Viaggio nel Front National, parte seconda: lo strano “gruppo” parlamentare

Il "marinista", il fondatore di GayLib, il comunista, l'integralista cattolica. Storie e percorsi politici diversi che il Fn di Marine Le Pen riesce, miracolosamente, a tenere assieme.
scritto da Marco Michieli

I neo-deputati del Front National siedono in alto a destra nell’emiciclo dell’Assemblée Nationale. Sono otto: Marine Le Pen stessa, Louis Aliot (il suo compagno), Bruno Bilde, Sébastien Chenu, Gilbert Collard, José Evrard, Emmanuelle Ménard, Ludovic Pajot. Pochi deputati, nonostante il 13.8% dei voti. Tre vengono dal sud, territorio tradizionale del Front National, ma cinque vengono dal bacino minerario del Nord-Pas-de-Calais, una zona di recente installazione e ben presto diventata roccaforte frontista. Hanno profili molti diversi ed interessanti per capire il percorso politico e l’evoluzione della classe dirigente di questo partito. Forse uno dei maggiori successi di Marine Le Pen è stata proprio la capacità di avvicinare persone non provenienti dal percorso tradizionale frontista. Ma i loro percorsi ci dicono molto anche del Front National che verrà e che si prepara al congresso, tra fratture che diventano sempre più evidenti (vedi la puntata precedente).

Il “marinista”: Gilbert Collard

Gilbert Collard è uno di quei volti del Front National che i francesi hanno imparato a conoscere. Se si tratta di invitare qualcuno a parlare di politica in televisione, sicuramente Collard è il primo della lista. Perché assicura lo scontro, col suo linguaggio molto fiorito e le frasi choc. Collard ha sessantanove anni e non proviene da un ambiente lepenista. Proviene da una grande famiglia borghese. Aderisce a sedici anni alla Sfio, il vecchio partito socialista francese. Una volta fondato il Parti Socialiste partecipa alla corrente rocardiana, la destra del Ps, e sostiene Mitterrand alle presidenziali all’interno del comitato elettorale nazionale. Abbandona il Ps e si iscrive ad un piccolo partito trotzkista: in questo periodo si fa notare con battaglie a tutela dei lavoratori migranti e per le sue dure critiche a Jean-Marie le Pen. Ritorna nuovamente nel Ps ma lo abbandona ancora poco dopo per sostenere un candidato deputato neogollista. Il valzer dei partiti non finisce: si dichiara vicino a Jacques Chirac, poi ad un piccolo partito di centro. Fino all’incontro con Marine Le Pen. Difende la madre di Marine nella causa di divorzio contro Jean-Marie. E ne diventa il consigliere giuridico, l’uomo che la difende nei media di fronte ai vari problemi giudiziari che la leader del Fn deve affrontare.

Marine Le Pen e Gilbert Collard, primo giorno come parlamentari

Collard non è un frontista è un marinista, come ama dire. E’ uno dei due deputati eletti dal Front National nel 2012 (l’altro è Marion Marechal Le Pen, la nipote di Marine) e in questo suo nuovo ruolo diventa segretario del “Rassemblement bleu Marine” la formazione politica che dal 2012 fornisce a Marine numerose personalità non frontiste, spesso anche distanti dalle idee tradizionali del Fn. Collard non aderisce al Fn fino a quando la ragione della sua mancata adesione viene meno: nel 2015 infatti Marine Le Pen esclude il padre dal partito.

Collard è un politico navigato ed è uno dei primi che all’insuccesso delle presidenziali del 2017 ha posto il problema della posizione del partito sulle questioni europee. Per fare del Fn un partito popolare, in grado di vincere le elezioni, si devono ricercare alleanze con la destra neogollista. Se per Collard la leadership di Marine Le Pen è indiscutibile, non lo sono i programmi sovranisti portati avanti da Florian Philippot, braccio destro di Marine. “Per quanto mi riguarda, la questione dell’uscita dall’euro non si pone più” ha detto Collard, schierandosi contro uno dei principali punti del programma frontista. “Il popolo ha scelto diversamente e Marine deve ascoltarlo”.

Il fondatore di GayLib: Sébastien Chenu

Anche per Sébastien Chenu il Fn non è il partito d’origine. Proviene dalla file dell’Ump – il partito fondato da Jacques Chirac e poi guidato da Nicolas Sarkozy -, dove aveva fondato l’associazione di difesa degli omosessuali GayLib. Ha una notevole carriera politica alle spalle: è stato tra le altre cose direttore di gabinetto di Christine Lagarde, l’attuale direttore del Fondo Monetario Internazionale e all’epoca ministro per il commercio. Lascia i neogollisti nel 2014, dopo che il partito lo esclude dalle liste elettorali. Tenta di avvicinarsi ad Anne Hidalgo, all’epoca candidata sindaco di Parigi per i socialisti, ma la vicenda si conclude con un nulla di fatto.

Marine Le Pen tra Gilbert Collard e José Evrard, primo giorno come parlamentari

Gilbert Collard presenta Chenu a Marine Le Pen e lo fa aderire al Rassemblement bleu Marine. Alla stampa Marine presenta l’arrivo di Chenu come una grande vittoria; Chenu non risparmia dure critiche nei confronti della destra repubblicana, il suo ex partito, con parole molto dure:

Mi avvicino a Marine Le Pen per la coerenza delle sue idee sull’Europa e sulle questioni sociali […] l’Ump è diventato una sorta di Tea Party alla francese. Sono molto più conservatori del Fn.

Chenu poteva già contare su molte amicizie importanti nel Fn. Non ha mai nascosto la sua amicizia con Steeve Briois, sindaco Fn di Hénin-Beaumont, il comune “vetrina” delle politiche frontiste e circoscrizione parlamentare di Marine Le Pen. Anche Steeve Briois fa parte della comunità LGBT del Fn. L’arrivo di Chenu fa parte della strategia Philippot di portare nuovi elettori al Fn: le associazioni LGBT diventano un obiettivo politico non trascurabile di questo disegno politico.

Marine lo premia affidandogli la responsabilità della propria immagine alle elezioni presidenziali e nominandolo poi suo portavoce. Alle scorse elezioni legislative viene eletto nel Nord. Da sempre è considerato vicino a Florian Philippot.

Il comunista: José Evrard

José Evrard è un postino in pensione di settantun’anni e fa parte di un nutrito gruppo di politici, tutti concentrati nel Pas-de-Calais, che hanno le spalle un percorso politico a sinistra. Nato in una famiglia che ha partecipato attivamente alla Resistenza, figlio di un minatore, per trentasei anni è stato iscritto Partito Comunista Francese, di cui è stato anche il segretario dipartimentale nel Pas-de-Calais. Fino al 2014, quando ha aderito al Front National, perché “il Pcf ha tradito i suoi impegni”. L’avversario di sempre è, nelle sue parole, la “mafia” socialista. Il motivo della rottura col Pcf è l’Europa, responsabile della morte della sua piccola città, Lens, e delle delocalizzazioni. Sono proprio le questioni dell’indipendenza nazionale e della sovranità che lo fanno avvicinare al Fn. E come altri entra nel Fn grazie al Rassemblement Bleu Marine. Nel 2014 diventa consigliere comunale a Billy-Montigny. Nel 2017 vince le elezioni legislative nel suo collegio con il 52,94 % dei voti contro il candidato presidenziale MoDem, Patrick Debruyne.

I deputati del Front National durante una seduta

Evrard sente una continuità tra il Fn e il vecchio Pcf. Qualche tempo fa aveva dichiarato che 

[…] nel 1976, Georges Marchais aveva avanzato una riflessione politica dicendo che l’immigrazione poneva un problema e che, col prolungamento della crisi, questa rischiava di aggravare la situazione dei lavoratori francesi.

Per questo Evrard vede la vittoria del Fn come il solo mezzo per cambiare la situazione economica e sociale, per condurre quelle grandi lotte che possono “salvare” i lavoratori del bacino minerario. Evrard fa parte di quel ventipercento di candidati che hanno un passato ben ancorato a sinistra: dal Pcf ai verdi, al Parti Socialiste. Certamente sono casi individuali, che dicono poco rispetto alla capacità di attrazione elettorale del Fn. Raccontano tuttavia di una strategia politica di allargamento a dirigenti provenienti da storie politiche molto lontane.

L’integralista cattolica: Emmanuelle Ménard

Emmanuelle Ménard è la moglie di Robert Ménard, fondatore di “Reporters sans frontières” e oggi sindaco vicino al Fn a Béziers. E’ la direttrice di un sito di informazioni di destra chiamato “Boulevard Voltaire”, che si occupa soprattutto di immigrazione, identità, sicurezza. Come il marito, Emmanuelle Ménard ha lavorato a lungo nel settore umanitario, come responsabile per l’Africa della “Federazione Internazionale delle Leghe per i Diritti dell’Uomo”. I due si incontrano a Bamako, in Mali. Lei proviene da una famiglie della borghesia di Lille. Lui proviene da una famiglia comunista: il padre, un sindacalista del Pcf, diviene membro dell’OAS (nda, Organisation de l’armée secrète, un’organizzazione paramilitare clandestina francese che sosteneva il mantenimento della presenza coloniale francese in Algeria e responsabile di numerosi attentati ed assassinii sia in Francia, sia in Algeria). Robert aderisce poi al Parti Socialiste, in particolare al Centre d’études, de recherches et d’éducation socialiste, l’ala sinistra del PS, guidata da Jean-Pierre Chevenement, per antonomasia il sovranista della sinistra socialista. Lei è una cattolica fervente, all’origine della conversione del marito, che nel tempo si allontana dalla sinistra per approdare all’estrema destra.

Reazionaria è la parola che di solito la stampa usa per descriverla. Nel tempo, come giornalista, ha dato spazio a molte personalità francesi spesso bandite dai canali ufficiali di informazione: Alain Soral, polemista antisemita, Pierre Cassen, fondatore dell’associazione islamofoba “Riposte laïque”, fino a Renaud Camus (il teorico della “Grande Sostituzione”, cioè della colonizzazione della Francia e più in generale dell’Europa da parte di migranti islamici provenienti da Medio Oriente ed Africa) e Alain de Benoist (il fondatore della Nouvelle Droite). Da sempre infatti Emmanuelle Ménard è in prima fila contro la legge Gayssot, che punisce il negazionismo:

Le opinioni non meritano di finire in prigione. Quando sono smentite dai fatti, bisogna argomentare, altrimenti si alimentano correnti di pensiero sotterraneo che rafforzano il complottismo. Quando qualcuno mette in discussione l’esistenza della camere a gas, abbiamo le prove materiali per smentirlo.

Dietro la sua candidatura alle legislative si è mosso tutto un mondo molto particolare. E’ riuscita a federare attorno alla sua candidatura tutte le componenti identitarie e sovraniste della cosiddetta «droite hors les murs» ed ha beneficiato inoltre del sostegno del Front National.

La coppia inizialmente è stata marginalizzata per la loro opposizione alla linea Philippot, sulle questioni economiche soprattutto. Ed è molto vicina a Marion Marechal-Le Pen. Oggi con l’uscita di Philippot i due potrebbero svolgere un ruolo più rilevante.

Viaggio nel Front National, parte seconda: lo strano “gruppo” parlamentare ultima modifica: 2017-10-04T09:05:56+00:00 da Marco Michieli

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