Uniti senza Pisapia. La sinistra radicale pensa a tempi lunghi, anzi lunghissi

All’orizzonte la rivincita della destra o un governo di unità nazionale Pd-Forza Italia restano gli scenari più probabili. La sinistra radicale farà intanto il suo percorso a latere, pure se i tempi lunghi che servono alla ricostruzione di un’alternativa dovessero rivelarsi epocali.
scritto da ALDO GARZIA

Nella variegata area a sinistra del Pd si aggira una diffusa convinzione che ne guida le mosse e che dice più o meno così: dopo un ventennio di neoliberismo nelle diverse varianti (da Blair a Merkel, da Berlusconi a Monti con finale renziano), bisogna ricostruire una cultura critica e radicale di sinistra che sia propedeutica al risorgere di un soggetto politico e che abbia proiezione europea in netto contrasto con le sinistre storiche sul modello di Linke, Podemos, Mélenchon, il Labour di Corbyn, eccetera.

Tale posizione dà per scontato che per una fase più o meno lunga – almeno una legislatura – bisogna disinteressarsi dei problemi di quadro politico, governabilità, rapporti di forza badando essenzialmente a nuove forme di pratica sociale e politica da formulare da una collocazione fermamente oppositiva. Sarà possibile fondare un nuovo partito di un certo peso su queste idee-forza resta dubbio legittimo.

Anna Falcone (ex candidata con Rivoluzione civile, il gruppo di Ingroia) e Tomaso Montanari (presidente di Libertà e giustizia) – tra i promotori più convinti dell’idea di una lista unitaria alle prossime elezioni (l’assemblea del Brancaccio, le assemblee in cento città) – rappresentano questa posizione in modo limpido e istintivo, non essendo viziati troppo dalle logiche di schieramento o di gruppo che si apprendono nella milizia politica.

Lo scorso 1 luglio, piazza Santi Apostoli. #1nsieme #nessunoescluso (da un tweet di @giulianopisapia)

La pensano così pure Sinistra italiana, ciò che resta di Rifondazione comunista, Possibile e Massimo D’Alema, che pur essendo stato protagonista controverso del ventennio neoliberista, sta vivendo una seconda giovinezza politica collocandosi a sinistra del centrosinistra come non aveva fatto mai prima. L’intero Movimento democratico e progressista (Mdp) segue D’Alema. Assai contrario è invece Giuliano Pisapia, che non rinuncia a pensare a un rinnovato centrosinistra che possa essere competitivo sul nodo ineludibile “governo” e che quindi faccia i conti pure con il Pd di Renzi (“Auguri a chi vuole testimoniare con un partitino del tre per cento”, ha replicato a una intervista di Roberto Speranza, Mdp, che annunciava per il 19 novembre l’assemblea che dovrebbe sancire il grande accordo della sinistra non Pd).

@tomasomontanari 5 ottobre “A Firenze una grande aula strapiena per l’assemblea del #Brancaccio: la nuova Sinistra che c’è! Per attuare la Cost.”

Non è facile dissentire da molte motivazioni dell’area a sinistra del Pd. Il ventennio che ci sta alle spalle è stato devastante. Le sinistre storiche europee sono tutte in affanno. Il progetto di Unione europea non è solo in crisi: è in agonia. Il Pd, ormai spostatosi al “centro”, che festeggia in queste settimane i suoi dieci anni di vita, ha perso molti soci fondatori: Prodi, Veltroni, D’Alema, Rutelli, Letta, eccetera. Il progetto bertinottiano di Rifondazione è andato in frantumi con scissioni e scissioni. I poli organizzati che sono sopravvissuti alla morte dell’Ulivo e delle varie aggregazioni sembrano perciò reduci di una disfatta. Le culture tradizionali sono esse stesse logore, come i vecchi gruppi dirigenti. Ecco così che il rinnovamento che si richiede è a 360 gradi e con effetti non indolori sugli establishment di gruppi-movimenti.

Il renzismo, a sua volta, sembrerebbe al capolinea. Ma la nuova legge elettorale (se quella in discussione andrà in porto) e il possibile apparentamento con una lista liberal (Pisapia, Emma Bonino, Calenda, vari sindaci) e una di ultracentro (Alfano, Casini, eccetera), più il probabile declino dei 5 Stelle, potrebbero ridare ruolo centrale al Pd e al suo attuale segretario.

All’orizzonte – se proprio bisogna esercitarsi in previsioni – la rivincita della destra o un governo di unità nazionale Pd-Forza Italia restano però gli scenari più probabili di imminenti elezioni. La sinistra radicale, qualsiasi cosa avvenga, farà intanto il suo percorso a latere, pure se i tempi lunghi che servono alla ricostruzione di un’alternativa dovessero rivelarsi lunghissimi o epocali.

Uniti senza Pisapia. La sinistra radicale pensa a tempi lunghi, anzi lunghissi ultima modifica: 2017-10-09T12:50:08+00:00 da ALDO GARZIA

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