#VegasStrong. Sii forte Las Vegas

Ancora sotto shock, la città del Nevada cerca un impossibile senso a una strage insensata. Ma intanto scopre quanto siano forti solidarietà e generosità dei suoi abitanti, che ne fanno una "community" e non solo la capitale dell'azzardo.
scritto da MARTA SOLIGO

[LAS VEGAS]

È ancora difficile crederci. È questo quello che ci diciamo nei corridoi dell’Università di Las Vegas a due giorni dalla tragedia del Mandalay Bay. Il campus ha aperto fin da subito, la polizia ha dichiarato che l’area era sicura, ma ancora tra i parcheggi, le aule e gli uffici, l’angoscia è palpabile. Perché per quanto si tenti di tornare alla normalità, la consapevolezza di essere a pochi metri dalla location del Route 91 Festival pesa moltissimo.

È difficile non vedere il Mandalay Bay se si è a Las Vegas, in qualsiasi parte della città ci si trovi. Osservando quell’altissimo edificio dalle pareti d’oro che spicca dalla Strip, lo sguardo si posa su quei due buchi neri al 32esimo piano, le finestre rotte dalle quali sono partiti gli spari.

Quello che la gente si chiede a Las Vegas oggi è “Why”? Perché? Cosa ha spinto Stephen Paddock a pianificare così meticolosamente una delle più sanguinose stragi della storia degli Stati Uniti?

Quello però su cui tutti questi “perché” portano a riflettere, è che, quando si pensa ai feriti ed alle vittime, le motivazioni diventano secondarie. Si spera che le risposte arrivino presto, anche se siamo consapevoli del fatto che quello che è successo non cambierà. Non cambierà il bilancio delle persone e famiglie colpite, non cambierà il dolore e quelle immagini tremende che abbiamo visto nei video della strage.

Carolyn Goodman, sindaco di Las Vegas, ha rilasciato un’intervista alla Nevada Public Radio, dichiarando l’importanza di superare la paura. Quando l’intervistatrice le ha confessato di non sentirsi sicura se sua figlia d’ora in poi andrà a grandi eventi quali festival e concerti, il sindaco ha risposto che non si può essere schiavi del terrore.

Riflettendo su queste parole, è facile pensare a come una città come Las Vegas, fatta di eventi e turismo, non si possa fermare.

Eppure, in quegli attimi, Las Vegas si è fermata. Sembra di rivivere a rallentatore quelle ore di terrore. E nelle ore seguenti alla strage, l’hashtag più importante del web è diventato #VegasStrong. Sii forte Las Vegas. Immediatamente sono arrivati i post sui social media delle persone che stavano aprendo le porte delle loro case per chi fuggiva dalla quell’incubo. Alle stesse persone, l’università rendeva disponibile il Thomas and Mack Center, una grande arena sportiva. In un moltiplicarsi di manifestazioni d’aiuto, la città non aveva tempo d’interrogarsi sui perché o sui cosa, poiché la parola d’ordine era salvare più vite possibili ed aiutare coloro che scappavano.

Il sindaco ha detto di essere molto orgogliosa della “Las Vegas community.” L’ha fatto sottolineando l’importanza del lavoro svolto dai diversi ospedali che hanno affrontato nel miglior modo possibile una situazione d’emergenza mai vista prima. Una menzione speciale, poi, è andata anche ai cittadini che sono stati in coda per ore per donare il sangue. Goodman ha inoltre ringraziato le forze di polizia, complimentandosi per la capacità di gestione di una tragedia senza precedenti. Infine, un pensiero è andato a quegli hotel che stanno ospitando gratuitamente le famiglie delle vittime e dei feriti, provenienti da tutto il mondo.

Ma il principale interrogativo è: come è possibile che il killer, Stephen Paddock, avesse 23 armi da fuoco nella propria stanza? Ed ecco che diventa impossibile ignorare uno dei grandi talloni d’Achille degli Stati Uniti: il dibattito sulle armi, riportato in superficie anche da Hillary Clinton qualche ora fa.

In quella che sembra una discussione senza fine, bisogna specificare che in Nevada la legge sulla detenzione delle armi è piuttosto leggera. Già, era perfettamente legale per Paddock essere in possesso di oltre quaranta armi da fuoco.

I media sostengono che Donald Trump non potrà evitare di affrontare la questione, e attendono una dichiarazione a riguardo. Non oggi però. Durante la visita odierna del presidente americano a Las Vegas, ci si aspetta un discorso di cordoglio piuttosto che una presa di posizione sulla questione delle armi, che probabilmente verrà comunque affrontata nel prossimo futuro.

Parlando con i residenti di Las Vegas, si nota che chi sostiene un cambiamento in questo senso, comunque, non ha molte speranze a riguardo, e si chiede se davvero mai qualcosa cambierà nella politica sulle armi.

In fila per donare il sangue

Al di là delle discussioni politiche comunque, ora l’attenzione è sulle numerose iniziative per dare sostegno e sollievo a chi ne ha bisogno. Tra le tante, c’è il tavolo che è stato posto fuori dall’hotel Bellagio, le cui famose fontane sono state spente in segno di lutto. Si tratta di un “tavolo della memoria”, dove chi passa può accendere una candela o lasciare un messaggio.

Foto delle vittime

Le manifestazioni di solidarietà non si contano, specialmente in queste ore in cui stanno rendendo pubblici i nomi delle vittime. Si trattava di mamme, papà, giovani, fidanzati che volevano solo passare una serata ad un concerto.

Inoltre, è difficile in questi giorni incontrare qualcuno a Las Vegas che non sia stato personalmente toccato dalla strage. Ognuno ha un parente o un amico che nel, caso più fortunato, si è procurato almeno qualche graffio nel tentativo di fuga. Ma di storie peggiori se ne sentono tante, di proiettili nella schiena, di corse disperate verso l’ospedale, di persone che stanno ancora cercando i propri cari.

Ascoltare le vicende legate alla tragedia fa male, come fa male vedere le finestre di quello che una volta era uno dei più begli hotel della città, e che ora sembra solo il simbolo di un incubo. Prima della strage, il Mandalay Bay era famoso per riflettere la luce del sole in un modo quasi magico, tanto che perfino l’asfalto delle strade attorno sembrava d’oro.

Adesso ci si chiede speranzosi se l’hotel riuscirà mai a tornare a splendere, magari diventando il simbolo non solo della più grande strage d’arma da fuoco della storia degli Stati Uniti, ma anche dell’ultima.

#VegasStrong. Sii forte Las Vegas ultima modifica: 2017-10-04T11:36:59+00:00 da MARTA SOLIGO

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