Luciano Violante e le “Democrazie senza memoria”

Nel nuovo libro dell'ex-presidente della camera un’analisi puntigliosa e senza sconti per nessuno di quel che sta accadendo sotto i nostri occhi e che può portarci al “declino inevitabile della democrazia”
scritto da PATRIZIA RETTORI

I segni si moltiplicano: autoritarismi in ascesa, populismi dilaganti, intolleranza e indifferenza che vanno a braccetto. La democrazia è in crisi e nessuno sembra avere idea di cosa fare. Il fenomeno è planetario e questo non è consolante. Al contrario rende le prospettive più gravi, perché se la parte più evoluta del mondo finirà preda di un regresso tribale non ci sarà speranza per nessuno.

I fattori di crisi sono evidenti: la crescita delle disuguaglianze alimenta la rabbia degli esclusi, le migrazioni di massa mettono in pericolo il senso di identità delle comunità nazionali, l’evoluzione tecnologica riduce i posti di lavoro e ne cambia la faccia. Tutte questioni che una classe dirigente di rara pochezza non è in grado di affrontare se non solleticando furbamente le pulsioni primordiali di un elettorato ridotto ad uditorio.

Intendiamoci, niente di tutto questo è nuovo: basti ricordare con quanta testardaggine papa Francesco insista a lanciare i suoi gridi d’allarme ogni volta che ne ha l’occasione. Con scarso successo, bisogna aggiungere. La consapevolezza della gravità della situazione, evidentemente, fatica a farsi strada. E allora può essere utile la lettura di un piccolo libro scritto da Luciano Violante per Einaudi, dal titolo “Democrazie senza memoria”. Un libro piccolo per numero di pagine ma non certo per i contenuti. Perché si tratta di un’analisi puntigliosa e senza sconti per nessuno di quel che sta accadendo sotto i nostri occhi e che può portarci al “declino inevitabile della democrazia”.

La dinamica del processo è complessa. Si comincia con il “disincanto” per i valori democratici, scaturito dalle difficoltà economiche e dall’incertezza per il futuro, si prosegue con il disprezzo per le élite (tutte: quelle politiche ma anche quelle scientifiche e intellettuali) e la distruzione dei cosiddetti “corpi intermedi”, partiti e sindacati in primis, per finire al leaderismo carismatico che tramuta la rappresentanza in identificazione. Questo tipo di leader, scrive Violante,

[…] tende a circondarsi non di una classe dirigente, ma di una classe somigliante, nella quale possa rispecchiarsi traendone sicurezza e che si possa rispecchiare in lui traendone legittimazione, in un narcisismo reciproco e crescente.

L’autore non fa nomi, e tuttavia non è difficile identificare dietro le sue parole l’immagine prima di Silvio Berlusconi, fondatore del club dei narcisi della politica italiana, e poi di Matteo Renzi. Il quale Renzi, invece, merita una citazione in quanto “rottamatore”, e cioè iniziatore della guerra contro il sistema interno, inteso come gerarchia politica e sociale giudicata incapace di affrontare i problemi del paese.

A sua discolpa, Violante nota che Renzi ai suoi esordi di quel sistema non faceva parte, ma l’idea di lottare contro un “nemico interno” ha avuto tanto successo da aver prodotto il fulgido paradosso di Donald Trump, ricchissimo figlio del sistema che è riuscito a conquistare la Casa Bianca presentandosi come il campione degli anti-sistema.

E comunque Violante non è interessato alle polemiche politiche italiane. Il suo ragionamento riguarda  tutte le democrazie perché i tratti della crisi sono comuni, e vanno dagli attacchi alla libertà stampa alla diffusione incontrollabile di notizie false quanto suggestive, dal “declino dell’onestà” alle paure indotte dal terrorismo.

La risposta a tutto questo non è una formula magica, ma un duro e difficile lavoro. C’è bisogno di

[…] ricostruire comunità politiche responsabili e consapevoli del ruolo che sono tenute a svolgere nella storia del paese di cui fanno parte. Soltanto queste comunità politiche sono in grado di tenere unita la nazione, superare l’isolamento individuale, proporre un’alternativa sana al rapporto malato fra leader narcisista e popolo senza rappresentanza.

Luciano Violante e le “Democrazie senza memoria” ultima modifica: 2017-11-30T19:54:16+00:00 da PATRIZIA RETTORI

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