“Sulla Catalogna l’Europa deve fare da mediatore”. Parla Herbert Dorfmann

"Le violenze del giorno del referendum sono totalmente contrarie ai nostri valori. L'Ue deve condannarle", sostiene l'eurodeputato sudtirolese.
scritto da Matteo Angeli

Il referendum in Catalogna è solo una tappa del processo di disgregazione che sembra dominare l’Europa in questa fase storica.

Cosa è andato storto tra Barcellona e Madrid? Perché l’Europa è rimasta in disparte nella vicenda catalana? Quale futuro per le rivendicazioni autonomiste che attraversano il continente?

Ne abbiamo discusso con Herbert Dorfmann, europarlamentare sudtirolese ed esponente della Südtiroler Volkspartei, tra i promotori del Minority SafePack, iniziativa che punta a rafforzare le leggi europee a tutela delle minoranze nazionali e linguistiche.

Herbert Dorfmann

Onorevole Dorfmann, come commenta l’esito del referendum catalano?
Si è trattato di un pessimo esempio di gestione politica. Da una parte, il governo catalano non si è impegnato per organizzare un referendum serio, che fosse rispettoso della costituzione. Dall’altra, la reazione del governo spagnolo è stata a dir poco esagerata.

Hanno perso tutti.

Perché in Europa il processo prevalente in questa fase storica sembra essere la separazione?
Dopo gli ultimi trent’anni di “globalizzazione spinta”, assistiamo a un “ritorno al piccolo”. La gente sente il bisogno di recuperare un senso di appartenenza. Questo favorisce i movimenti separatisti.

Il caso della Catalogna, poi, è un classico esempio di regione con un potere economico decisamente superiore rispetto alla media nazionale. Un po’ come in Italia la Lombardia: un’economia forte che traina il resto del paese. Dopo lo scoppio della crisi economica, anche le regioni che stanno relativamente bene, come la Catalogna o la Lombardia, non sono più disposte a pagare anche per gli altri. In questo senso, il mancato accordo tra governo spagnolo e catalano sulle questioni finanziarie ha sicuramente favorito le spinte separatiste.

Perché l’Europa fatica a divenire la casa comune di tutti gli europei, superando nazionalismi e particolarismi?
Perché l’Unione europea è ancora soprattutto un’unione di stati. Questo ha reso difficile la creazione di un’identità europea comune e ha consentito ai nazionalismi di sopravvivere. Le conseguenze negative di una fase di globalizzazione spinta non hanno fatto altro che peggiorare questa situazione, favorendo il ritorno di fiamma dei nazionalismi.

Va poi detto che l’Europa fatica a superare i particolarismi anche perché il tentativo di creare l’Europa delle regioni non è andato davvero a buon fine. Non è mai stato perseguito un vero regionalismo. Nel diritto dell’Unione europea è completamente assente una vera tutela delle minoranze e dei popoli senza stato, come catalani o scozzesi. Il disinteressamento dell’Unione a queste questioni è sempre più problematico e i risultati sono davanti ai nostri occhi.

Per questo sostengo l’iniziativa europea dei cittadini “Minority SafePack”, che ha come obiettivo rafforzare le leggi europee a tutela delle minoranze nazionali e linguistiche, per proteggere e promuovere la diversità culturale e linguistica nell’Unione.

Violenze il giorno del voto in Catalogna

Non crede che l’Unione europea sia stata assente, considerando la vicenda catalana non una sua questione ma una questione prettamente spagnola?
Di fronte a un governo regionale che se ne frega apertamente di rispettare la costituzione – condivisa da tutti gli spagnoli e non “fatta contro” la Catalogna – e un governo spagnolo che ha ragione dal punto di vista giuridico ma che è politicamente stupido, quale posizione dovrebbe prendere l’Unione europea se non quella di mediatore?

Se la mediazione europea fosse accettata e voluta, l’Unione dovrebbe impegnarsi ad assumere questo ruolo.

Quello che, in ogni caso, l’Unione europea deve fare è condannare con fermezza la violenza a cui è stato fatto ricorso il giorno del referendum, perché è totalmente contraria ai valori europei.

Le richieste indipendentiste possono essere giustificate con la necessità di proteggere la minoranza catalana?
Non parlerei tanto di minoranza catalana. I catalani si considerano piuttosto una nazione senza stato. Inoltre, al contrario di quello che spesso si dice, la Spagna ha concesso un alto grado di autonomia ai catalani per quanto riguarda la protezione della loro identità – nei campi, per esempio, dell’istruzione o della cultura – non dissimile a quello di cui gode oggi l’Alto Adige. L’identità dei catalani non è quindi in pericolo. Il problema qui ha a che vedere con la possibilità di gestire autonomamente le proprie risorse finanziarie.

L’Alto Adige può essere un modello per la ricomposizione del conflitto tra Madrid e Barcellona?
Sì. Credo fortemente nell’autonomia come strumento per risolvere la questione delle minoranze. Nel caso dei catalani non ha funzionato. Perché? La risposta è economica. Spagna e Catalogna non hanno un accordo sulla distribuzione delle risorse. In questo senso, quindi, credo che l’Alto Adige potrebbe essere un modello.

Lei è impegnato in prima linea per l’inserimento della tutela delle minoranze nel quadro legislativo europeo. Questo potrà calmare i secessionisti?
Spero di sì. L’obiettivo è che in un’Europa sempre più unita non servano stati indipendenti per tutti ma ci sia più spazio per delle autonomie in grado di risolvere queste questioni.

Non bisogna dimenticare che la creazione di un nuovo stato crea nuove minoranze. Molti di coloro che vivono in Catalogna non sono catalani. Adesso cominciano a farsi vivi, perché è loro chiaro che non saranno maggiormente tutelati in una Catalogna indipendente.

Con l’indipendenza si risolve un problema e se ne crea subito un altro.

Herbert Dorfmann con il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani

Spesso dietro la richiesta di una maggiore tutela della propria identità si cela il desiderio di una maggiore autonomia fiscale. Qual è la Sua posizione a riguardo?
Non c’è niente di male. L’autonomia fiscale è un elemento essenziale di un’autonomia funzionante. Un’autonomia priva di risorse finanziarie non serve a nessuno: le maggiori competenze di governo previste da un’autonomia richiedono anche maggiori capacità finanziarie. L’autonomia fiscale non è mancanza di solidarietà e l’Alto Adige è un buon esempio a riguardo: gli altoatesini sono secondi solo dopo i lombardi in termini di partecipazione pro capite alle spese dello stato.

Cosa pensa dei prossimi referendum in Lombardia e Veneto? Pensa che ora potrebbero caricarsi di significati che vanno oltre gli intenti iniziali dei proponenti?
La situazione è completamente diversa da quella catalana. Avvengono nel rispetto della legge, questa è già una cosa positiva. A tal riguardo, i propositori volevano poter decidere su più questioni, ma la corte costituzionale ha ridotto i due referendum a quello che sono adesso.

E poi, ben venga se porteranno a uno stato più federale, a una maggiore devolution dei poteri. Per come è fatto lo stato italiano, sono infatti convinto che una vera risposta regionale possa essere la soluzione a problemi che lo stato ha sempre avuto.

 

“Sulla Catalogna l’Europa deve fare da mediatore”. Parla Herbert Dorfmann ultima modifica: 2017-10-05T13:01:28+00:00 da Matteo Angeli

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