Elezioni in Cile. Guillier fa sperare la sinistra

Alla vigilia del primo turno, il candidato favorito è l'indipendente di destra Sebastián Piñera. Ma le accuse di corruzione che pesano su di lui potrebbero ancora capovolgere i pronostici.
scritto da CLAUDIO MADRICARDO

Domenica 19 novembre il Cile andrà alle urne per eleggere il sostituto di Michelle Bachelet, che occuperà il Palacio de la Moneda dal 2018 fino al 2022, ed eleggere il nuovo parlamento.

Il sistema elettorale cileno, oltre a non sancire l’obbligatorietà dell’esercizio del voto e a registrare di conseguenza alti tassi di astensione in un paese deluso dalla politica, prevede un secondo turno il 17 dicembre, nel caso che alla “primera vuelta” nessun candidato abbia ottenuto la maggioranza assoluta.

Sebastián Piñera

Date le condizioni, è questo lo scenario che appare al momento come il più plausibile e che con tutta probabilità vedrà contrapporsi il candidato della destra ed ex presidente Sebastián Piñera a quello della Nueva Mayoria, la coalizione attualmente al governo, Alejandro Guillier.

Alejandro Guillier

Una figura tutto sommato nuova nella vita politica cilena, che nel 2013 ha abbandonato la sua carriera di giornalista per candidarsi come indipendente al senato con l’appoggio del Partido Radical Socialdemócrata, dove è stato eletto nella circoscrizione di Antofagasta.

Che l’indipendente di destra Sebastián Piñera sostenuto dai tre partiti eredi del pinochettismo sia in netto vantaggio è cosa ampiamente scontata nei sondaggi, e ciò trova senza dubbio giustificazione nella delusione che il governo di Bachelet ha generato nei suoi anni di governo.

Oltre a ciò, un certo peso lo ha avuto l’effetto di mobilitazione esercitato dalle primarie del 2 luglio scorso, dove comunque ha votato solo il tredici per cento dei cittadini cileni, nelle quali la destra ha saputo dimostrare un’alta capacità di mobilitazione del proprio elettorato richiamando poco meno di un milione e mezzo di suoi simpatizzanti a scegliere tra Chile Vamos di Piñera, e i candidati Manuel José Ossandón, arrivato secondo e molto agguerrito nel denunciare i conflitti di interesse dell’ex presidente, e Felipe Kast.

Se Piñera non può essere sospettato di simpatie pinochettiste, non per questo ha saputo evitare di assumere durante la campagna posizioni estremiste e populiste pur di spuntare le armi alla concorrenza agguerrita in casa. Il che ha contribuito a delineare un confronto che ha fatto perno su temi come quello dell’autodifesa personale di fronte alla criminalità o alla limitazione dei già limitatissimi diritti in tema di controllo delle nascite.

Beatriz Sánchez

Sul fronte avverso a quello della destra, la candidata del Frente Amplio, la giornalista Beatriz Sánchez ha vinto la sfida delle primarie sul sociologo Alberto Mayol, rappresentante di una visione più radicalmente anticapitalista, sapendo esprimere una visione più moderata e potenzialmente capace di intercettare quei voti anche di centro, stanchi dei due partiti maggiori coinvolti negli scandali, che l’anno scorso hanno fatto il miracolo di Jorge Sharp a Valparaíso.

Con i 327mila voti ottenuti, il Frente Amplio si posiziona così al terzo posto nella classifica delle forze politiche cilene, e soprattutto riesce a piazzarsi in un’ottima posizione nel caso volesse spendere il proprio patrimonio elettorale in vista del secondo turno, quando i suoi voti, come quelli della democristiana Carolina Goic, che ha rotto la tradizione delle primarie nel centro sinistra, faranno gola al candidato della Nueva Mayoria Alejandro Guillier.

In effetti, ben al di là del peso elettorale conquistato alle primarie dello scorso luglio, il Frente Amplio ha saputo mostrare di possedere idee e proposte originali, che l’hanno fatto conoscere come una forza di sinistra che propone la riduzione del mercato imperante e persegue un’idea di sviluppo sociale e di welfare in buona parte assente nel paese, che ancora vive gli effetti della dottrina della scuola di Chicago, applicata come in nessun altro luogo durante gli anni della dittatura di Pinochet.

Di certo una via differente nel panorama politico cileno e una situazione inedita, ma a quanto pare incapace di modificare gli equilibri delle forze in campo, resa pure meno credibile da una certa incertezza o opacità sull’identità ideologica e politica della Sanchez, che a ridosso delle primarie ha stupito mezzo mondo con una sua uscita sul governo di Allende, definito da lei totalitario.

Carolina Goic

Quanto al centro sinistra che ancora governa con Bachelet nella Nueva Mayoria, forse in questa tornata della campagna elettorale l’ha un po’ penalizzato il fatto di non aver partecipato alle primarie per la scelta imposta da Carolina Goic. Che è scesa in pista direttamente per le presidenziali alla testa della sua formazione. Il che, secondo i commentatori, non ha permesso la mobilitazione dell’elettorato progressista.

Dopo il primo turno, giungere a un accordo pare comunque inevitabile, almeno tra Guillier, appoggiato ora da Prsd, Ps, Pc, Ppd e la Goic, sostenuta solo dal Partido Demócrata Cristiano. O almeno da quella parte del partito che continuerà a riconoscersi in lei, visto che probabilmente lo schieramento centrista uscirà fortemente indebolito dal turno del 19 novembre, e che la sua ala destra, rappresentata da Jorge Burgos, prenderà il largo verso il probabile vincitore Sebastián Piñera.

Così, ai due schieramenti che costituivano la vecchia Nueva Mayoria toccherà cercare porre rimedio a una divisione che ha indebolito complessivamente il progetto politico del centro sinistra, e ciò nel mese che separa il primo dal secondo turno di dicembre.

Esauriscono il panorama degli aspiranti alla presidenza le altre candidature di José Antonio Kast, Andrés Velasco, Alejandro Navarro e Marco Enríquez-Ominami, che non appaiono competitive e neppure riusciranno molto a influenzare la definizione degli schieramenti del secondo turno.

Che, tutti concordano, sarà riservato a Sebastián Piñera e ad Alejandro Guillier, in uno scenario comunque incerto in cui potrebbero aver peso le accuse di corruzione che sempre più si levano nei confronti del candidato della destra. E durante il quale non sarà più sufficiente da parte dei conservatori far appello alla paura e alla sensazione d’insicurezza che serpeggia nella società cilena, obbligando i due contendenti a far emergere chiaramente che tipo di paese vogliono sul piano economico e sociale.

Quali nuove riforme e quale paese liberista rinnovato immagini Piñera per i prossimi quattro anni, e che tipo di sviluppo economico e sociale abbia in testa Alejandro Guillier. Nel tentativo di coinvolgere nel voto un paese in cui alle elezioni municipali del 2016 si è astenuto il 65 per cento degli aventi diritto. Una massa elettorale che diserta le urne per sfiducia e che potrebbe risentire del richiamo di un discorso concreto su temi sociali, come l’aborto e i diritti dei gay, e sulla tutela del lavoro.

Guillier dietro l’attuale presidente, Michelle Bachelet

Già Guillier, “el presidente de la gente” come si fa chiamare, ha posto al centro della sua proposta la difesa di quanto nella società cilena è servizio gratuito, tutela delle pensioni, salute pubblica, crescita economica, uguaglianza tra i generi, lotta al narcotraffico e alla delinquenza e maggiori poteri alle regioni e ai comuni.

Nel frattempo, in attesa del secondo round delle elezioni che sarà decisivo, l’ultima rilevazione del 30 ottobre fatto da Cadem, l’impresa privata dei sondaggi, descrive uno scenario di un primo turno in cui andranno a votare il 49 per cento degli aventi diritto. In base al quale a Sebastián Piñera andrebbe il 43 per cento, ad Alejandro Guillier il 21 per cento, a Beatriz Sánchez il tredici per cento, a José Antonio Kast il cinque per cento, a Carolina Goic il quattro per cento, e a Marco Enríquez Ominami il quattro per cento. Con un dieci per cento d’indecisi.

Cadem fa pure delle previsioni sul secondo turno, dove Sebastián Piñera vince su tutti gli avversari, compreso Alejandro Guillier che rimane comunque quello più competitivo. Questi, per dovere di cronaca, i vari risultati che si sarebbero ottenuti se si fosse votato al momento del sondaggio a fine ottobre: Piñera 48 per cento (più un punto) contro Guillier quaranta per cento (meno due punti); Piñera cinquanta per cento (più tre punti) contro Sánchez 37 per cento (invariata); Piñera 48 per cento (più un punto) contro Goic 32 per cento (più un punto); Piñera cinquanta per cento (più due punti) contro Enríquez Ominami 29 per cento (più un punto); Piñera 48 per cento (più tre punti) vs. Kast 18 per cento (più due punti).

Elezioni in Cile. Guillier fa sperare la sinistra ultima modifica: 2017-11-03T19:26:36+00:00 da CLAUDIO MADRICARDO

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