Parigi vuole Airbnb in tribunale

Pugno duro con la società americana. Registrazioni, multe ai locatari, controlli telematici. E il comune parigino minaccia di farle causa
scritto da MARCO MICHIELI

À la guerre comme à la guerre. Anne Hidalgo ha deciso. Il comune di Parigi ha inviato una lettera di diffida a Airbnb e a quattro dei suoi concorrenti. Dovranno immediatamente ritirare tutti gli annunci illegali presenti nei loro siti. O si aprirà la strada dei tribunali.

Una legge del 2016 prevede infatti che tutte le strutture adibite a uso turistico siano dichiarate e registrate presso il comune (e per un massimo di centoventi giorni per anno). Parigi si è anche dotata di un servizio telematico apposito. Tuttavia, pochi locatari hanno rispettato quest’obbligo di registrazione (da farsi entro il primo dicembre).

Dei cinquantamila annunci che Airbnb rivendica a Parigi, soltanto diecimila sono oggi regolari.

Dato che tali piattaforme avrebbero l’obbligo di pubblicare solo gli annunci “certificati”, il comune di Parigi ha deciso quindi di affrontare Airbnb. Che dal canto suo non ritiene sia proprio compito l’eliminazione delle offerte non registrate presenti nel suo sito.

Anche se, per ora, Airbnb non corre alcun rischio. La legge non prevede ancora delle sanzioni per le piattaforme che non adempiono agli obblighi (ma in compenso prevede delle multe per i proprietari non registrati).

È la prima volta che accade in Francia, ma Parigi non è la prima città al mondo a trovarsi in questa situazione: Barcellona, New York, Amsterdam, San Francisco e Berlino l’hanno preceduta.

Ma i problemi per Airbnb non sono finiti qua.

Il sindaco di Parigi, la socialista Anne Hidalgo

Hidalgo vorrebbe portare a novanta o sessanta giorni all’anno la durata massima di notti autorizzate per la locazione turistica. New York oggi autorizza solo trenta giorni l’anno, contro i sessanta di Amsterdam e di San Francisco e i novanta di Londra.

Il comune è preoccupato dalla trasformazione in corso, soprattutto negli arrondissements del centro. Il 26 per cento degli appartamenti dei primi quattro arrondissements sono oggi infatti vuoti o occupati in maniera occasionale, cioè proposti per brevi soggiorni. E i parigini sono esasperati da quartieri che ormai non riconoscono più.

Airbnb ha tuttavia replicato che il costo della vita a Parigi è in crescita ormai da decenni: attribuire loro la responsabilità della fuga dei cittadini dal centro e dell’aumento degli affitti sarebbe pertanto un errore.

L’altro fronte è quello delle imposte. Qualche giorno fa i vertici di Airbnb sono stati convocati a Bercy, al ministero dell’economia. Per il ministero, infatti, la piattaforma propone di pagare gli affittuari attraverso una carta bancaria emessa a Gibilterra. Secondo il ministero, così facendo si permette di nascondere al fisco francese dei redditi da locazioni.

La pressione su Airbnb cresce. E se non interverrà, sarà il fisco a farlo. A monte, sugli affittuari. Già oggi se un proprietario decide di affittare un appartamento e ne guadagna, ad esempio, più di settemila euro per anno, lo stato lo tassa per duemila euro supplementari. Molti hanno abbandonato Airbnb per questa ragione (per finire con l’affittare in nero).

Se nessuno mette in dubbio che la strada dell’economia della condivisione che Airbnb ha aperto non possa essere arrestata, restano tuttavia aperte molte domande. I benefici che Airbnb fornisce a turisti e proprietari di case sono più importanti del degrado e dello spopolamento dei centri storici? Airbnb ne è il solo e unico responsabile?

Parigi vuole Airbnb in tribunale ultima modifica: 2017-12-11T17:48:32+02:00 da MARCO MICHIELI

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