Berlino. Lunga e tortuosa è la via verso Giamaica

Le alleanze in preparazione sono inusuali. Se però il nuovo esecutivo nasce, sarà un governo straordinario.
scritto da FRANCESCO MARIA CANNATÀ

Formare il governo sarà difficile. Le alleanze in preparazione sono inusuali. Se però il nuovo esecutivo nasce, sarà un governo straordinario. Questa la sintesi delle trattative in corso a Berlino tra i quattro partiti, Cdu, Csu, Fdp e Verdi, impegnati a risolvere il rebus politico innescato dalle elezioni del 24 settembre scorso.

Di certo per ora c’è una sola cosa. Nonostante le perdite, l’unione democristiana, Cdu-Csu, col 33 percento dei voti è ancora la prima forza politica della Germania. Dunque la cancelleria spetta alla Cdu. Per il resto la nebbia è fitta.

Christian Lindner

A metà ottobre un lampo ha però squarciato questa bruma. Christian Lindner, l’uomo che dalle ceneri Fdp ha fatto rinascere il liberalismo tedesco, ha messo dei paletti.

Tutto è possibile tranne il ministero delle finanze alla Cdu.

L’aut-aut non è piaciuto alla Cdu-Csu ma infine Wolfgang Schäuble ha abbandonato la poltrona occupata per otto anni diventando presidente del Bundestag.

Scontro aperto invece tra i partiti sulle “cinque E”, Energie, Europa, Entlastung (sgravi fiscali), Einwanderung (immigrazione), Edukation (cultura). Soprattutto su clima e immigrazione sarà arduo raggiungere un compromesso. Si tratta di punti che liberali e, in parte, cristiano-democratici della Csu, vedono in discontinuità con quanto fatto dal precedente governo. A differenza di Cdu e Verdi che non ammettono passi indietro.

Wolfgang Schäuble

Mercoledì 8 novembre le trattative per la formazione della coalizione sono entrate nella loro quarta settimana. Un mese che ha fatto soprattutto crescere inconciliabilità e incompatibilità tra i partiti, prospettando la tentazione, soprattutto a Fdp e Verdi, di abbandonare il labirinto delle consultazioni cercando di non portare le responsabilità del fallimento.

Uno scenario, questo, fatto balenare la scorsa settimana dai liberali. Affermando di non temere “in nessun modo” nuove elezioni, la Fdp ha fatto capire di ritenere difficile dar vita a un governo nero-giallo-verde.

La reazione ambientalista è stata articolata. Da una parte, Lindner veniva invitato a “smetterla con le chiacchiere elettorali”, dall’altra si affermava la necessita di mettere da parte i contrasti per “concentrarsi” su quelli che Robert Habeck, dal 2017 ministro ecologista dello Schleswig-Holstein, ha definito “gli obiettivi comuni” della possibile alleanza.

Robert Habeck

Le affermazioni di Habeck sono di in certo peso in quanto provengono da un Land governato da una coalizione identica a quella che dovrebbe andare al potere a Berlino. I verdi sono inoltre convinti che la vera vittima di elezioni straordinarie sarebbe proprio la Fdp.

I contrasti tra i due partiti riguardano le richieste ecologiste della fine dell’uso del carbone per produrre elettricità domestica e della fissazione di una data oltre la quale dovrebbe essere impedita la circolazione delle automobili alimentate a benzina e diesel.

Questi obiettivi che vedono l’opposizione non solo dei liberali ma anche dei democristiani bavaresi, Csu, avrebbero invece secondo gli ambientalisti il consenso maggioritario della popolazione.

A loro volta i Verdi sono contro i tagli fiscali voluti da Lindner, giudicandoli una mossa puramente egoistico-materiale cui contrapporre gli imperativi morali e umanistici delle proprie posizioni su clima e immigrazione. Con un simile atteggiamento il partito intende dare alle proprie posizioni dimensioni universali e non puramente clientelari.

Del resto la spavalderia con cui i liberali affrontano l’eventualità di nuove elezioni, “non le vogliamo ma non le temiamo” sottolinea che la Fdp è pronta a restare fuori dal governo.

Wolfgang Kubicki

Una posizione espressa subito dopo le elezioni da Wolfgang Kubicki. Per il presidente Fdp sul programma di governo la convergenza dei partiti è possibile. In caso contrario tornare alle urne non sarebbe un dramma. Il mancato accordo tra i partiti impegnati nelle consultazioni non rende comunque automatiche le elezioni anticipate.

Innanzitutto la costituzione tedesca tende a evitare facili ricorsi sia a elezioni anticipate che all’autoscioglimento del parlamento. Al momento in Germania esiste un governo che su richiesta del presidente Steinmeier è impegnato a disbrigare gli affari correnti in attesa dell’elezione del nuovo cancelliere.

Un esecutivo che ha le stesse competenze di prima ed è privo di vincoli temporali. Solo la questione di fiducia non può essere posta in quanto il governo non l’ha ricevuta dal Bundestag.

Le procedure per arrivare al nuovo cancelliere sono piuttosto complesse. Questo viene eletto dal Bundestag su proposta del presidente. Di regola, il capo della stato indica il leader della frazione parlamentare più forte, non è però obbligato a ciò.

Se la maggioranza dei membri del Bundestag si schiera con la persona indicata dal capo dello stato, la nomina presidenziale è obbligatoria.

Se invece ciò non succede, il presidente esce di scena e la palla passa interamente nelle mani del Bundestag che entro quattordici giorni deve indicare ed eleggere a maggioranza dei propri membri un candidato.

In caso contrario si ha un nuovo scrutinio in cui passa chi ottiene il maggior numero di voti. L’eletto deve essere nominato dal presidente entro sette giorni. Se però anche nella seconda votazione il Bundestag non raggiunge la maggioranza, il presidente può, entro sette giorni, nominare ugualmente la persona proposta dal parlamento o scioglierlo. In questo secondo caso, entro sessanta giorni si deve votare.

Come si vede, è il presidente ad avere le chiavi dello scioglimento del Bundestag. Scopo delle norme costituzionali è la formazione di un governo stabile. Se questo sia possibile con un esecutivo di minoranza lo decide il presidente. Un diritto discrezionale a nuove elezioni non è contemplato.

Helmut Kohl

È vero che per due volte, due cancellieri tedeschi, Helmut Kohl nel 1983 e Gerhard Schröder nel 2005, hanno trovato nella questione di fiducia un modo per far sciogliere il parlamento dai rispettivi presidenti. In entrambi i casi, però, alcuni giudici costituzionali hanno visto nell’azione dei due cancellieri l’autoscioglimento del parlamento estraneo alla Grundgesetz, la costituzione tedesca .

Tornando alla concretezza dell’attuale situazione politica tedesca, è difficile dire chi potrebbe trarre vantaggi dal ritorno al voto. I sondaggi danno previsioni di fatto identiche ai risultati del 24 settembre. Inoltre il personaggio centrale delle consultazioni non ama il rischio.

Lunedì, infatti, Angela Merkel ha ribadito che in caso di fallimento non vi sarebbero state elezioni anticipate. È probabilmente questa la ragione per cui dopo diverse assicurazioni di non temere il fallimento delle trattative e il possibile ritorno al voto, Christian Lindner ha svoltato verso il compromesso indicando che i liberali “non sono assolutamente il partito del carbone”.

Contemporaneamente il leader Fdp chiede ai Verdi di spiegare come sia possibile eliminare le centrali a carbone senza danneggiare la produzione energetica e di conseguenza quella economica del paese. I liberali si fanno forti della percentuale, 10,7 percento, raggiunta lo scorso settembre.

Dall’inizio della Repubblica Federale Tedesca, solo due volte il partito ha registrato risultati migliori. Ma l’Fdp, che rientra nel Bundestag dopo l’assenza della scorsa legislatura, è un partito profondamente cambiato.

Il gruppo dirigente responsabile del crollo del 2009 è interamente scomparso. Se sui 709 deputati che compongono il nuovo Bundestag, il quaranta percento entra quest’anno per la prima volta al parlamento tedesco, quelli dell’Fdp nelle stesse condizioni sono il 75 percento.

Solo venti degli ottanta membri dell’attuale gruppo parlamentare liberale, erano presenti nel 2009. Tra questi, pochi i nomi di coloro cui si può prevedibilmente predire l’atteggiamento politico.

Oltre al ricostruttore del partito, Christian Lindner, volto conosciuto è Wolfgang Kubicki, deputato agli inizi degli anni Novanta e attuale presidente Fdp. Altrettanto si può affermare di Hermann Otto Solms, sempre presente al Bundestag dal 1980.

Michael Theurer

Alexander Graf Lambsdorff e Michael Theurer sono invece due ex parlamentari europei in grado di gestire in senso moderato l’umore della nuova pattuglia liberale. Lambsdorff ha già infatti riconosciuto le “grandi differenze di contenuti” con i Verdi, sottolineandone però gli atteggiamenti “costruttivi” verso trattative che si trovano in “una fase difficile” in attesa di una “fiducia per cui serve tempo”.

Valutazioni condivise da Lindner che da parte sua aggiunge come “nessuno abbia voglia di collaborare con l’AfD”, mentre la “Linkspartei è incapace di assumersi responsabilità di governo”.

Messo in questi termini il rapporto tra i due partiti appare inevitabile.

Inaugurata questa settimana, la nuova strategia starebbe nell’affrontare subito le questioni minori, istruzione, digitalizzazioni, politiche famigliari, dove il compromesso è possibile senza difficoltà, rinviando invece alla fine di quella successiva la chiarificazione sulle questioni più scottanti.

Se a questo punto Fdp e Verdi dovessero arrivare alle conclusioni che la coalizione non è in grado di tenere nelle giuste considerazioni le rispettive posizioni, allora le consultazioni sarebbero dichiarate fallite.

Mercoledì, in una lunga intervista alla Faz, la leader del gruppo parlamentare verde, Katrin Göring-Eckardt, ha fatto inoltre presente che la formazione dell’esecutivo non potrebbe andare avanti nel caso in cui le “consultazioni dovessero chiarire che tra i partiti esiste solo un minimo comun denominatore”.

L’ecologista si è detta però fiduciosa di non arrivare a un tale impasse visto che

le contrapposizioni presenti nelle singole posizioni possono essere superate da obiettivi politici comuni.

Secondo Katrin Göring-Eckardt, i Verdi sono pronti al compromesso e allo stesso tempo sono più uniti che mai. I toni concilianti degli ecologisti hanno dato vita a reazioni differenti.

I liberali si sono detti disponibili a discutere l’ampiezza del loro obiettivo principale, la riduzione del carico fiscale al ceto medio. Il segretario generale della Csu bavarese ha invece reagito bruscamente. Il “venir meno delle stupidità non è certo un compromesso”, ha sibilato Alexander Dobrindt.

Nella divisione dei posti del nuovo esecutivo, dando per scontato che Angela Merkel avrà un quarto mandato da cancelliera, i dicasteri più importanti sono quelli delle finanze e degli esteri da dividere tra Fdp e Verdi.

La disponibilità dei primi a entrare nella coalizione aumenterebbe nel caso di ricevere il ministero diretto fino a poco tempo fa da Schäuble. Il partito conserva ancora il cattivo ricordo dell’ultima coalizione giallo-nera, quando la Fdp era rimasta senza le finanze.

Non è detto che il nuovo ministro delle finanze sarà Christian Lindner. Lui ci crede ma la mancanza di esperienza ministeriale lo svantaggia. Oltre al leader, il partito dispone di un trio di personalità, Wolgang Kubicki, Hermann Otto Solms e Volker Wissing, ritenute adatte all’incarico.

Werner Hoyer

Lindner ha fatto inoltre presente che la Fdp è pronta a presentare anche personalità esterne alla politica, come Werner Hoyer, presidente della Banca europea per gli investimenti, e Carl-Ludwig Thiele, membro della presidenza della Bundesbank dal 2002 al 2010.

Nell’improbabilità che invece il ministero dovesse andare ai Verdi, il candidato principale sarebbe Cem Özdemir. In una coalizione come quella in preparazione, il ministro non avrebbe però grandi possibilità di aumentare le tasse o di affermare una imposta sul patrimonio come prevedono invece i piani ambientalisti.

Dal punto di vista europeo, un ministero verde porterebbe avanti la cooperazione con la Francia. In realtà nessuno crede all’eventualità di Özdemir ministro delle finanze. Se invece la Fdp alle finanze dovesse preferire gli esteri, come fatto da Guido Westerwelle nel 2009, allora le prospettive sarebbero diverse.

In questo caso entrerebbe in gioco Jürgen Trittin. Tra i provvedimenti dell’ex comunista vi sarebbero l’imposta sulle transizioni finanziarie e il taglio del debito greco. Ma chi ci crede? In realtà i verdi sarebbero molto contenti se si ripetesse quanto successo tra 1998 e 20015.

Nella coalizione rosso-verde guidata da Gerhard Schröder, per sette anni la diplomazia della Germania è stata nelle mani di Joschka Fischer.

Berlino. Lunga e tortuosa è la via verso Giamaica ultima modifica: 2017-11-11T10:43:10+00:00 da FRANCESCO MARIA CANNATÀ

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