Zimbabwe. Fine di un’epoca non di un regime

Finisce un’era, ma il potere rimane saldamente nelle mani dell’esercito che è sempre stato una colonna del potere di Mugabe
scritto da ANGELO FERRARI

Lo Zimbabwe sull’orlo del caos? Forse no. Quello che si sta consumando in queste ore non è un vero e proprio colpo di stato. È vero, Robert Mugabe è stato messo agli arresti, o come dicono i militari, “in stato di sicurezza”. Lo stesso Mugabe ha affermato di stare ben anche “se confinato in casa”. La first lady, Grace, forse è fuggita in Namibia, o forse, sempre secondo quanto dicono i militari, anch’essa messa in sicurezza. Di certo ci sono tutti gli ingredienti di un colpo di stato: carri armati, luoghi e istituzioni pubbliche circondate dai militari.

Non c’è stato alcun golpe, solo una transizione senza spargimento di sangue

scrive in un tweet il partito del presidente Robert Mugabe al governo dello Zimbabwe, Zanu-Pf. Il partito aggiunge che “persone corrotte e disoneste” sono state arrestate e che il presidente Mugabe – definito un “uomo anziano di cui la moglie si approfittava” – è stato messo in custodia.

Le poche esplosioni che sono state sentite erano dovute ai disonesti che hanno resistito agli arresti, ma che sono ora detenuti,

conclude il tweet.

I presidenti statunitensi dal 1980 [quattro dei quali con doppio mandato]. I presidenti dello Zimbabwe dal 1980 (da un tweet di @KimalewaKelvin)

Di certo, e questa sembra essere l’unica certezza di queste ore, l’era Mugabe è finita. Il dinosauro ultranovantenne di Harare, che ha governato il paese dal 1980, 37 anni di potere indiscusso, finisce i suoi giorni in un carcere (ma sicuramente gli verrà concesso un esilio dorato). Ma questo non è un vero e proprio colpo di stato, anche perché l’obiettivo, vero, dell’azione dell’esercito, è la moglie di Mugabe, Grace, e la successione al potere.

Grace Mugabe

Il capo dell’esercito, Constantino Chiwengua, infatti, nei giorni scorsi e in modo plateale e pubblico, aveva intimato al presidente Mugabe di fermare l’epurazione in atto nel partito al potere, lo Zanu-Pf. Epurazione che ha portato il vicepresidente e potenziale successore del capo dello stato, Emmerson Mnangagwa, alla fuga. La denuncia del vice presidente è stata chiara: il partito Zanu-Pf è ormai proprietà personale di Mugabe, controllato

da pesci piccoli e indisciplinati, egocentrici e autoreferenziali che derivano il loro potere non dal popolo né dal partito ma dai due individui che condividono il potere.

Il vicepresidente è stato chiarissimo ed è arrivato l’esercito a mettere fine alla lotta di potere all’interno del partito di Mugabe ma, soprattutto, a togliere di mezzo il vero fattore destabilizzante: la first lady.

Robert e Grace Mugabe

La rimozione del vicepresidente, è stata voluta, soprattutto, dalla moglie di Mugabe che, proprio nei giorni scorsi, parlando all’ala giovanile del partito, si era definita come la vera erede del marito e aveva accusato il vicepresidente di tramare contro Mugabe, anche facendo ricorso alla stregoneria. L’avvertimento del comandante dell’esercito, tuttavia, non andava tanto per il sottile:

Quando si tratta di proteggere la nostra rivoluzione, l’esercito non esiterà a intervenire.

Di rimando il partito di Mugabe, ha definito le affermazioni del generale un atto di tradimento e l’ala giovanile del partito, vicina alla first lady di 41 anni più giovane del marito, aveva sostenuto che il capo dell’esercito non aveva l’appoggio di tutte le forze armate. Tant’è che entrambi, Mubage e consorte, sono agli arresti. Una prova di forza a futura memoria.

Agenti di polizia detenuti dall’esercito

Termina con oggi il potere di Mugabe? Forse. Ma qualcosa cambierà nel paese. Probabilmente no. Finisce un’era, ma il potere rimane saldamente nelle mani dell’esercito che è sempre stato una colonna del potere di Mugabe. Non solo. Mnangagwa che, con molta probabilità, sarà il prossimo presidente dello Zimbabwe, gode dell’appoggio dell’esercito e del suo comandante, Chiwengua. Dunque punto e capo. Bisogna capire se ora si apre una fase di transizione, oppure si proseguirà sull’onda del potere consolidato negli ultimi anni, iniziato con l’indipendenza.

Emmerson D Mnangagwa

L’ex vicepresidente dello Zimbabwe defenestrato la settimana scorsa e riparato all’estero, Emmerson Mnangagwa, ha elogiato l’intervento dei militari rivelando l’esistenza di una trattativa tra le forze armate e il presidente Robert Mugabe che avrebbe cercato di fermarli.

Salutiamo e applaudiamo il coraggio della nostra Zdf che, in maniera decisiva ha respinto concessioni dell’ultimo minuto da parte di un dirigente il cui unico obbiettivo era di creare una dinastia familiare,

ha scritto Mnangagwa su Twitter.

Una fase di transizione guidata dall’esercito spianerà ora la strada a un’elezione libera, corretta e democratica,

ha aggiunto l’esponente, detto “il coccodrillo”.

Ma questo lo vedremo nei prossimi giorni.

Zimbabwe. Fine di un’epoca non di un regime ultima modifica: 2017-11-15T18:58:56+02:00 da ANGELO FERRARI

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