#MeToo. Time premia il primo movimento post-politico globale

La rivista nomina “persona dell'anno” le “Silence breakers”, le donne che hanno denunciato i loro molestatori. Un grande fenomeno che si è sviluppato e diffuso velocemente nel mondo, senza una guida né teorica né pratica.
scritto da GUIDO MOLTEDO

Dov’è la politica? Tutto è nato e si è sviluppato in modo spontaneo e contagioso, senza la politica, senza una guida politica, neppure dal basso. Lo chiamano un movement, ma anche un movimento ha una qualche forma organizzativa e una qualche forma di leadership. Non è stato così con le persone che hanno rotto il silenzio, che hanno avuto il coraggio di romperlo, le Silence breakers nominate dalla rivista Time “persona dell’anno”. La decisione di Time fa scalpore anche per questo, perché mette in luce un fenomeno globale di natura post-politica.

Tutto nasce da una denuncia nei confronti del magnate di Hollywood Harvey Weinstein. È il New York Times, principale quotidiano statunitense a occuparsene per primo, con il massimo rilievo. Spalleggiato dal New Yorker, ottima e rispettata rivista liberal. Da allora la palla di neve mediatica inizia a rotolare ingrossandosi di giorno in giorno sulla rete e diventando rapidamente una valanga che investe il mondo dello spettacolo e dei media, poi la politica, quindi salta dall’altra parte dell’oceano: Gran Bretagna, Francia, Italia, il parlamento di Bruxelles. Non si ferma e cresce.

Ogni singolo caso suscita scalpore. Le persone coinvolte negli scandali sono spesso beniamini del pubblico. Chi ha taciuto sapendo quel che tutti sapevano, e avrebbe potuto dire o fare qualcosa, si cosparge pubblicamente il capo di cenere.
Ogni singolo caso fa discutere. Si obietta che molto spesso la vittima denuncia le molestie dopo anni, anche molti anni. Perché non lo fece a suo tempo? Perché altre invece seppero opporsi?
Ogni singolo caso avrà il suo corso legale, solo alla fine si saprà se “il colpevole” è davvero colpevole: in quanti dei casi finiti nel tribunale mediatico potrebbe perfino venir fuori un’inversione delle parti, con il carnefice vittima e la vittima carnefice? Si vedrà, ma intanto è l’insieme, imponente e dilagante, delle denunce che fa impressione, un vaso di pandora vulcanico come una pentola a pressione che esplode. Un vaso nel quale non ci sono solo donne molestate ma anche uomini molestati da altri uomini.

La galvanizzante azione delle donne che abbiamo voluto in copertina – spiega Time – insieme a quella di centinaia di altre e anche a quella di molti uomini hanno scatenato uno dei più veloci cambiamenti culturali dagli anni Sessanta ad oggi.

È un cambiamento, come si diceva all’inizio, che non s’incrocia con la politica, in Italia peraltro ancorata, anche a sinistra, ai canoni novecenteschi del più schietto e sincero maschilismo. Accade – è notizia di questi giorni – che la nascita di un movimento politico sia sottolineata da una foto simbolo con quattro maschi bianchi.

È un cambiamento né ispirato da leader o intellettuali del femminismo né guidato dal movimento delle donne, ma indubbiamente uno dei frutti della lunga semina, ormai multidecennale, della lotta femminista, in tutto il mondo. Che ha prodotto enormi risultati, direttamente perseguiti, ma anche straordinari passi avanti nel costume, nello stile di vita, nell’effettiva parità tra uomini e donne che sono le conseguenze dell’impegno femminista.

Si è sentito spesso dire, di fronte allo squadernarsi di uno scandalo dopo l’altro, che quanto è accaduto appartiene a mondi particolari, lo spettacolo, il giornalismo, con il sottotesto, a volte anche bene esplicitato, che chi frequenta quei mondi, dovrebbe pure aspettarselo, d’incappare in vicende come quelle raccontate. Della serie “se l’è cercata”.

La realtà che emerge dice che non è vero, non è vero che siano solo quei mondi e che si tratta di casi particolari. Ovunque, la donna che lavora è esposta ad aggressioni sessuali di vario tipo.

Questo – è la morale di quanto è denunciato – non solo non deve più succedere. Non solo chi si macchia di questi reati deve pagarla cara. Ma il punto cruciale è che non deve proprio più succedere. L’ambiente di lavoro è un ambiente professionale dove sono ammesse relazioni esclusivamente di tipo professionale. Punto.

Il rovescio virtuale della copertina di Time, il vero centro della storia, sono i maschi. In realtà, questa cover story riguarda gli uomini. Innanzitutto quelli chiamati in causa nelle vicende al centro della cronaca. Gran parte dei racconti dipinge un universo maschile, un immaginario maschile, bloccato all’età infantile e adolescenziale. Maschi immaturi: esibizionisti, guardoni, onanisti, affetti da cacolalia. Lo stupro raramente è denunciato, gran parte dei casi riguarda adulti, spesso anziani, che si comportano oscenamente dando sfogo a fantasie adolescenziali, nelle quali il corpo della donna è meno che un oggetto, un manichino su cui mettere in atto le loro fantasie e perversioni.

Nelle conversazioni e sui giornali, si sente spesso, da parte di uomini, difendere i protagonisti degli scandali con parole che minimizzano quanto è raccontato dalle donne molestate: il che fa pensare che questi comportamenti siano molto comuni e accettati, e ci parlano di una sessualità diffusa tra i maschi del nostro tempo, decisamente immatura, esemplarmente illustrata dai protagonisti di questi scandali, e che, tra l’altro, conduce facilmente a comportamenti come quelli denunciati ma che, appunto, nel senso comune maschile, non sono affatto censurabili.

Nel mondo di oggi, la politica, intesa in tutte le sue diverse declinazioni, non riesce a cogliere questi movimenti trasformativi profondi della realtà quotidiana in cui viviamo. In molti casi, nel coglierli, sono perfino più avanzate e più pronte le organizzazioni capitalistiche. Che avendo a cuore la fedeltà dei loro consumatori/consumatrici sono spesso sensibili a vicende come quelle scoperchiate dalle Silence breakers e sanno reagire prontamente.

Sempre più frequentemente, negli Stati Uniti, si sente parlare di corporation che ritirano importanti campagne pubblicitarie da programmi televisivi denunciati per essere – anche solo larvatamente – discriminatori, sessisti, misogini, omofobi o razzisti. O corporation che minacciano di sospendere loro attività in contee o in stati che approvano leggi o norme discriminatorie, sessiste, misogine, omofobe o razziste.

La morale dell’iniziativa di Time è che chi fa politica e chi è interessato alla politica, nelle sue forme tradizionali o nuove, deve tener conto di questi fenomeni, deve saperli cogliere nel loro nascere e interpretarli. Se la politica si vede costretta a inseguire la realtà, senza neppure provare a orientarla, reiterando sempre gli stessi meccanismi ideologici, è destinata a diventare pleonastica. E a finire i suoi giorni ingloriosamente sostituita da movimenti dirompenti, spontanei e diffusi.

#MeToo. Time premia il primo movimento post-politico globale ultima modifica: 2017-12-06T17:02:16+00:00 da GUIDO MOLTEDO

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