Messico, una “morena” al Lavoro? Parla Luisa Alcalde

La giovane politica sarà parte della squadra di governo se Andrés Manuel López Obrador diventerà presidente
scritto da CLAUDIO MADRICARDO

[CITTA’ DEL MESSICO]
Se la terza volta che si presenta sarà quella buona, come tutti i sondaggi lasciano al momento prevedere, Andrés Manuel López Obrador sarà il prossimo presidente messicano. Leader indiscusso del Movimiento de Regeneración Nacional (Morena), AMLO, come tutti lo chiamano in Messico, porterà al governo uno schieramento composito e per certi aspetti poco ortodosso.

Se ai settori più conservatori del paese mette letteralmente paura, in ampi strati sociali viene descritto come una sorta di messia, capace, attraverso ricette qualche volta accusate di essere semplicistiche se non addirittura populiste, di risolvere i grandi problemi che affliggono i messicani. Conscio di giocarsi il tutto per tutto il prossimo primo luglio e che questa forse potrebbe essere la sua ultima chance per accedere alla presidenza anche per l’età, il sessantaquattrenne AMLO è in questo momento il fenomeno che monopolizza le prime pagine dei giornali messicani.

Per assicurarsi i voti dei compatrioti è riuscito persino a decidersi a cambiare look alla sua pettinatura, che da ribelle e spettinata ora appare contenuta e rassicurante, e a violare la riservatezza di cui circondava la sua vita privata, esibendosi in compagnia di moglie e figli, al fine di dare di sé e del movimento che capeggia un’immagine in cui la maggioranza del paese possa riconoscersi.

Lo scorso 14 dicembre a Città del Messico ha presentato la sua squadra di governo in cui brillano personalità con sensibilità politiche differenti e non sempre coerenti. Una di queste è la trentenne deputata Luisa Maria Alcalde Luján, la “morena”, sia per la sua lunga chioma nera, sia per la sua militanza in quel movimento che porta quel nome, di cui è diventata simbolo come giovane astro nascente e donna.

Avvocato con specializzazione in politiche pubbliche e diritto del lavoro a Berkeley, Luisa Alcalde ha partecipato alle proteste del 2006 contro la “frode” elettorale che per mezzo punto percentuale ha negato la presidenza a López Obrador. In caso di vittoria andrà a occupare la difficile carica di ministro del lavoro in un paese con cinquanta milioni di poveri, in cui il salario minimo non consente nemmeno di garantire la sopravvivenza. Di seguito la sintesi della nostra conversazione.

I sondaggi vi danno vincenti. Che paese vi immaginate di avere in eredità?
Se gli elettori ci premieranno, andremo al governo di un paese con enormi disuguaglianze, con un pugno di persone che concentra la maggior parte della ricchezza, con più di cinquanta milioni di messicani che mancano delle cose più indispensabili e che vivono nella povertà. Un paese sommamente complesso poiché un’enorme percentuale di popolazione giovane non ha possibilità di poter studiare o lavorare. Con un governo assolutamente corrotto a tutti i livelli, che ha fatto della corruzione una moda e una forma di vivere per i funzionari pubblici. È una cosa alla quale sarà complicato mettere fine. Credo però che, con l’esempio che verrà dato dall’alto, sarà possibile conseguire dei miglioramenti.

Troveremo infine un paese vittima di una violenza brutale, perché la soluzione del narcotraffico è oggi la più immediata per i giovani di questo paese, che in cambio di pochi pesos accettano di entrare nelle file della criminalità.

Questo è il panorama, per affrontare il quale abbiamo un piano per eliminare la corruzione e ridurre le spese del governo, della burocrazia e dell’alta burocrazia, dato che abbiamo funzionari che guadagnano moltissimo. La macchina governativa costa molto ai messicani, nonostante produca molto poco e sia largamente inefficiente.

Andrés Manuel López Obrador con Luisa Alcalde

Come pensate di operare nel concreto?
Pensiamo di poter aggredire questo problema attraverso l’austerità e il taglio delle spese correnti, che potranno incrementare lo sviluppo. È evidente che ciò si può fare attraverso misure molto concrete e piani sociali, ma da questa situazione non usciamo se al centro della nostra azione non c’è il miglioramento dell’impiego e del salario.

I governi precedenti pensavano che l’unico modo per creare lavoro fosse quello di congelare i salari per poter attrarre investimenti stranieri e aumentare la competitività. Il risultato è che la maggioranza dei messicani percepisce un salario molto basso, che non permette di sopravvivere. Dobbiamo ribaltare questa logica e aumentare i salari scommettendo sul mercato interno, appoggiando la piccola e la media impresa che nel paese sono i principali generatori di impiego.

Dove investirete di più?
Investiremo molto nell’educazione, dato che oggi abbiamo circa sette milioni di giovani che non possono continuare a studiare. Su questo dobbiamo fare uno sforzo gigantesco attraverso il finanziamento pubblico, affinché a queste persone sia data la possibilità di studiare. Attraverso il programma che abbiamo chiamato “Jóvenes construyendo el futuro” vogliamo inoltre garantire una borsa di studio a due milioni e mezzo di giovani in cambio di un apprendistato in differenti settori produttivi.

Se dovessi spiegare Morena?
Morena è un movimento sociale che si cominciò a organizzare a partire dalla frode elettorale del 2006, quando in molti decidemmo di impegnarci direttamente in un progetto politico che ebbe come suo leader principale Andrés Manuel López Obrador.

Tu in Morena rappresenti in qualche modo la faccia giovane di questa nuova formazione che si colloca a sinistra, ma che nei giorni scorsi ha fatto due scelte che sembrerebbero contraddittorie. Mi riferisco all’alleanza con il Partido Encuentro Social le cui posizioni anti gay sono note, e alla presenza nella squadra di governo di persone che poco sembrano appartenere alla sinistra. Come lo spieghi?
Questo movimento è più ampio e plurale di quanto possa essere un partito di sinistra e ha un’agenda per trasformare questo paese. Chi si allea riconosce i principi che ispirano Morena, e dentro i principi del movimento è chiarissimo il rispetto dei diritti dei gay, come il riconoscimento dei matrimoni omosessuali.

Città del Messico è una dei luoghi urbani più inquinati al mondo. Il programma che Morena ha presentato per il prossimo governo ha una parte che riguarda la tutela ambientale?
C’è tutta una parte che prevede opere di riforestazione e cura della nostra biodiversità. Io credo che non sia tanto un problema di norme che mancano. Queste ci sono. Il problema è la mancanza di osservanza delle leggi esistenti, che abbiamo, ma che non vengono rispettate.

Una volta al governo, quali relazioni volete promuovere con il resto dei paesi latinoamericani? E che rapporto volete avere con Cuba?
Vogliamo innanzitutto relazioni di rispetto reciproco, ma soprattutto di fratellanza. La nostra vicinanza con gli USA ci ha portato ad allontanarci dai fratelli latinoamericani e da Cuba. Io credo che abbiamo una opportunità enorme di riprendere una vicinanza con essi. Abbiamo visto che, cambiata la leadership negli Stati Uniti, è mutata anche la nostra relazione con loro. Mentre la strada da percorrere è quella di diversificare l’enorme possibilità di fratellanza con l’America Latina e di mutuo aiuto, perché siamo molto simili. Quanto a Cuba, vogliamo che la relazione sia improntata all’enorme rispetto, perché quello cubano è un popolo che ha molto lottato. La relazione che abbiamo avuto con gli USA ci ha costretti a allontanarci dai paesi fratelli. Questo deve cambiare.

Luisa Alcalde

Tu sei una giovane donna che fa politica in un paese che è ben lungi dall’aver superato posizioni discriminatorie nei confronti delle istanze femminili. Credo di non dire un’inesattezza se parlo di machismo. Mi dici cosa narra la tua esperienza personale?
Ho incontrato molte difficoltà per il fatto di essere donna e giovane, soprattutto negli Stati del nord del Messico. Viviamo in un paese sommamente machista, e questa è una questione prioritaria nell’agenda del nuovo governo che agirà attraverso l’educazione e garantendo alle donne maggiori opportunità, perché non agiamo su un terreno uguale. C’è la necessità di favorire di più le donne in ogni ambito. Sia politico che privato.

Credi sul serio che un eventuale governo López Obrador riuscirà a combattere concretamente il narcotraffico dato che quest’ultimo è talmente esteso e potente da controllare interi settori della società messicana, compresa la macchina amministrativa? Non trovi scandaloso il balbettio delle autorità nei casi di assassinio di giornalisti e giornaliste che hanno voluto indagare su questo tema?
Credo che il narcotraffico stia crescendo molto e che sia in stretta relazione con la povertà. In questo senso, possiamo avanzare molto nella lotta contro di esso attraverso politiche economiche e sociali rivolte ai settori giovanili, che possono cedere alla tentazione del narcotraffico in assenza di altre opzioni. L’altro aspetto è che manca un coordinamento reale e una strategia generale per la lotta a questo fenomeno. L’unica strategia che si è applicata ha portato alla decisione di impegnare l’esercito in strada. La mancanza di un coordinamento unico tra tutte le forze in campo ha consentito che il narcotraffico abbia infiltrato la polizia. Quanto ai giornalisti, è nostra ferma intenzione proteggerli e condanniamo gli atteggiamenti delle autorità che spesso hanno fatto calare il silenzio sui gravi casi che sono accaduti. L’altro problema riguarda la nostra volontà di far sì che la nostra polizia sia più professionale, riconoscendole un salario migliore e dando maggiori incentivi.

Se il primo luglio vincerete ti aspetta la carica di ministro del lavoro. So che ti occuperai del settore “ni, ni”, ovvero di quei giovani che né studiano né lavorano.
Vogliamo dare priorità innanzitutto ai giovani in cerca di lavoro. I problemi che abbiamo di fronte sono molteplici. Uno riguarda quello della intermediazione, l’altro il tema del salario minimo che in Messico è ridicolo, visto che ammonta a ottanta pesos al giorno (circa quattro euro, ndr). Con questo salario la gente non si può pagare nemmeno il bus pubblico per andare al lavoro. Questo ci ha portato a un problema gigantesco visto che lavorare per il salario minimo è una cosa ridicola. C’è quindi la necessità di arrivare a un accordo con gli imprenditori, che già sono per altro in linea dato che gli conviene, per arrivare in sei anni a ottenere un salario minimo che sia il doppio di quello attuale. E questo tema è ora al centro del dibattito e del nostro programma. Quanto ai giovani che non studiano e non lavorano, abbiamo pensato a quel progetto di cui ti parlavo prima e che prevede di inserirli o nella scuola o nel mondo del lavoro, pagando loro 3.600 pesos al mese per un anno.

Messico, una “morena” al Lavoro? Parla Luisa Alcalde ultima modifica: 2017-12-21T19:39:09+00:00 da CLAUDIO MADRICARDO

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE:

Lascia un commento