Kosovo al voto locale, e sembra un paese normale

Le terze elezioni amministrative in vent'anni mettono da parte le ubriacature nazionaliste e tornano sui temi concreti
scritto da GIUSEPPE ZACCARIA

Domenica 22, per la terza vota da quando si è dichiarato indipendente, il Kosovo torna a votare per elezioni amministrative, e la scadenza potrebbe anche riservare qualche sorpresa. Gli amanti dei numeri fanno sapere che a competere saranno 35 partiti, una trentina di liste civiche e 25 indipendenti – il che significa quasi un aspirante sindaco per isolato – ma in effetti tutto si concentrerà sui risultati di due formazioni: il movimento di autodeterminazione Vetëvendosje!  e il raggruppamento delle minoranze serbe, con il primo che attraverso le elezioni locali tenta di confermare un’ascesa complessiva e con il secondo che per la prima volta in molti anni si gioca la carta di una collaborazione fattiva nel governo delle città.

Pristina

Vetëvendosje! aveva già strappato alla Lega democratica del Kosovo (Ldk) il sindaco di Pristina, e adesso Shpend Ahmeti si ripresenta. A sfidarlo sono altri sette candidati, tra cui il più forte sembra Arban Abrashi che tenta di riportare la città sotto il controllo Ldk, ma intanto la campagna elettorale ha riservato sorprese di ogni genere, unite a qualche momento di pura ilarità .

Selim Pacolli, per esempio, porta un cognome importante (è parente dell’uomo d’affari ed attuale ministro degli esteri, Behgjet Pacolli, ricordato in Italia per un vecchio matrimonio con Anna Oxa) però sembra avere sopravvalutato le proprie qualità. Si presenta alle elezioni come imprenditore di successo e direttore dello Swiss Diamond Hotel sotto la bandiera dell’Alleanza per il nuovo Kosovo (Akr), ma l’esperienza in diverse aziende internazionali non sembra averlo aiutato a comprendere la mentalità dei suoi concittadini.

Shpend Ahmeti

Pacolli ha condotto una campagna elettorale che nelle sue intenzioni avrebbe dovuto essere in stile-Trump: megacartelli con la sua immagine a dominare il centro di Pristina, numerosi video su Facebook, selfies scattati in piazza Skanderbeg coi passanti, inviti a tutti a contattarlo via Viber o Instagram. “Chiedetemi quel che volete, esprimetemi le vostre preoccupazioni”, ha esortato Pacolli. E meglio sarebbe stato se non l’avesse fatto, vista la valanga di insulti e spernacchiamenti che si è rovesciata sul suo sito.

A quel punto, il manager-candidato ha tentato il tutto per tutto, e visto che pochi giorni fa era il suo compleanno ha invitato l’intera cittadinanza a festeggiarlo con lui: era pronta una grande sala addobbata a festa, tavoli traboccanti di cibo aspettavano gli ospiti ma non si è fatto vivo nessuno, altro segno che nella campagna elettorale dai toni ipermoderni c’era qualcosa di sbagliato.

Selim Pacolli

Sicuramente più efficace è stata la proposta politica di Rifat Deri, che milita in un partito appena fondato con il nome di Alternativa e propone un serio intervento di impronta ecologista. Deri sostiene un approccio in tre punti per la pulizia di Pristina: aria, acqua e rifiuti, sottolinea l’urgente necessità di limitare gli inquinanti da trasporto, riscaldamento e bruciatura dei rifiuti. Per questo propone la costruzione di una nuova discarica di trenta/quaranta ettari che dovrebbe trattare il 75 per cento dei rifiuti della città e la nascita di un impianto di trattamento delle acque reflue. Il Kosovo è l’unico paese dei Balcani in cui gli impianti fognari manchino completamente.

Una riunione elettorale con Mytaher Haskuka

In effetti, se qualcosa di buono si è visto in questa campagna, questo si esprime proprio nel ritorno ai discorsi concreti dopo un ventennio di ubriacatura nazionalista: da qualche settimana nei vari distretti della regione si discute per l’appunto di acqua che continua a mancare, di forniture elettriche insufficienti, di traffico da disciplinare e, anche su questo versante, il Movimento di autodeterminazione sembra destinato a farsi strada.

A Prizren, seconda città della regione, il candidato di Vetëvendosje!, Mytaher Haskuka contende la vittoria a Shaqir Totaj del Pdk, e la stessa situazione si presenta in numerosi altri centri, fra cui Fushë Kosovë. Se dalla denominazione albanese passiamo a quella serba forse si può cogliere meglio il valore simbolico del luogo: stiamo parlando di Kosovo Polje, luogo della storica battaglia fra serbi e turchi del quattordicesimo secolo, e poi in tempi più recenti del discorso di Slobovan Milosevic sulla sua gente che non avrebbe più chinato la testa, e così via.

Goran Rakić

I serbi, come si diceva, presentano una lista unitaria e secondo Goran Rakić, l’uomo che la guida, sono “lieti del fatto che si stiano creando le condizioni per una vita migliore” , il che dovrebbe implicare pace, sicurezza, e sopravvivenza sostenibile. La minoranza ortodossa per il momento è associata anche al governo del Paese, e dopo questo turno elettorale si vedrà.

Kosovo al voto locale, e sembra un paese normale ultima modifica: 2017-10-20T16:56:57+00:00 da GIUSEPPE ZACCARIA

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