Austria. Il fiordaliso e la stella alpina

In occasione della riapertura del Parlamento austriaco, Heinz-Christian Strache e Norbert Hofer si sono presentati con una stella alpina all’occhiello. Un fiore che è stato anche il segno di riconoscimento della prima divisione di montagna della Wehrmacht...
scritto da PATRICK GUINAND

Durante ogni manifestazione importante, tra cui il ballo annuale del mese di gennaio, o le cerimonie protocollari del Parlamento, le Burschenschafter – associazioni studentesche e post-studentesche pangermaniste- e altri membri eminenti del partito di estrema destra austriaco FPÖ (vedi l’articolo precedente “Il paese dei sorrisi”) amavano indossare come segno di riconoscimento un fiordaliso sul risvolto della giacca.

Fatto che non mancava di provocare di frequente reazioni diffuse di indignazione. Il fiordaliso è considerato, infatti, in Austria come un simbolo altamente provocatorio.

“Un fiore innocente, simbolo delle primavera, del rinnovamento”, così lo definivano i membri delle Burschenschafter. In realtà, dal 1933 al 1938, periodo in cui in Austria il partito nazista e i suoi relativi simboli, come la svastica, erano fuorilegge, gli aderenti clandestini del partito di Hitler portavano un fiordaliso all’occhiello. “Pura coincidenza, senza alcun dubbio”, affermavano in coro le Burschenschafter, la cui quasi totalità dei temi ideologici, dei gesti simbolici, dei codici d’iniziazione e dei processi retorici si ispira direttamente al partito nazionalsocialista.

Alla ripresa ufficiale dell’attività parlamentare, lo scorso 9 novembre, l’FPÖ ha conquistato cinquantuno seggi, venti dei quali affidati a membri di associazioni pangermaniste. Heinz-Christian Strache et Norbert Hofer, noti Burschenschafter e dirigenti dell’FPÖ, stanchi della polemica, hanno colto l’occasione per cambiare simbolo: si sono presentati, sorridendo, con una stella alpina all’occhiello.

Heinz-Christian Strache

E hanno elogiato a lungo davanti alla stampa le qualità di questo fiore alpino portafortuna, apparentemente innocente e con un grande potenziale di identificazione nazionale: “Mut, Tapferkeit, Liebe”, ovvero “Coraggio, valore, amore”. Stando a loro, sono questi gli attributi del fiore bianco delle montagne. Un bellissimo slogan.

Infatti, sotto gli auspici di questo improvviso “angelismo” floreale”, tutto sembra rientrare nell’ordine della democrazia. La stella alpina è, infatti, un simbolo di molteplici virtù ed è in grado di incarnare il sentimento nazionale austriaco. Fu inoltre utilizzata in passato dagli anti-fascisti.

Quello che hanno fatto ben attenzione a non ricordare, è che la stessa stella alpina costituì anche il segno di riconoscimento della prima divisione di montagna della Wehrmacht, la base della divisione “Edelweiss”, un’unità d’élite incaricata della guardia privata di Hitler. Una pura coincidenza, senza alcun dubbio.

E ora, eccoci qui. Strache ha fatto quello che non è riuscito né a Marine Le Pen in Francia né a Geert Wilders nei Paesi bassi. Strache e Hofer sono al governo, e le fruttuose trattative tra FPÖ e ÖVP hanno portato sette membri della FPÖ a ricoprire ruoli chiave nel nuovo esecutivo. Il tutto con la benedizione del giovane Sebastian Kurz, il trentunenne segretario del partito conservatore ÖVP e neo cancelliere, che rinnova solo pochi anni l’alleanza tra Wolfgang Schüssel (ÖVP) e Jörg Haider (FPÖ) sancita nel 2000, allora condannata dall’Europa intera.

Heinz-Christian Strache è naturalmente solo il vice-cancelliere, in quanto membro della coalizione. Ma conquista di fatto il controllo dell’amministrazione pubblica, e quindi di tutte le posizioni strategiche dell’apparato statale. Inoltre, secondo le indiscrezioni degli ultimi giorni, sarà responsabile della direzione di un dipartimento fatto su misura per lui, che gli permetterà di gestire i servizi segreti – in nome della sicurezza, parola d’ordine del nuovo governo.

Una sorta di surrogato di quel “Ministero per la Difesa della Patria” (Heimatschutz – erano necessari l’FPÖ e il qui menzionato Strache, in passato giovane manifestante della Wiking-Jugend – gruppo giovanile creato allora sul modello della Hitler-Jugend– e dal 1984 noto membro della Burschenschaft Vandalia Wien, per inventare questa funzione dai caratteri chiaramente nazionalsocialisti), che voleva dirigere e che era da tempo oggetto di discussione nelle trattative.

Herbert Kickl, braccio destro e “cervello” di Strache, ex-direttore della campagna elettorale di Norbert Hofer, ideologo senza riserve e abile stratega, è stato nominato ministro degli Interni. Nonostante abbia sempre evitato d rientrare tra i Burschenschafter, ha organizzato nel 2016 a Linz un convegno intitolato “I difensori dell’Europa”. L’evento ha riunito tutta l’estrema destra e i circoli neonazisti dell’Austria. L’accesso è stato vietato ai giornalisti indipendenti e non favorevoli alla causa.

È considerato dalla sinistra austriaca come il personaggio più temibile della nuova squadra di governo. A tal punto che hanno deciso di affiancargli un segretario di Stato dell’ÖVP, esperto in diritti umani e incaricato della gestione dei luoghi della memoria. Tra questi Mauthausen e il delicato dossier riguardante la casa natale di Hitler a Braunau.

Alla Difesa è stato nominato Mario Kunasek, capo dell’FPÖ della regione della Stiria. Poco conosciuto fino a oggi ma molto orientato a destra, scrive spesso per la rivista Aula, una delle pubblicazioni dei Burschenschafter. Temi ricorrenti del periodico sono il negazionismo, il razzismo, l’antisemitismo, la revoca del divieto dei movimenti di ispirazione nazista in nome della libertà di pensiero e di espressione, o la demolizione della democrazia, considerata come un “aborto” (Fehlgeburt) della storia.

Con Strache, Kickl e Kunasek, tutti gli apparati di sicurezza del paese – polizia, esercito e servizi segreti – sono nelle mani della FPÖ.

Per quanto riguarda Norbert Hofer, con il ministero delle Infrastrutture ottiene un dicastero dal budget elevato e meno esposto pubblicamente. Ministero che gli permette comunque di gestire tutte le operazioni strutturali guidate dallo stato e di controllare la rete di collegamenti nel territorio austriaco.

Norbert Hofer

Con l’aggiunta del ministero della Sanità e del Welfare, una segreteria di Stato vicina al ministero delle Finanze e, ultimo ma non meno importante, il ministero degli Affari Esteri, che ritorna a un professionista competente, Karin Kneissl, non membro dell’FPÖ ma comunque proposta dall’FPÖ, il partito di estrema destra esce come grande vincitore dalle trattative di governo. L’ambito europeo gli è tuttavia negato – resta sotto la diretta competenza del cancelliere Kurz, per non spaventare Bruxelles.

Bisogna inoltre ricordare che il nuovo ministro della Giustizia, Josef Moser, ex presidente della corte dei conti, voluto da Kurz e perciò vicino all’ÖVP, faceva parte una volta dello stretto cerchio di Jörg Haider. All’epoca svolgeva la funzione chiave di direttore del club parlamentare dell’FPÖ.

Nonostante questo casting dalle tinte forti, va notato che la cerimonia di inaugurazione del nuovo governo, diretta dal presidente Van der Bellen il 18 dicembre scorso, si sia svolta in uno stato d’animo generale tanto disteso quanto surreale. Soprattutto se si ricorda quanto accadde nel febbraio 2000. Schüssel e il suo governo dovettero usare i sottopassaggi (corridoi segreti sotterranei, ndr) per accedere all’Hofburg, la sede della presidenza, a causa delle massicce dimostrazioni di protesta e la cerimonia ebbe luogo in un’atmosfera spettrale. Questa volta, l’intero perimetro dell’Hofburg è stato recintato e millecinquecento poliziotti sono riusciti a mantenere sotto controllo e a distanza i manifestanti, accorsi tra le seimila e diecimila unità.

Va anche detto che il presidente Van der Bellen, ex ecologista e storico avversario della destra austriaca, è intervenuto in maniera giudiziosa nei negoziati di governo. Ha potuto imporre alcune linee fondamentali, come l’appartenenza all’Europa, e scartare altre personalità volute dall’FPÖ, dalle idee eccessivamente contrarie alla continuità della repubblica.

Alexander Van der Bellen

Si noti inoltre che, in una verosimile strategia di elusione dei conflitti, Strache, Hofer e i ministri dell’FPÖ non hanno esposto a l’occhiello il loro fiore preferito. Né il fiordaliso né la stella alpina

Ma la storia insegna. Attendiamo la definizione esatta dei portafogli ministeriali, non ancora del tutto precisati. Gli strateghi dell’FPÖ, maestri nell’arte del camuffamento simbolico e lessicale, possono riservarci qualche sorpresa.

Per capire cosa sta succedendo in Austria e per comprendere come al centro dell’Europa, in un paese ufficialmente neutrale con uno standard di vita molto elevato, l’estrema destra più vasta e organizzata del continente sia arrivata al governo durante l’ultimo mese del 2017, bisogna leggere “Stille Machtergreifung” di Hans-Henning Schachsach. Si tratta di un libro ben documentato e dettagliato sulla silenziosa presa di potere dei Burschenschafter e dei loro amici neonazisti.

Curiosamente e quasi contemporaneamente, lo scorso 12 dicembre si è finalmente aperto un processo che ha una grande eco nei media, rinviato da otto anni grazie a tutti i ricorsi possibili e inimmaginabili. Il processo, portato alla luce dal governo Schüssel, vede come protagonista l’ex ministro delle Finanze, il giovane Karl-Heinz Grasser, sposato Swarovski. Degno di nota il fatto che Grasser occupò l’incarico di segretario generale dell’FPÖ e di un intero gruppo di consiglieri e lobbisti appartenenti all’entourage del defunto Jörg Haider. Il Bubberlpartie, come veniva chiamato allora: i cortigiani (di Haider, ndr).

Jörg Haider

I capi di accusa sono molteplici, ma i principali sembrano essere l’appropriazione indebita di fondi pubblici, verificatesi in occasione delle privatizzazioni delle proprietà statali, organizzate sistematicamente da Grasser, e le lucrative commissioni versate sui conti di Cipro o del Liechtenstein, passando per il Delaware o il paradiso fiscale del Belize.

In base all’atto di accusa redatto dai pubblici ministeri dopo otto anni di indagini, un documento di 825 pagine, il saccheggio della Repubblica era stato perfettamente pianificato: “Ein gemeinsamer Tatplan”, un progetto criminale collettivo. I pubblici ministeri riassumono così nel loro atto d’accusa l’azione degli imputati: “Geld, Gier, Geheimnisse”, cioè “denaro, avidità, segreti”. Non si può essere più chiari.

Nel frattempo, è stato messo in commercio un gioco di società chiamato KHG, una specie di monopoli della corruzione, e K-H. Grasser cerca naturalmente di farlo bandire. Al tempo stesso tenta di usarlo come pretesto per annullare o rinviare il processo ancora una volta, dal momento che la presunzione di colpevolezza è ormai troppo consolidata nell’opinione pubblica. Ma le pratiche di Grasser sembrano non sortire alcun effetto.

Lui e il suo celebre avvocato hanno persino provato in extremis a screditare il giudice incaricato del caso per diversi mesi. Il tutto sulla base di un pretesto di un affare oscuro riguardante dei tweet sfavorevoli a Grasser pubblicati due anni fa dal marito, che hanno cercato di revocare. Anche qui senza successo. Un ricorso è stato inoltre presentato alla corte d’Appello l’11 dicembre, il giorno prima dell’inizio del processo, ed è stato respinto.

E in data 15 dicembre, al quarto giorno dell’udienza, il lobbista Peter Hochegger, decisivo intermediario nella mascherata condivisione della torta, ha mollato l’osso dopo otto anni di ostruzionismo, confermando davanti ai giudici la descrizione dettagliata stabilita dai procuratori. Il processo, con quindici accusati e centosessantasei testimoni, promette tuttavia di essere lungo e sembra assumere la forma di una liquidazione simbolica del periodo Schüssel-Haider. Un esempio che fa riflettere.

Karl Heinz Grasser e la moglie, Fiona Swarovski

La nuova classe dirigente dell’FPÖ, che utilizza una retorica raffinata e buone maniere, ed è riuscita “a rendere l’inaccettabile accettabile”, come diceva già Elfriede Jelinek nel Duemila in “L’addio” (“Lebwohl”) – smascherando i trucchi, le deviazioni retoriche e altre menzogne del verbo haideriano – non si lascerebbe certamente mai andare a simili manipolazioni e pratiche scorrette. Poiché le derive haideriane hanno lasciato solo dei bei ricordi – il processo Grasser non poteva essere che un ostacolo.

Ma la loro presenza in posizioni chiave del governo, essenzialmente più ideologica e politica, solleva dei dubbi. Durante la campagna presidenziale, il candidato Norbert Hofer si era permesso di annunciare che, se avesse vinto, “ci sarebbero state sorprese”. Non gli portò fortuna nel rush finale. Ma ora lui e il suo entourage sono qui.

Questa volta l’Europa non sembra veramente preoccuparsene. Ma diciamolo chiaramente: il loro programma è tipico dell’estrema destra europea. I concetti e le scelte lessicali non potrebbero essere più espliciti, di chiara ispirazione nazionalsocialista. L’Austria è di nuovo in preda ad antichi demoni.

Sì, il libro di Scharsach aveva già detto tutto. Non si può far finta di essere sorpresi.

traduzione di Matteo Angeli

Austria. Il fiordaliso e la stella alpina ultima modifica: 2017-12-31T17:22:19+02:00 da PATRICK GUINAND

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