Pasok e chiudo. Il tramonto dei socialisti greci

Il partito dei socialisti ellenici tenta con difficoltà di ritrovare uno spazio. Tra debiti, mancanza di idee e una classe dirigente inadeguata, il suo destino continua a spaventare i socialisti europei. E intanto s'afferma la stella della modesta Fofi
scritto da DIMITRI DELIOLANES

Mentre in Austria si registrava l’ennesima disfatta del socialismo europeo, forse è utile gettare uno sguardo verso i socialisti europei che hanno inaugurato, circa cinque anni fa, questa ingloriosa corsa verso l’inconsistenza.

Si parla ovviamente del Pasok (Movimento Socialista Penellenico), il partito che è passato in soli due anni e mezzo, dall’ottobre del 2009 al giugno del 2012, dalle stelle alle stalle: da un impressionante 44 percento a un misero 12 percento. Tanto che il tracollo è diventato un termine ben noto agli analisti della politica: “Pasokisation”, in italiano “pasochizzazione”, un termine usato occasionalmente anche da Matteo Renzi.
Non che il povero Pasok sia andato meglio negli anni seguenti il crollo del 2012. Nel gennaio del 2015, nel trionfo di Tsipras, i socialisti hanno ottenuto il 4,6 percento, pur alleandosi con un piccolo gruppo del centrosinistra per presentarsi sotto mentite spoglie come Schieramento Democratico, in greco DI.SY. Nel settembre dello stesso anno il risultato è stato del 6,2 percento.

Una forza marginale, dunque, abbandonata dai suoi elettori che si sono spostati in massa verso la sinistra di Syriza e, in piccola parte, verso la destra di Nuova Democrazia. Il Pasok sbaragliato nel 2015 usciva da un governo di coalizione con la destra, sotto la guida dell’estremista neoliberista Antonis Samaras. Promotore convinto di questa inedita alleanza era l’allora presidente del Pasok Evangelos Venizelos, un politico con grandissime ambizioni e altrettanto piccolissima popolarità. Dopo la disfatta, ha abbandonato la guida del partito e da allora si tiene ai margini. Secondo informazioni non confermate, sta trattando per candidarsi con Nuova Democrazia.

Fofi Gennimatà e George Papandreou, ex primo minisotr e leader del Pasok, oggi a capo del Movimento dei Socialisti Democratici

Nuovo leader del Pasok è Fofi Gennimatà, figlia di un ex ministro, pensionata gioconda dal discorso politico rudimentale. Ma furba abbastanza da capire che così com’è il partito fondato dal carismatico Andreas Papandreou nel lontano 1974 non può andare lontano. Non solo perchè è ormai un partito liberista, lontano quindi dalle radici socialiste. Ma anche per ragioni pratiche: ha accumulato negli anni debiti con le banche per complessivi 189.695.073 euri, centesimo più centesimo meno. Cifre minori sono dovute agli ex impiegati, alle casse pensionistiche, perfino all’erario.

Il debito con le banche risale alla seconda metà degli anni Novanta e da allora non ha fatto che accumularsi. Fino a ieri i creditori non erano esigenti, visto che si trattava di un partito che si alternava al governo con Nuova Democrazia. Lo stesso atteggiamento anche verso il partito conservatore, che ha altrettanti debiti con le banche. Con Tsipras però le cose sono cambiate. La linea di credito si è interrotta e i partiti sono chiamati a restituire le somme.
Ed ecco l’idea geniale della Gennimatà, chiamata affettuosamente Fofi: la creazione di un nuovo partito di centrosinistra, con un nuovo codice fiscale, in modo da disarmare le pressioni dei creditori.

Ha rivolto così un appello a tutta l’area di centrosinistra per raccogliere le candidature per la leadership. Le elezioni, a due turni, avrebbero dovuto tenersi agli inizi di novembre ma alla fine sono scivolate verso dicembre. Il partito non era in grado di pagare la società di informatica che avrebbe dovuto conteggiare i voti.

I candidati fino a ieri erano dieci, ora sono nove: uno di loro, il deputato Odisseas Konstantinopoulos, si è ritirato perché operato al menisco e quindi immobilizzato. Il fatto che fosse ultimo nei sondaggi è una pura coincidenza.

Tra i nove rimasti, oltre a Fofi, c’è il sindaco di Atene Yorgos Kaminis, l’ex ministro di George Papandreou, Yannis Ragousis e altri peones sconosciuti. C’è anche un candidato che non viene dal Pasok. E’ l’ex giornalista tv Stavros Theodorakis, fondatore e leader di To Potami. La formazione, fondata nel 2014, va di male in peggio. Nel 2015 aveva eletto undici deputati e ora ne sono rimasti solo sei. I sondaggi non danno a Theodorakis nessuna speranza di entrare in Parlamento alla prossima tornata elettorale. I sondaggi in Grecia sono una barzelletta, si sa, ma in questo caso lo sfaldamento è visibile. A sorpresa, non ha voluto candidarsi il deputato Thanasis Theocharopoulos, leader della piccolissima Sinistra Democratica (Dimar), che collabora stabilmente con il Pasok.

Non è stato invece invitato a partecipare, anche se si era mostrato interessato, Vassilis Leventis, il pittoresco leader dell’Unione dei Centristi, entrato a sorpresa in Parlamento dopo un trentennio di divertenti sproloqui nelle tv locali.

Fofi Gennimatà, leader del Pasok

Tutti i candidati escludono la collaborazione con Syriza ma nessuno la esclude con Nuova Democrazia. Tutti si rifanno a Kostas Simitis, l’ex premier socialista e liberista che fece entrare la Grecia all’eurozona in modo truffaldino. Tutti sprizzano ottimismo e si dichiarano convinti di poter recuperare gli elettori ex socialisti spostati a sinistra. L’esempio che tutti citano è l’europarlamentare Kostas Chrysogonos, proveniente dal Pasok, eletto con Syriza e ora alla ricerca di un nuovo tetto.

Manca però qualsiasi proposta non solo su questioni importanti, come la profonda crisi economica che affligge il paese, ma perfino riguardo alla struttura della nuova forza politica: sarà un partito unitario oppure una federazione di partiti? Si chiamerà Pasok oppure avrà un nuovo nome? Mistero.

Al primo giro delle elezioni primarie è praticamente scontata la vittoria di Fofi, l’attuale leader. Se, come sembra, al secondo giro dovrà scontrarsi con il sindaco Kaminis oppure con Theodorakis, allora ci sarà qualche suspense.

Ma il vero interrogativo riguarda il numero di chi andrà a votare. Considerato che l’ultima volta gli elettori erano trecentoquarantunmila, anche uno in più potrà sembrare un successo. A dispetto della terribile “pasochizzazione”.

Pasok e chiudo. Il tramonto dei socialisti greci ultima modifica: 2017-10-17T20:04:43+02:00 da DIMITRI DELIOLANES

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