Il molestatore Trump appeso al voto in Alabama

Nelle elezioni suppletive nello stato conservatore Roy Moore è distanziato dal rivale democratico. Il candidato repubblicano, sostenuto dal presidente, come lui è accusato di molestie. Anche più gravi. Nei confronti di ragazze minorenni
scritto da GUIDO MOLTEDO
Condividi
PDF

Il candidato democratico Doug Jones distanzia di dieci punti il rivale repubblicano Roy Moore nei sondaggi alla vigilia della sfida in Alabama per il seggio senatoriale lasciato libero dall’attuale ministro di giustizia Jeff Sessions.

Se andrà davvero così, la vittoria di Jones avrà più significati politici, tutti di grande portata. Il primo, il più ovvio, è che un seggio repubblicano sarà occupato da un senatore democratico, e questo – altro significato politico – in uno stato del sud molto conservatore. Un pessimo segnale per il Grand Old Party in vista del voto di medio termine il prossimo anno.

Sarebbe dunque un bel successo per i democratici, e un duro colpo per Trump. Ancora più duro se si considera il significato altamente emblematico che ha assunto la contesa in Alabama.

Trump sostiene con forza la candidatura di Moore, contro l’opinione prevalente dei boss del Partito repubblicano al senato, che avevano chiesto esplicitamente a Moore di ritirarsi dalla corsa in seguito alle rivelazioni su sue relazioni sessuali con donne minorenni, una di quattordici anni, – dieci l’hanno denunciato – quando Moore era trentenne.

Per Trump, la vittoria di un tipo come Moore significherebbe inequivocabilmente che la sua base elettorale più fedele – ed è una base animata da “valori” religiosi di un conservatorismo intransigente – è disposto a seguirlo, anche quando si va sul terreno di comportamenti sessuali contrari alla legge e il morale, dove peraltro Trump è notoriamente molto esposto, e lo è di nuovo con il montare di scandali di molestie che vedono protagonisti personaggi noti e/o potenti (l’ultimo è la superstar dei fornelli Mario Batali) e registrano dimissioni di pezzi da novanta del Congresso come Al Franken e John Conyers.

Trump, lo scorso novembre, fu votato dalla maggioranza della destra evangelica, pronta a chiudere occhi e orecchi di fronte alle evidenze dei comportamenti indecenti del loro beniamino pur di non far vincere Hillary.

“Per chi voterebbe Gesù?” “Probabilmente non per un molestatore di bambini”

“Lo so che ti ha violentato, Sally, ma quel che è davvero importante è il seggio al senato”. GESU’ REPUBBLICANO

I social democratici ridicolizzano gli elettori evangelici che scelgono Moore

Sulle stesse leve ha agito Trump per sostenere Roy Moore, un candidato, ha detto il presidente, che porterà avanti in senato la sua agenda “Make American Great Again”. Diversamente, ha ammonito, vincerebbe un “liberal Democrat” come Jones, un “pupazzo” dei capi democratici al Congresso Nancy Pelosi e Chuck Schumer, detestati al pari di Hillary dalla base elettorale trumpista. A dare ancora più risalto all’importanza della posta in gioco, l’ideologo di Trump, Steve Bannon, si è impegnato allo spasimo per la causa di Moore.

Se il test dovesse fallire con dicono i sondaggi, assumerebbero ancora più peso le accuse che tornano a rivolgere a Trump tre donne, Jessica Leeds, Samantha Holvey e Rachel Cooks. Sostengono da tempo di aver subito molestie e aggressioni sessuali da parte di Donald Trump e adesso chiedono al Congresso di indagare sul presidente sulla base di quanto affermano.

La risposta dell’ufficio stampa della Casa bianca conferma la scelta di una risposta “politica” a queste accuse: “Queste diffamazioni, totalmente contestate in gran parte dei casi da testimoni oculari, sono state rivolte a lungo (a Trump) nel corso della campagna elettorale e il popolo americano ha dato voce al suo giudizio in merito accordandogli una vittoria decisiva”.

Nel campo repubblicano, ai più alti livelli politici, diverse esponenti donne hanno preso cautamente le distanze dal presidente, ma non è ancora diventato un caso, come invece è accaduto in campo democratico.

Ma ecco, domenica, la presa di posizione di Nikki Haley, ambasciatrice statunitense all’Onu, quindi ai massimi livelli dell’amministrazione. Alle domande di John Dikerson di Cbs News, riguardanti le denunce di Jessica Leeds, Samantha Holvey e Rachel Cooks, la diplomatica ha detto di essere “incredibilmente orgogliosa delle donne che si sono fatte avanti, incredibilmente orgogliosa della loro forza, orgogliosa del loro coraggio”, comprese le donne che accusano Trump: “Be’, sapete, la stessa cosa vale per le donne che accusano chiunque e che dovrebbero ascoltate”.

Il molestatore Trump appeso al voto in Alabama ultima modifica: 2017-12-11T18:49:15+01:00 da GUIDO MOLTEDO

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE:

Lascia un commento