Il Cervantes a Ramírez. “Un premio al Nicaragua”

Il più prestigioso riconoscimento ad autori in lingua castigliana va allo scrittore che fu uno dei leader della rivoluzione sandinista, oggi seriamente appannata
scritto da CLAUDIO MADRICARDO

Padrona di un impero talmente vasto ed esteso che, ai tempi di Carlo V, si estendeva su quasi quattro milioni di chilometri quadrati e sul cui regno il sole non tramontava mai, la Spagna contemporanea, archiviata l’epoca delle colonie, continua a esercitare un ruolo di guida morale e culturale, spesso contestato, sui territori d’oltremare.

Se ciò avviene platealmente in occasione delle crisi politiche che di tanto in tanto scuotono i paesi dell’America Latina, dove non si contano le mediazioni esercitate da ex presidenti come Felipe González, Aznar o Zapatero nella recente vicenda venezuelana, forse più intensa e genuina è l’influenza che la vecchia penisola esercita attraverso la cultura nei confronti delle leadership politiche e intellettuali dei paesi del Nuovo Mondo.

E soprattutto attraverso il veicolo che ancora affraterna questa grande area umana, che le fornisce motivo di riconoscersi pur nelle distinzioni, sovente intrise di critiche e recriminazioni per un non glorioso passato. Parliamo di quella che negli anni si venuta caratterizzando come la tutela di uno dei veicoli mediante il quale la cultura si espande. La lingua.

La quale, esclusi i nativi americani che a mala pena la masticano, accomuna genti di vaste aree latinoamericane alla madre patria. Basta girare qualche paese dell’America Latina per sentir rivendicare come in quel luogo si parli il miglior spagnolo, migliore perfino, e non stentiamo a crederlo, di quello che si parla spesso da parte del popolo nella vecchia penisola.

E in fondo, sarà opportuno ricordarlo, è stato solo per un caso se Cervantes non ci ha lasciato un “Quijote” paceño, finendo i suoi giorni come governatore di Nuestra Señora de La Paz e adattando le avventure del suo eroe alla terra boliviana.

È sicuramente per queste ragioni che nei tanti anni della sua esistenza, e veniamo dunque al tema del nostro articolo, il Premio Cervantes [Premio de Literatura en Lengua Castellana Miguel de Cervantes] ha contribuito a cementare quel ruolo di egemonia culturale che ancor oggi la Spagna esercita, premiando, tra i tanti, autori come Alejo Carpentier, Jorge Luis Borges, Octavio Paz, Carlos Fuentes, Mario Vargas Llosa e Camilo José Cela. Organizzato ogni anno dal ministero della cultura spagnolo su proposta della Asociación de Academias de la Lengua Española, conosciuto come il Nobel delle lettere ispaniche, il Cervantes celebra uno scrittore vivente che con la sua opera abbia contribuito ad arricchire il patrimonio letterario di lingua spagnola.

Quest’anno ha deciso di consegnare i suoi 125mila euro di premio in denaro allo scrittore nicaraguense Sergio Ramírez per aver

unito nella sua opera la narrazione e la poesia e il rigore dell’osservatore e l’attore, così come per aver riflesso la vivezza della vita quotidiana tramutando la realtà in un’opera d’arte.

Ramírez è autore non molto conosciuto in Italia, del quale i Fratelli Frilli Editori hanno pubblicato nel 2003 “Adiós muchachos“, libro del 1999 in cui narra i fatti che portarono alla nascita e alla crescita del movimento che abbatté Anastasio Somoza nel 1979, percorrendo i momenti della clandestinità e della ribellione. Gli anni di governo, quelli della guerra con i Contras, e le elezioni del 1990 con la vittoria elettorale dell’opposizione.

Un libro nel quale Ramírez, che del Nicaragua è stato anche vice presidente di Daniel Ortega negli anni Ottanta, narra il tentativo di applicare un’utopia ad un sistema di vita che tante speranze suscitò a livello mondiale nella sinistra di un’epoca. Facendo del Nicaragua una sorta di paese guida al quale si riconosceva un ruolo che andava molto al di là dell’importanza e del peso reale posseduti.

La produzione letteraria di Ramírez comprende saggi, racconti e romanzi come “Castigo Divino” (premio Dashiell Hammett, 1990), “Margarita, está linda la mar” (premio Alfaguara de novela 1998 e Casa de las Américas 2000) o “Un baile de máscaras“, che gli hanno anche valso il Premio Internacional Carlos Fuentes consegnato dal governo messicano, e la nomina a cavaliere delle Arti e delle Lettere in Francia.

Fondatore di Centroamérica cuenta, Sergio Ramírez Mercado per molti anni è stata l’unica figura letteraria del suo paese che non si è dedicato alla poesia, che in Nicaragua è una specie di sport nazionale, privilegiando la narrativa. Un paese dove la gente è convinta di vivere in un luogo che produce più poeti in America Latina, e forse nell’intero pianeta. E dove fu poeta persino Rigoberto López Pérez che uccise Anastasio Somoza García, il fondatore dell’omonima dinastia nonché il mandante dell’assassino di Sandino.

Tale è il rapporto che il Nicaragua ha con la poesia che considera il suo poeta principale, Rubén Darío, come un venerato padre della patria. Fino al punto da comprendere nel pantheon sandinista poeti eroi e martiri come Ricardo Morales Avilés y Leonel Rugama.

Nonostante la grande presenza di poeti nel paese, dove perfino l’attuale e chiacchierato Daniel Ortega, almeno in gioventù lo è stato, e sua moglie, nonché attuale vicepresidente, Rosario Murillo lo è, il Nicaragua non vanta alcun premio Nobel per la letteratura, come invece può vantarsi il Cile con Gabriela Mistral (1945) e Pablo Neruda (1971).

Annovera forse l’eterno candidato al Nobel della letteratura, Ernesto Cardenal, poeta e ex ministro della cultura durante il primo governo sandinista, assai critico nei confronti della piega che il Frente Sandinista ha preso di recente, e soprattutto delle scelte del sempiterno Ortega. Come altrettanto critico si dichiara l’ormai settantacinquenne Ramírez, ritiratosi definitivamente dalla politica nel 1996, dopo una candidatura sfortunata alla presidenza per concentrarsi unicamente sul suo lavoro letterario.

Grazie al quale, con l’assegnazione del prestigioso Cervantes, il Nicaragua può ora in qualche modo raggiungere quel riconoscimento internazionale che da tempo gli spettava. Non a caso, alla notizia dell’assegnazione del premio, Ramírez ha rilasciato ieri a Managua a Bbc Mundo una dichiarazione nella quale precisa che quello ottenuto

è un premio per il Nicaragua, per il Centro America, per la nostra cultura, per la nostra letteratura. I premi, ha continuato lo scrittore, sono pietre miliari nel cammino che segnano la strada che uno fa, e uno li riceve con allegria. Ma non riceverli, non mi amareggia. Uno non scrive per i premi.

Verità sacrosanta, ma i premi in qualche misura servono anche a rafforzare le voci che vivono in un paese in cui le speranze suscitate dal sandinismo delle origini è solo un pallido e lontano ricordo. E non sarebbe poi da stupirsi se anche la concessione del Cervantes a Ramírez non fosse da leggere in qualche modo come l’ultima esplicitazione di quel ruolo di guida morale cui la penisola iberica sembra fortunatamente non voler rinunciare. Talvolta esprimendo il meglio di sé stessa.

Il Cervantes a Ramírez. “Un premio al Nicaragua” ultima modifica: 2017-11-17T16:20:35+01:00 da CLAUDIO MADRICARDO

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