione di domenica e l’intervento piuttosto brutale delle autorità centrali spagnole. Al contrario, possiamo aspettarci che queste richieste diventino più radicali e energiche, ma altrettanto chiaramente, i fattori politici europei e mondiali non diranno mai: “Siamo spiacenti, abbiamo commesso un errore, siamo stati ingiusti verso la Serbia sia nel 1999 che nel 2008 e troppo frettolosi nel riconoscere l’ indipendenza del Kosovo.

Cose balcaniche, si dirà, soprassalti di revanscismo superati dalla storia. Sarà pure così, ma Vukadinović conclude con una previsione che è davvero difficile trascurare, almeno finchè si vuole parlare di leggi: ormai il genio è stato fatto uscire dalla lampada, ed in Catalogna come in Scozia o nelle Fiandre ricacciarlo dentro non sarà possibile.

Catalogna e Kosovo, dilemma irrisolvibile ultima modifica: 2017-10-04T22:05:26+00:00 da GIUSEPPE ZACCARIA

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