Pd. La “nuova grammatica” di Piero

Fassino suona la carica alla sinistra con un libro che segue la traccia dello slogan che caratterizzò la sua leadership dei Ds: "O si cambia o si muore". Un monito quantomai oggi di attualità, in Europa, in Italia, ma anche in una città come Venezia
scritto da NICOLA PELLICANI

Piero Fassino suona la carica al Pd. L’infaticabile leader del centrosinistra guarda al futuro del partito con fiducia e speranza, senza per questo nascondere i problemi che i Democratici hanno di fronte, a pochi mesi di distanza da una scissione dolorosa e all’indomani di una brutta sconfitta elettorale in Sicilia.

Non è un caso se in un momento così delicato il Pd abbia scelto lui per cercare di tessere la tela che porti alla definizione del campo del centrosinistra in vista delle politiche di primavera. Una sfida difficilissima, ma Fassino confessa di aver ereditato l’ottimismo da suo padre che non si stancava mai di ripetergli di guardare sempre il “bicchiere mezzo pieno”.

Lo si capisce anche leggendo il suo libro, “Pd davvero”, edito da Nave di Teseo, recentemente presentato a Mestre dalla Fondazione Pellicani. Un libro che arriva in libreria a dieci anni dalla nascita del partito, datata 14 ottobre 2007. Dieci anni che hanno profondamente cambiato il mondo, che però non sono poi tanti per un partito:

Ho iniziato ponendomi una domanda: dieci anni sono un’età importante, il passaggio dall’infanzia all’adolescenza, mi sono chiesto: “dieci anni dopo le ragioni per cui abbiamo costruito il Pd, sono ancora valide?” E credo che siano ancora più forti di allora.

I motivi sono sostanzialmente quattro.

1 il primo è da ricondurre al passaggio di secolo e al mondo in continua evoluzione che impongono un pensiero nuovo e un partito che stia al passo con i cambiamenti;

 

2non è venuta meno la necessità per il Paese di avere un grande partito riformista, che l’Italia per ragioni storiche e politiche non ha mai avuto, come il Pd, in grado di arginare l’avanzata del populismo e della destra;

3 resta attuale anche la convinzione che sia indispensabile una grande forza politica con l’obiettivo di cambiare le istituzioni e la politica del Paese. Un’esigenza che resta attuale anche dopo la sconfitta del referendum del 4 dicembre;

4 Infine le cronache quotidiane sono lì a ricordarci che è fondamentale ripensare la sinistra in Europa, un obiettivo che non può essere raggiunto senza il contributo del Pd.

Sono quattro motivi sufficienti a dire che “Pd davvero” è tutto orientato al futuro: vengono ricostruiti i passaggi fondamentali del decennio trascorso, ma è un libro rivolto ad analizzare le sfide che abbiamo di fronte, nella convinzione che è necessaria oggi più di allora una grande casa dei riformisti.

Un partito a vocazione maggioritaria, che non significa partito unico, bensì una forza capace di attrarre e costruire attorno a sé un campo di centrosinistra in grado di riaffermare e attualizzare i valori fondanti della sinistra riformista.

Per questa ragione, fin dall’inizio, Fassino ripropone lo slogan che utilizzò nel 2001, quando assunse la guida dei Ds: “O si cambia o si muore”. Quel vecchio monito che portò prima alla ricostruzione dell’Ulivo e poi alla nascita del Pd torna oggi di attualità, per rilanciare la politica dei Democratici.

Per un secolo, il Novecento, la sinistra ha affermato i suoi valori grazie a quattro parole chiave: sviluppo, lavoro, protezione sociale, democrazia, che oggi appaiono lesionate.
Il libro affronta i temi fondamentali con cui ci troviamo a fare i conti quotidianamente ponendosi una serie di domande scomode, tredici per la precisione.

Davanti a tutto questo, cosa deve fare una sinistra che non si rassegni a una condizione di minorità? Come si affermano i diritti in una società flessibile? Come si costruisce una società multiculturale che non chieda rinunce all’identità e renda ciascuno sicuro e libero da paure? E come gestire le nuove dicotomie: occidente/oriente, sovranità/globalizzazione, lavoro/tecnologie, integrazione/identità?

Il libro tocca tutte le grandi questioni del nostro tempo, nella consapevolezza che il Partito democratico sta attraversando una fase cruciale, una crisi che interessa la sinistra di tutto l’Occidente, dagli Stati Uniti all’Europa, basti pensare alla vittoria di Trump, ai risultati elettorali negativi della socialdemocrazia tedesca, della sinistra polacca, ungherese, austriaca e via dicendo. Un quadro geopolitico al quale Fassino è molto attento, non solo in veste di responsabile degli esteri del Pd, ma anche come Presidente del CeSPI (Centro studi di politica internazionale).

La presentazione a Mestre, il 16 novembre, di “Pd davvero” con [da sinistra] Renzo Guolo, Piero Fassino, Nicola Pellicani, Paolo Possamai

La sfida è costruire una sinistra che non abbia paura di misurarsi con la globalizzazione, con la flessibilità del mercato del lavoro che va conciliata con la tutela dei diritti, che non abbia paura di fare i conti con la questione ambientale, di confrontarsi con le frontiere nuove che la scienza e la tecnologia ci pongono. La sinistra riformista non può avere paura dell’innovazione.

Oggi il centrosinistra è in difficoltà, appare sempre più frammentato, proprio adesso in una fase in cui il Paese sembra prendere fiato, sembra venir meno un senso di responsabilità collettivo delle forze del centrosinistra, di cui la scissione è solo uno degli elementi. Il rischio è di rimanere stritolati da una parte dalla destra di Berlusconi e Salvini, dall’altra dal populismo dei 5Stelle. Il libro è la conferma di come sia giunto il momento di ripensare al ruolo della sinistra riformista in Italia e anche in Europa individuando una “nuova grammatica” della politica per affermare i valori fondanti della sinistra riformista, quali democrazia, uguaglianza e libertà, ma declinandoli in un mondo che è completamente cambiato.

Del resto la sinistra è sempre stata protagonista nei momenti di modernizzazione e di cambiamento, per l’affermazione dei diritti fondamentali, per le riforme del mercato del lavoro, per l’economia, e lo è stata nei governi locali, a partire dalle città. Venezia ne è una testimonianza.

Una forza che abbia l’ambizione di governare il paese deve stare nel filo del rinnovamento e avere la capacità di guidarlo.

Massimo Cacciari e Piero Fassino al Festival della politica, Mestre, 9 settembre 2017

“O si cambia o si muore”: il monito di Fassino diventa quantomai oggi di attualità, vale in Europa, in Italia, ma anche in una città come Venezia, che nei momenti cruciali della vita politica dal dopoguerra ad oggi ha guidato politiche di cambiamento e trasformazione che hanno consentito alla città di crescere e di migliorare.

Dopo la sconfitta delle amministrative 2015 è franato tutto, a conferma che quando si perde non si riparte meglio, ma si torna indietro. Non ci sono scorciatoie, dobbiamo ricostruire la casa del centrosinistra, mattone su mattone, va individuato prima che sia troppo tardi un luogo di confronto e incontro con i cittadini per discutere idee e progetti. L’opposizione si fa in consiglio comunale, ma soprattutto fuori. L’alternativa al centrodestra si costruisce rimettendosi in connessione con la città, iniziando a tessere reti e relazioni, nella consapevolezza che una lunga stagione di governo di centrosinistra a Venezia è definitivamente conclusa.

Bisogna decidersi a voltare pagina, tenendo sempre presente che sinistra non significa conservazione, se mai l’esatto opposto. Dobbiamo innovare la politica veneziana, mettendo in campo nuove idee e soprattutto una nuova classe dirigente. Così è stato nelle stagioni migliori della vita politica cittadina. Basta pensare al mitico sindaco Giobatta Gianquinto, alla svolta delle giunte rosse nella metà degli anni Settanta, o alla prima amministrazione Cacciari nel ’93. Il centrosinistra veneziano è figlio di quella tradizione, non può restare fermo.

Il Pd ha un ruolo fondamentale in questa partita, ma sapendo che “O si cambia o si muore”.

Pd. La “nuova grammatica” di Piero ultima modifica: 2017-11-28T13:45:37+01:00 da NICOLA PELLICANI

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE:

Lascia un commento