I bambini dello Yemen. Che fare per non dimenticarli

La guerra nel paese sul Golfo di Aden tra la coalizione guidata dai sauditi e gli houthi sta riducendo un’intera popolazione alla fame e si assiste a un infanticidio di massa mentre il mondo finge di non vedere
scritto da UMBERTO DE GIOVANNANGELI

Dimenticati. Bombardati. Affamati. Corpi ischeletriti. Non esistono feste, non esiste gioia per i bambini dello Yemen. Tra le tante luci che si accendono per le festività, una gigantesca “luce” mediatica dovrebbe illuminare questa apocalisse umanitaria di fronte alla quale anche la tragedia siriana appare “contenuta”. Mentre da noi si festeggiava il Natale, nello Yemen si continuava a morire.

Cronaca di una guerra volutamente dimenticata. Tra la vigilia e il giorno di Natale, almeno settantuno persone sono rimaste uccise in raid della coalizione a guida saudita contro i ribelli houthi nello Yemen. A riferirlo è Al Jazeera che cita alcuni residenti. In particolare, secondo la testimonianza dell’attivista pro-ribelli, Abdul Malek al-Fadhl, i raid hanno colpito due edifici ad Hay Asr, nel quartiere residenziale a ovest della capitale Sana’a, mentre la coalizione stava cercando di colpire l’abitazione del leader degli houthi locali, Mohammed al-Raimi. Altri missili hanno colpito la sua auto mentre cercava di fuggire.

Il numero maggiore di vittime è stato registrato domenica quando quarantotto persone, tra cui undici bambini, sono rimaste uccise in cinquantun attacchi aerei. E il bilancio è destinato a salire, perché i raid continuano.

Ricordare è un dovere. Ce lo chiedono quanti continuano a lavorare, ogni giorno, a contatto con donne, uomini, bambini espropriati di tutto, ridotti a larve umane. Unicef, Medici senza Frontiere, Save the Children, Oxfam: nessuno può dire “Non sapevo, non ho visto”. Perché in questi giorni festivi, non dimenticare è il primo “dono” per chi non ha nulla, neanche l’attenzione. Guerra, carestia, colera: i bambini sono i primi a pagare.

Responsabili mille giorni di guerra, lo spettro della carestia, il colera e un “blocco” che sta riducendo un’intera popolazione alla fame. È il quadro, agghiacciante, che emerge dal nuovo rapporto di Oxfam “La a crisi in Yemen: mille giorni di disastri”. Il conflitto in Yemen, ricorda Oxfam, dura ormai da mille giorni, con bombardamenti pesantissimi dei quali fanno le spese soprattutto donne e bambini. In quasi tre anni di guerra sono stati uccisi quasi cinquemila e trecento civili, mentre tre milioni di persone sono state costrette a fuggire dalle le loro case.

Quasi un milione di persone sono state contagiate dal colera: si tratta della più grave epidemia del mondo, aggravata dal collasso del sistema sanitario e delle infrastrutture idriche. Racconta Paolo Pezzati, policy advisor per le emergenze umanitarie di Oxfam Italia:

Nel caos in cui è piombato il paese, la popolazione, in molti casi, non sa riconoscere i sintomi e quali siano le cure possibili per fronteggiare la malattia. Sensibilizzare le famiglie e indurle a cominciare il percorso di trattamenti diventa dunque importante quasi quanto la cura stessa. Nelle regioni più povere c’è anche chi, per cercare di rallentare l’infezione, fa ricorso ai rimedi naturali, totalmente inadeguati e impiegati, solitamente, per lenire semplici febbri, mal di stomaco, mal di testa. Dove non c’è informazione e presa di coscienza, in molti casi c’è morte certa.

Come se non bastasse, prosegue Pezzati,

dopo due anni e mezzo di guerra, la popolazione bloccata nel paese è costretta ogni giorno a fare i conti con il terrore di rimanere uccisa sotto le bombe in mezzo alla strada, anche solo per recarsi in un ospedale o in un mercato locale, dov’è possibile acquistare i sali reidratanti, per soccorrere un parente, un amico che ha contratto il colera. Nel frattempo però l’epidemia continua a colpire e se devi curarti, non ti resta in molti casi che indebitarti, perché non c’è più lavoro e la gravissima crisi salariale sta colpendo davvero tutti, inclusi tantissimi operatori nei centri di salute pubblica, ormai sempre più vicini al collasso…

Per sopravvivere ormai oltre l’ottanta per cento della popolazione del Paese (ventidue milioni e mezzo di persone) dipende dall’importazione di derrate alimentari. Da quando la coalizione a guida saudita ha imposto il blocco, solo un terzo del cibo necessario raggiunge una popolazione ridotta allo stremo: più di sette milioni di persone non fanno un pasto decente da mesi. Mancano inoltre le medicine e scarseggia il carburante.

I bambini subiscono l’impatto peggiore del conflitto e, con il proseguire dei combattimenti, il loro futuro appare sempre più tetro. Mille e seicento scuole sono state distrutte, e fame e debiti spingono molte bambine – anche sotto i dieci anni – verso i matrimoni precoci: tra il 2016 e il 2017 è salita dal cinquantadue al sessantasei per cento la percentuale di ragazze al di sotto dei diciotto anni costrette a sposarsi.

Chiediamo – conclude Oxfam – che venga posta fine al blocco e consentito il passaggio degli aiuti, indispensabili per la popolazione stremata. E facciamo appello alla generosità di ciascuno: per Natale, aiutaci a proseguire il nostro lavoro a fianco dei bambini, delle donne, degli uomini dello Yemen. Aiutaci a portare loro acqua, cibo, la speranza di sopravvivere.

A Natale è possibile fare donazioni in favore della popolazione yemenita. Per informazioni: oxfamitalia.org. Sono soldi spesi bene. Dall’inizio di novembre, non è stato consentito l’import di combustibile – essenziale per il trasporto di alimenti e altri beni vitali in tutte le aree del Paese – in nessuno dei principali porti, mentre la più grande stazione di rifornimento del paese è chiusa dallo scorso marzo. In questo quadro anche i porti di Al-Hudaydah e Saleef – già gravemente danneggiamenti dai bombardamenti – sembrano essere a rischio di imminenti attacchi, in particolare in queste ore verso il porto di Al-Hudaydah.

Si tratta di due punti di accesso vitali per due terzi della popolazione, da cui passa l’ottanta per cento delle importazioni e dov’è transitato solo l’anno scorso l’ottantacinque per cento del grano entrato nel Paese.

A causa della lunga guerra in corso, ci sono montagne di spazzatura perché nessuno passa più a raccoglierla e nemmeno a bruciarla, le fogne in molte zone hanno contaminato i pozzi e le persone non hanno più accesso all’acqua potabile,

racconta, in un’intervista a TgCom24 Laura Silvia Battaglia, reporter di guerra che ha fatto dello Yemen la sua seconda casa. “Disperata”: è l’aggettivo che sintetizza la situazione nello Yemen. Che Battaglia racconta così:

In alcune aree del Paese ci sono persone che non riescono nemmeno ad arrivare in ospedale, perché non hanno il gasolio per le macchine. La situazione più grave non è nemmeno quella delle persone ferite nel conflitto, ma quella di chi è affetto da malattie croniche o anche quella delle donne che devono semplicemente partorire. Muoiono o perdono il bambino per una piccola complicanza, che normalmente si risolvibile con un piccolo cesareo. Persone bisognose di dialisi che devono pagarsela da soli perché non esiste più un servizio ospedaliero gratuito. Sta dilagando anche la difterite. Ho visto persone malate di tumore che non hanno accesso ai medicinali necessari e sono bivaccate nei cortili degli ospedali. Anche i bambini stanno lì coi loro corpi deformati da linfomi e rigonfiamenti. Tanti sono come in un “limbo” in cui nessuno sa dire loro cosa devono fare e anche quelli che potrebbero salvarsi con delle cure all’estero sono bloccati all’interno del Paese perché da lì non si può uscire. Anche i medici non possono agire perché non hanno né strutture né medicine adeguate…

E a pagarne il prezzo più alto sono i più indifesi tra gli indifesi: i bambini. più di undici milioni di bambini hanno bisogno di aiuti umanitari in Yemen. Il dato insieme all’allarme è stato dato nei giorni scorsi dal Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia (Unicef).

Lo Yemen è oggi uno dei peggiori luoghi per i bambini a livello mondiale… La guerra in Yemen è sfortunatamente diventata una guerra contro i bambini,

ha affermato Geert Cappelaere, direttore regionale Unicef per il Medio Oriente.

Dopo mille giorni di conflitto sono morti mille bambini ogni anno, mille scuole andate distrutte, mille innocenti come bimbi soldato – rimarca il portavoce di Unicef Italia, Andrea Iacomini – mille minori da assistere ogni giorno dell’anno per malnutrizione acuta grave. Gli appelli disperati dell’Onu sembrano non smuovere le coscienze globali. Le città sono diventante campi di battaglia, le persone sono intrappolate nelle loro case, incapaci di spostarsi per ricevere assistenza medica o per accedere a beni di prima necessità. Milioni di sfollati che non sanno cosa mangiare, cosa bere, come salvarsi dal prossimo bombardamento indiscriminato, aggiunge. Siamo a mille giorni di morte e distruzione, mille giorni di fughe, mille giorni di aggressioni, mille giorni di separazioni dolorose dai propri cari: siamo a mille giorni di inferno per i bambini dello Yemen. Una nuova Siria, mille giorni di silenzio sulla più grande crisi umanitaria del momento. Faccio appello a tutti gli italiani affinché in questi giorni di festa sostengano gli sforzi dell’Unicef per raggiungere una popolazione clamorosamente tagliata fuori dagli aiuti internazionali,

conclude Iacomini.

Le acque sono contaminate, manca l’elettricità per refrigerare i cibi e i medicinali, carenti anche per il blocco commerciale. Gli yemeniti intrappolati nei luoghi più irraggiungibili non sono neanche consapevoli della natura dell’epidemia: osservano la loro gente morire, soprattutto i più piccoli, indifesi anche perché malnutriti. Per l’Unicef ogni minuto un bambino yemenita è colpito da diarrea acuta.

Dal 26 marzo 2015 la situazione in Yemen, già Paese più povero del Medio Oriente, si è ulteriormente deteriorata, fino a divenire un incubo a occhi aperti in cui i bambini muoiono di fame ogni giorno e sono bombardati a casa e a scuola,

ricorda Save the Children.

Secondo l’organizzazione,

quattro milioni e mezzo di minori e donne incinte o in allattamento sono ora affetti da malnutrizione acuta (più centoquarantotto per cento rispetto al tardo 2014), mentre quattrocentosessantaduemila bambini soffrono di malnutrizione acuta grave (più duecento per cento rispetto al 2014) e sessantatre nati vivi ogni mille muoiono. Con il blocco di ogni aiuto dall’esterno, l’Arabia Saudita ha colpito al cuore una situazione già critica. Il prezzo della benzina è triplicato e gli abitanti delle regioni isolate non possono più raggiungere l’ospedale. Nelle aree più colpite dal conflitto mancano oggi fino al novanta per cento delle risorse idriche, mentre più del cinquanta per cento delle strutture sanitarie sono state rese inagibili dai bombardamenti.

Save the children ha avanzato al segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres una richiesta chiara: inserire la coalizione saudita, responsabile dei bombardamenti su Sana’a, nella black-list Ohchr relativa alle violazioni dei diritti umani dei bambini. Nell’anno che sta per chiudersi la coalizione saudita si è resa protagonista di almeno ventotto attacchi che hanno colpito i bambini. Giovani di Oxfam dell’Unicef, di Save the Children si possono incontrare in questi giorni in molte piazze italiane.

Sono giorni di regali. Ascoltarli fa bene. Sostenerli, di più.

Immagini tratte da oxfamitalia.org

I bambini dello Yemen. Che fare per non dimenticarli ultima modifica: 2017-12-28T17:49:17+00:00 da UMBERTO DE GIOVANNANGELI

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