Il Castello di Maria Luisa

scritto da MANUELA CATTANEO DELLA VOLTA

Il secondo libro di Maria Luisa Semi è come una passeggiata in primavera tra le calli veneziane, nella zona di Castello. Magari di domenica mattina, un po’ presto, senza turisti e con qualche passante che è già uscito per un caffè, o comprare il giornale per tornare a casa a leggere con calma, o per poi andare a messa.

Una cosa semplice, naturale, proprio come una passeggiata in tranquillità, senza fretta.
“L’età della bellezza, si cresce”, edito da El squero, il secondo volumetto di racconti che segue “Una bambina. La sua guerra”.

E tutti e due raccolgono impressioni, flash, ricordi di vita, dal secondo dopoguerra agli anni Sessanta.

I miei vent’anni

Maria Luisa Semi percorre, leggera, un tracciato personale, fatto di oggetti che passano da una generazione all’altra: il latte versato in bottiglia dal bidone di alluminio, la borsetta da grande al posto della cartella, i calzettoni trasformatisi in collant, i chili di troppo da adolescente perduti per strada durante l’università, le piccole gelosie tra ragazze, la complicità negli studi prima e dopo gli esami e, inevitabilmente, quel qualcosa che c’era e che non c’è più a Venezia, con che spirito si viveva allora, con quali mezzi e con quali aspirazioni, e quello che invece si sente nell’aria oggi, a Venezia, e non solo, nella gioventù di adesso, nelle emozioni dell’oggi.

Dalla mia cucina

C’è da sottolineare che Maria Luisa Semi ha una memoria invidiabile. Così, ogni tanto ha scritto qualche appunto, dettagliato, di un momento trascorso della sua vita, di un’emozione particolare del passato riaffiorata. E poi ha proseguito, con frasi, mezzi paragrafi, accenni sparsi dei momenti belli e meno belli, ma tutti intensi della sua vita.
Un amico l’ha convinta a riordinarli in ordine cronologico ed eccone un libro, anzi due, dall’infanzia fino all’età adulta; una vita veneziana.

E Semi avverte: “Sono vecchia, ora”, quindi osserva con gli occhi di una persona che ha vissuto, lavorato, costruito la sua esperienza di vita tra le calli veneziane di un tempo soprattutto passato, ma l’occhio che si guarda attorno è vispo, è colto e non giudica; semplicemente osserva alcune differenze, alle volte con un po’ di rammarico, ma più spesso con ironia.

Per esempio la sua rotondità:

Quindici chili di troppo non sono uno scherzo. Diciamolo ero proprio poco avvenente da ragazzina.

Dall’altra parte della bilancia c’è il gruppetto bene di Venezia:

Più sistemate e belline. Frequentavano la scuola delle suore di Nevers, che allora si diceva era “un po’ cosi'”Le guardavo con un po’ d’invidia: erano eleganti, ben tenute, e diciamolo, a caccia del buon partito. E ci sono riuscite. In fondo, ognuna di noi ha raggiunto lo scopo. Io sono cresciuta con una madre che diceva a noi figlie: prima di tutto lavoro e indipendenza; poi, se volete, sposatevi”. E così abbiamo fatto. Mio padre sosteneva addirittura che in caso di ristrettezze economiche sarebbe stato meglio far studiare le figlie femmine e non i maschi, perché i miei fratelli comunque avrebbero trovato impiego e da vivere, noi ragazze invece senza istruzione… Per fortuna abbiamo studiato tutti.

Il mitico portone di casa

La foto della copertina del libro mostra le fondamenta dove Maria Luisa Semi ha vissuto per tutta la sua vita:

Bazzicavo in zona Santi Filippo e Giacomo. Allora c’erano un tabaccaio, due macellerie, un salumaio, un fiorista, un biavarol – negozio di alimentari diciamo oggi -. Mia mamma telefonava, ordinava e ricevevamo a casa, direttamente calando il cestino dalla finestra del terzo piano. E la posta passava due volte al giorno.

I ricordi di Maria Luisa Semi proseguono così, in un semplice susseguirsi di impressioni colorate da emozioni. Per esempio, il periodo dell’università con le nuove amicizie che sono valide ancora oggi, il primo amore “al tempo un basetto e mano nella mano”, la giornata passata interamente a lezione:

Gli assistenti piangeranno quando si laureerà Maria Luisa dicevano i miei compagni…molto cari. Conservo ancora il papiro realizzato per la mia laurea, un piccolo capolavoro, un modo per riportarmi ancora a quei tempi, proprio come quando scrivo. Quando butto giù i miei ricordi torno quella di un tempo, proprio com’ero in quel preciso istante. E con la testa e la penna faccio un viaggio nel tempo.

 

Servizietto contenitori di casa

E a piccoli passi, un ricordo via l’altro, come le ciliegie si arriva all’oggi.

Non mi piace chi ha sempre da dire che allora si stava meglio e che oggi è tutto brutto. Non è così. La classe media ora è molto più benestante. Si vive decisamente meglio. Allora la lavatrice era un evento, non dimentichiamolo. Certo, i ragazzi di oggi non hanno spessore storico e davanti hanno un bel punto di domanda, mentre ai miei tempi crescevamo nella speranza di un bel futuro.

Prima dolcezza, poi salvadanaio, anni Cinquanta

Semi è diventata nonna per la seconda volta:

Dopo Mattia cinque anni fa, ora c’è Marta. Il libro non l’ho scritto per loro, l’ho dedicato a tutti quelli a cui voglio bene, e sono tanti. E poi non ho la presunzione di insegnare nulla a nessuno, ma scrivendo mi sono accorta che c’era una bella carica di ottimismo nelle nostre giornate, e soprattutto ci veniva insegnato di dar valore all’esperienza di coloro che ci avevano preceduto. Questo insegnamento è caduto nel dimenticatoio e credo che sia una grave perdita.

La Grande guerra di una bambina [recensione su Europa del precedente volumetto di ML Semi]

Il Castello di Maria Luisa ultima modifica: 2017-11-26T09:00:53+02:00 da MANUELA CATTANEO DELLA VOLTA

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