Venezia al suo posto, immutabile o quasi

Una mostra al Teatro dei Dioscuri di Roma e un libro riccamente illustrato (Marsilio) rilanciano l’immaginario fotografico del veneziano Francesco Pasinetti
scritto da ROBERTO ELLERO

Di Francesco Pasinetti (1911-1949), veneziano massimo del cinematografo, vita purtroppo breve ma intensa, si fa prima a dire ciò che non è stato. Per esempio direttore di quella Mostra del Cinema che egli vide nascere al Lido nel 1932, apprezzandone l’istituzione con la chiosa, critico giovane ma agguerrito, di limiti e carenze che si trascineranno nel tempo e che gli varranno l’irritazione – tra gli altri – del conte Volpi. La cultura piuttosto che la mondanità, e la piena autonomia delle scelte, che verrà sancita – di diritto – soltanto con il nuovo statuto della Biennale, negli anni del post Sessantotto.

Francesco Pasinetti sul set di Entusiamo (1933), tra l’operatore Mino Damicelli e l’interprete Nina Simonetti.

Al suo attivo una messe notevole di iniziative, fra quegli anni Trenta e Quaranta per forza di cose fascisti ma non privi di vivacità: nel 1932 la fondazione e direzione, con il fratello Pier Maria, poi scrittore di vaglia, del Ventuno, periodico GUF, specie inizialmente di ampie aperture; l’anno dopo, la prima tesi in storia del cinema all’Università di Padova; le coeve prove generali di pratica registica (Entusiasmo) e, nel 1934, il primo e unico lungometraggio, Il canale degli angeli, ai bordi dell’amatissima Venezia, umori e paesaggi – si dovrà poi convenire – di presago neorealismo; nel 1936 la chiamata di Luigi Chiarini al nascente Centro Sperimentale di Cinematografia in veste di docente, collaborando anche alla nascita della rivista Bianco e nero, sotto la cui egida, nel 1939, esce la ponderosa Storia del cinema dalle origini a oggi, compendio storiografico all’epoca senza precedenti, in edizione anastatica per Marsilio e Comune di Venezia nel 1980; del 1948 sarà infine il Filmlexicon degli autori e delle opere, altra impresa enciclopedica mai vista prima, con il ritorno al Centro Sperimentale, stavolta in veste di direttore.

E molte altre cose, naturalmente: giornalismo e critica cinematografica (ampia traccia nella raccolta L’arte del cinematografo, a cura di Ilario Ierace e Giovanna Grignaffini, pure Marsilio e Comune di Venezia, 1980), la ricca produzione documentaristica (su cui svetta il titolo più celebre, Venezia minore, del 1942), l’attività di sceneggiatore, i testi teatrali, le regie liriche, la vagheggiata produzione pittorica in quel di Refrontolo, negli anni di Salò. E soprattutto, costante almeno quanto il cinema, la fotografia, di cui resta testimonianza nel fondo scampato all’incuria e all’incendio occorso alla casa veneziana di Pasinetti dopo la sua morte, ora custodito dallo storico Carlo Montanaro nel suo Archivio veneziano di preziosità, cuore della Fabbrica del vedere, a Cannaregio.

È grazie alle cure di Montanaro che si devono molte delle iniziative in ricordo di Pasinetti succedutesi in questi ultimi decenni, culminate nelle attività celebrative promosse dalla Regione del Veneto a cent’anni dalla nascita (2011). Ne sono ultimi esempi la mostra Pasinetti fotografo e cineasta, visitabile sino al 18 gennaio al Teatro dei Dioscuri al Quirinale, per iniziativa di Istituto Luce e Centro Sperimentale, e il volume Questa è Venezia. 1943, edito da Marsilio, frutto postumo delle ricerche e dello scupolo filologico dello studioso Alberto Prandi, nel frattempo prematuramente scomparso.

Nella mostra romana (sarebbe bello che facesse capolino anche a Venezia, magari in qualche sede, o in occasione di qualche evento, della Biennale), sfilano in tre sezioni ottanta scatti restaurati e stampati dal fotografo Francesco Barasciutti: foto di set, in interni ed esterni; una giovane e bellissima Alida Valli (a tempo perso, si fa per dire, Pasinetti era noto anche per il suo fiuto nel talent scouting); uno stranito Mussolini sul set de I due misantropi (con codazzo di gerarchi al seguito) e naturalmente Venezia, che fa da filo conduttore al parallelo libro fotografico della Marsilio, destinato a concretare un progetto mancato di Pasinetti, quella guida fotografica alla città in procinto di pubblicazione nel 1943 e poi abbandonata per le note cause belliche di forza maggiore.

Francesco Pasinetti (a sinistra) sul set di Entusiasmo (1933)

S’era detto dell’incendio. Ricorda Carlo Montanaro nell’introduzione:

(…) parte del materiale fotografico si salvò. In particolare, parecchie scatole con le bustine da biglietto da visita, ideali a quanto pare per conservare i negativi con il relativo stampone incollato all’esterno. (…) Recuperando, rielaborando, studiando queste tracce importanti Alberto Prandi si è persuaso di aver ritrovato la chiave del progetto di un libro fotografico. (…) Una parte delle immagini è andata dispersa. Ma i due terzi che rimangono sono più che sufficienti per capire quale fosse la Venezia vista da Pasinetti.

Ed eccola, allora, la guida illustrata, bella da sfogliare e interpretare, in un bianco e nero di epocale bellezza, cieli quasi nordici attraversati da nuvole in viaggio e acque placide di una laguna non ancora aggredita dal moto ondoso.

Una Venezia al contempo monumentale e minuta, poco abitata (gli uomini stavano al fronte) ma piena di bambini, spesso solitari, il candore abbacinante delle lenzuola appese ad asciugare in campo San Polo e i chiaroscuri degli scorci in ombra, vertiginose prises de vue, dall’alto come dal basso, e ricami di pietra quasi leziosi, luoghi appartati, ragazze alla finestra, gatti statuari e indifferenti, persino sui tetti, barconi carichi alle Zattere.

In massima parte, una Venezia eternamente d’antan, ben oltre gli stereotipi e gli abusati toponimi, se cartolina – con il senno di poi – d’antiquariato, ad esprimere l’adesione alla quotidianità “minore” di cui si è favoleggiato per tutto il Novecento. E di cui ancora si favoleggia, spesso a sproposito, con termine orribile, per “spalmare” meglio il traboccante turismo.

Il “realismo” immaginifico pasinettiano rimane sempre assai più poetico che sociale, nell’atemporalità di un inventario vocato al bello mentre il mondo e in particolare l’Italia – occhio alla data: 1943 – sono già abbondantemente a fuoco.

Nasce una famiglia – documentario di Francesco Pasinetti – 1943

Ma non si pensi alla comoda evasione. Quando si tratterà di esserci, Pasinetti ci sarà, prodigandosi nell’immediato dopoguerra anche al mantenimento della produzione cinematografica in città. Senza troppo successo, purtroppo. Il tema, piuttosto, per usare le parole in catalogo di Alberto Prandi, ha a che fare con

(…) la condizione ambigua e volubile insita nelle interpretazioni che si rifanno all’idea di ‘Venezia minore’. Un’idea permanentemente in bilico tra l’inattuabilità di una conservazione esasperata e la consapevolezza critica della necessità d’un adeguamento alla contemporaneità. La stessa volubilità che mantengono ancor oggi le immagini di Francesco e molte riletture del progetto pasinettiano.

Di rimando le parole di un altro Montanaro, il giovane scrittore Giovanni, in premessa al libro:

È bella Venezia, e strana. (…) Un ventre e un vuoto, un’enorme unica casa, che ospita e scaccia. Bisogna cercarla, non si trova mica subito. Bisogna guardarla, perché dipende dagli occhi. Bisogna fotografarla, dipingerla, acciuffarla con le parole. Bisogna provarci, ogni tanto. Per essere certi che esiste, che c’è davvero, che non è un trucco. Perché ciascuno, delle infinite Venezie che esistono, ne abbia una, tutta diversa, tutta sua.

Nell’età dell’industria turistica massificata le omologazioni certo non aiutano. Tanto meno le politiche volutamente inerti in nome del mercato e delle sue fatidiche (o famigerate) leggi oggettive.

Ma per quanto la vogliano svuotare o smontare, Venezia resta ancora lì, al suo posto. Immutabile o quasi. Come nelle immagini di Pasinetti.

Francesco Pasinetti “Questa è Venezia. 1943”, pp. 232 con 20 illustrazioni a colori e 278 in bianco e nero, Marsilio 2017.

La mostra “Pasinetti fotografo e cineasta” curata da Carlo Montanaro sarà visitabile fino al 28 gennaio 2018 al Teatro dei Dioscuri a Roma.

Venezia al suo posto, immutabile o quasi ultima modifica: 2017-12-21T13:12:38+00:00 da ROBERTO ELLERO

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