L’Austria nel gruppo di Visegrád?

Sebastian Kurz aveva già considerato questa prospettiva quando era ministro degli esteri. L’ingresso di Vienna aumenterebbe immediatamente il peso economico del gruppo rispetto alle relazioni con la Germania.
scritto da FRANCESCO MARIA CANNATÀ

Salvate il soldato Babiš.

La difesa del nuovo probabile primo ministro di Praga arriva dal segretario della camera industria e commercio ceco-tedesca, Bernard Bauer, e non è completamente disinteressata.

Dal 2016, la repubblica ceca è infatti entrata nella lista dei primi dieci partner commerciali della Germania.

Ma la vera novità è un’altra. L’aumento degli scambi tra Berlino e Praga ha messo in primo piano il valore economico del gruppo di Visegrád di cui la repubblica ceca è parte.

Nata nel 1991 con una dichiarazione tra Polonia, Slovacchia, Cechia e Ungheria, l’associazione dei quattro paesi mitteleuropei, V4, compie un salto di qualità nel 2004, al momento dell’allargamento a est delle istituzioni europee. I quattro stati, tutti membri Nato, giudicano questo il momento migliore per approfondire la propria collaborazione quadrangolare.

I leader del gruppo di Visegrád

Il gruppo ha una popolazione pari al 90 per cento di quella dei paesi di nuovo ingresso Ue e di circa il 15 per cento di quella dell’intera Unione. Non raggiungendo però un pacchetto di voti in grado di porre veti a Bruxelles, il V4 non si è mai caratterizzato come blocco politico.

Diverso invece il suo peso economico soprattutto da quando, nel 2016, con la crescita ceca il V4 raggiungeva un volume di scambi con la Germania pari a 256 miliardi di euro, diventando cosi il primo partner commerciale di Berlino.

Per capire le dimensioni raggiunte dal gruppo di Visegrád nei rapporti economici con la Germania è sufficiente confrontare il livello degli scambi tra la Germania e gli altri partner commerciali di Berlino: con Pechino il valore di queste relazioni è pari a 170 miliardi di euro, con Parigi, 167, con Washington 165 miliardi.

Altro fattore valutato attentamente dagli analisti tedeschi è il tasso di crescita medio del Pil del gruppo: il 3,3 per cento registrato nel 2017 è previsto in aumento per il 2018. Cifre superiori alla media europea.

Che gli intrecci economici tra V4 e Germania siano sempre più in espansione è confermato dai dati dell’anno in corso, che ad agosto avevano raggiunto i 183 miliardi di euro di scambi.

Un aumento del nove per cento rispetto allo stesso periodo del 2016.

Per valutare il livello delle dimensioni economiche esistenti tra Berlino e il V4 basta notare come l’indicatore degli scambi tra Germania e Francia per lo stesso periodo non ha superato lo 0,6 per cento.

La sede di Volkswagen in Slovacchia

Particolarmente importanti sono poi i rapporti tra la Slovacchia e l’industria automobilistica tedesca, soprattutto la Volkswagen, la maggiore azienda privata presente nel paese. Collaborazione che ha permesso la nascita di fabbriche di notevoli dimensioni e una considerevole industria dell’indotto. Al di là dei rapporti con Bratislava, gli investimenti dell’industria tedesca nell’Europa centrorientale, sessanta i miliardi di euro, rappresentano il principale motore di sviluppo economico della regione.

E se al primo posto di questa classifica vi è la Polonia con trenta miliardi di euro, subito dopo viene la repubblica ceca, undici miliardi, l’Ungheria, dieci, e la Slovacchia con 5,4 miliardi.

Altrettanto notevole è il numero ufficiale, 534mila, dei cittadini V4 occupati in Germania. La crescita di questo fenomeno, rispetto al 2013 si tratta del 70 per cento in più, è una tendenza che dovrebbe rafforzarsi nel caso in cui la Gran Bretagna con la Brexit dovesse limitare la libera circolazione della forza lavoro continentale.

 

Dal punto di vista politico il gruppo di Visegrád ha finora rappresentato una forma di associazione morbida.

I contrasti con l’estero, la minore qualità dei prodotti alimentari esportati nei quattro paesi dalle principali aziende commerciali occidentali e l’opposizione alle quote dei rifugiati, stanno ora spingendo Bratislava, Budapest, Praga e Varsavia a dar maggiore importanza al fattore politico dell’associazione.

Soprattutto la visione comune dell’opposizione alle quote ai rifugiati ha fatto si che la Romania si avvicinasse al V4. Passo che potrebbe essere preliminare all’adesione di Bucarest al gruppo di Visegrád.

L’altro avvenimento politico capace di rafforzare il peso specifico del V4 dentro l’Europa va visto nella vittoria elettorale di Sebastian Kurz in Austria e nell’intenzione del probabile futuro premier di Vienna a formare il governo con la FPÖ, i liberali di estrema destra.

Durante la campagna elettorale, il leader della FPÖ, Heinz-Christian Strache, aveva aperto la strada a una partecipazione austriaca al V4 affermando che

occorre aumentare la cooperazione e forse diventarne membri.

Una prospettiva questa già sfiorata da Kurz quando il leader popolare era ministro degli esteri del governo a guida socialdemocratica.

L’ingresso dell’Austria nel V4 aumenterebbe immediatamente il peso economico del gruppo rispetto alle relazioni con la Germania. Vienna è infatti l’ottavo partner commerciale della Bundesrepublik.

Nel caso di una sua partecipazione al V4, le cifre dei rapporti economici di questo con la Germania crescerebbero di cento miliardi di euro, portando il livello degli scambi a trecentocinquantaquattro miliardi. Più del doppio del commercio sino-tedesco.

Strache e Kurz

Le differenze tra Kurz e Strache riguardano invece le prospettive politiche di un avvicinamento tra Vienna e il V4.

Se il leader liberale austriaco ha visioni simili agli orientamenti di politica estera, sicurezza ed emigrazione del gruppo, il probabile futuro premier di Vienna la vede in maniera diversa. Infatti l’idea di incontrare il premier ungherese Orbán, avanzata da Strache in campagna elettorale, è stata bloccata da Kurz.

La prospettiva dell’ingresso austriaco nel V4 è stata discussa anche a Praga e a Budapest.

Durante la campagna elettorale ceca Jan Zahradil, esponente del partito ceco conservatore Democrazia civica, ha dichiarato all’agenzia austriaca APA che non esisterebbero ostacoli politici per un allargamento austriaco del V4 visti i “molti interessi comuni” di un eventuale V5.

A sua volta il quotidiano ungherese Magyár Idök, portavoce ufficioso del governo danubiano, commentando l’eventualità di un governo popolar-liberale a Vienna, sottolineava come in futuro

i paesi del V4 e i suoi vicini saranno un fattore sempre più pregnante della politica europea, soprattutto nel caso che un governo austriaco guidato dai popolari di Kurz decidesse di aderire a questa formazione.

Dopo il premier ungherese Viktor Orbán e Lech Kaczyński, deus ex machina del governo di Varsavia, sarà la repubblica ceca a dare all’Europa un nuovo primo ministro populista? E in questo caso come si comporterà Berlino?

Di certo, per ora vi è che l’indubbia crescita economica del V4 non potrà non avere ripercussioni sul piano politico.

In secondo luogo, la vicinanza governativa tra Praga e Vienna potrebbe influire sulle tematiche europee degli immigrati.

Andrej Babiš con la moglie

Le prime reazioni tedesche mostrano che Berlino non teme scenari populisti a Praga nel caso in cui Babiš fosse il nuovo capo del governo ceco.

La Germania rimanda alle dichiarazioni preelettorali del possibile futuro premier di Praga che non sono mai state antieuropee e alla sua azione come ministro delle finanze del governo Sobotka.

Babiš non intende portare il proprio paese nell’area euro, ma questo, a parte Bratislava, è comune alla regione.

Il mercato interno continentale è invece una priorità dell’imprenditore ceco, che vi vede chance per le imprese ceche tra cui vi sono anche le proprie.

A Praga, come in tutti i paesi del V4, le imprese tedesche sono pronte a sfruttare le nuove possibilità. Chiedono solo che “il nuovo governo si formi rapidamente”. Per ora non sembra però che la velocità sarà la caratteristica della nascita del nuovo esecutivo ceco.

L’Austria nel gruppo di Visegrád? ultima modifica: 2017-10-31T11:57:39+00:00 da FRANCESCO MARIA CANNATÀ

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