Trentino-Alto Adige, doppia cittadinanza o autonomia? Parla Caterina Dominici

L’ex consigliera e assessora della Provincia di Trento commenta la proposta del governo austriaco e presenta la sua ricetta per difendere il regime speciale di cui gode la sua regione.
scritto da MATTEO ANGELI

Il vaso di Pandora ormai è aperto: con la proposta di concedere il passaporto agli altoatesini di madrelingua tedesca e ladina, Vienna ha riportato in vita lo spettro del nazionalismo, in una regione che lo aveva sconfitto a colpi di autonomia speciale. “Come un elefante in un negozio di cristalleria”, hanno sintetizzato bene alcuni.

Sta di fatto che il caso della “doppia cittadinanza” inasprisce il clima di polemica perenne sull’autonomia trentina (e altoatesina), percepita ormai dalla maggior parte degli italiani come un insopportabile privilegio.

Abbiamo cercato di fare chiarezza sulla questione con una delle poche protagoniste femminili su cui l’autonomia trentina ha potuto contare negli ultimi decenni. Lei è Caterina Dominici, sindaco comunista di Romallo negli anni Ottanta, una vita da preside in diversi istituti della provincia, consigliere provinciale dal 2001 al 2013 e per alcuni anni anche assessore regionale alla cooperazione e al credito.

Caterina Dominici

“Caterina la Rossa” (rossa un tempo perché comunista e oggi rossa solo di capelli) è una attenta studiosa del sistema Trentino, tanto che all’autonomia ha dedicato pure un libro L’autonomia in Trentino: percorso storico, legislativo, culturale e risvolti attuali dell’autonomia del Trentino, pubblicato nel 2008.

Le minoranze linguistiche sono una giustificazione fondamentale per l’autonomia,

spiega Dominici, che, da pasionaria instancabile della causa ladino nonesa, si batte con molteplici iniziative politiche e culturali per il riconoscimento della ladinità agli abitanti della sua valle, la Val di Non.

 

Dominici, che ne pensa della proposta del governo austriaco di concedere la cittadinanza agli altoatesini di lingua tedesca e ladina?
Ho qualche preoccupazione. Se da un lato è vero che il Sudtirolo e il Trentino sono storicamente collegati all’Impero austro-ungarico, dall’altro non va dimenticato che la quietanza liberatoria rilasciata all’Onu (con cui, nel 1992, l’Austria dichiarò chiusa la vertenza con l’Italia sulla questione dell’Alto Adige, ndr) stabilisce che, nel momento in cui si riconosce che un territorio fa parte di uno stato, i suoi abitanti non possono avere il passaporto dell’altro stato.

Quindi?
Secondo me, quella a cui stiamo assistendo è quindi solo una boutade del giovane cancelliere austriaco, Sebastian Kurz, nel tentativo di far avvicinare le popolazioni di lingua tedesca.

Ugo Rossi e Lorenzo Dellai

Il governatore trentino, Ugo Rossi, e il suo predecessore, Lorenzo Dellai, si sono detti favorevoli all’estensione della cittadinanza austriaca anche ai trentini e alla concessione di quella italiana ai tirolesi, in una sorta di cittadinanza euroregionale. Lei è d’accordo?
Se questo tipo di cittadinanza non si sovrapponesse a quella nazionale potrei essere d’accordo. Però questi signori non sembrano fare sul serio.

Perché?
Perché non si sono mai dati da fare con me e con l’onorevole Mauro Ottobre (il deputato che insieme a Dominici è fondatore del movimento “Autonomia Dinamica”, ndr) quando era il momento di riconoscere a nonesi e solandri (gli abitanti di Val di Non e Val di Sole, in Trentino, ndr) l’appartenenza alla minoranza linguistica ladina.

Un’altra minoranza linguistica in Trentino?
Sì. In provincia di Trento, le minoranze linguistiche non sono solo quelle finora riconosciute, ovvero cimbri, mocheni e ladini della Val di Fassa. Anche nonesi e solandri sono una minoranza linguistica ladina. È un dato storico dimostrato, nonché linguistico e giuridico.

In che modo?
La legge prevede che un popolo che si dichiara minoranza linguistica per almeno il quindici per cento debba essere considerato minoranza linguistica. In Val di Non, secondo l’ultimo censimento, gli abitanti che si riconoscono ladini sono più del ventitré per cento.
Per questo, durante l’ultima legislatura, l’onorevole Ottobre era riuscito a presentare due ordini del giorno alla Camera per il riconoscimento della ladinità a nonesi e solandri.

Mauro Ottobre

Ma…?
Ma, per principio generale, ogni norma di attuazione aggiunta o cancellata dallo statuto speciale per il Trentino-Alto Adige deve avvenire su intesa tra stato e provincia. Per assurdo, quando l’allora ministro per gli affari regionali, Enrico Costa – che ci aveva detto di essere d’accordo con noi – è andato a parlare con il presidente della provincia di Trento, Ugo Rossi, questo ha espresso parere negativo alla concessione della ladinità a nonesi e solandri.
In più, l’onorevole Dellai (già governatore, ora deputato, ndr), non ha mai avanzato questa proposta all’ordine del giorno della commissione dei dodici – di cui è membro – che ha il compito di dare un parere riguardo alle norme di attuazione dello statuto speciale.

Come se lo spiega?
Forse Rossi e Dellai hanno qualche aggancio con i ladini della Val di Fassa e questi mettono il veto. Ma questa è solo una deduzione, dato che i due non hanno esternato le loro motivazioni.

Che vantaggi concreti comporterebbe il riconoscimento a nonesi e solandri dell’appartenenza alla minoranza linguistica ladina?
Innanzitutto, permetterebbe di conservare una lingua parlata da trentottomila persone in Val di Non, per un totale di cinquantamila, se si include anche chi la parla in Val di Sole. Non sono numeri da poco, se si considera che i cimbri sono “solo” tremila e i ladini della Val di Fassa otto-novemila. Dal punto di vista linguistico, ad aiutarci è il professor David Wilkinson, dell’Università di Oxford. Stiamo preparando un vocabolario dal noneso all’italiano e siamo a buon punto anche per quello dall’italiano al noneso.

E poi?
E poi ci sono i vantaggi culturali. Abbiamo già pubblicato numerosi libri sulla storia della nostra valle, altri verranno pubblicati prossimamente. Organizziamo varie iniziative culturali, anche attraverso l’associazione nonesa-ladina Rezia, alla cui fondazione ho contribuito e che ho sempre finanziato.
Tra i nostri giovani c’è una grande voglia di ladinità nonesa.

Dominici con un tipico abito nòneso-ladino con richiami naturalistici che si rifanno alla dea Reitia

Nel resto d’Italia, però, l’autonomia del Trentino Alto Adige è sempre più percepita come un privilegio. Che argomenti usare per cambiare questa percezione?
È chiaro che la maggior parte degli italiani non conosce la storia del nostro territorio. Il Trentino è un’entità autonoma fin dall’epoca romana. Più in particolare, fin dal Duecento, quando l’imperatore del Sacro romano impero ci dichiarò principato vescovile.
Siamo una terra di minoranze linguistiche: cimbri, mocheni, ladini e, ora, ladinità nonesa e solandra. Quella delle minoranze linguistiche è una giustificazione fondamentale per l’autonomia.
E, poi, non dimentichiamo che le condizioni della nostra autonomia sono stabilite da una legge costituzionale.

Lei è favorevole alla concessione dell’autonomia a Veneto e Lombardia?
Sì, se viene ottenuta dimostrando le dovute motivazioni e attraverso referendum.

Ma loro non hanno minoranze linguistiche…
Questo è vero solo in parte. In Veneto, gli abitanti della Provincia di Belluno sono già considerati ladini, in base alla stessa legge che invochiamo noi, la 482 del 1999.

L’anno prossimo è anno di elezioni. A Roma l’autonomia è stata difesa in modo adeguato durante l’ultima legislatura?
Alcuni parlamentari avrebbero potuto fare di meglio e di più per convincere giornalisti, studiosi e cittadini di altre regioni riguardo alle motivazioni profonde, di carattere storico, linguistico e giuridico della nostra autonomia.
A livello legislativo, va notato che alcuni parlamentari sono collegati ai partiti nazionali e questo limita la loro libertà di azione. Chi era più libero, si è dato più da fare.

Nel 2018 si vota anche per le provinciali. Un bilancio sull’operato del governo di centrosinistra autonomista?
La peggiore legislatura nella storia della provincia. È mancato il contatto con la gente e con le associazioni. Su grandi temi come scuola, sanità, occupazione femminile e giovanile, turismo, agricoltura e viabilità non sono state fornite soluzioni adeguate. Sono state imposte soluzioni dall’alto, invece di cercare di rispondere alle esigenze reali.
Due sole eccezioni: ho constatato un grande impegno da parte del vice-presidente e assessore allo sviluppo economico, Alessandro Olivi, e da parte dell’assessore alla cultura, Tiziano Mellarini.

Dominici ospite a Quinta Colonna

Lei è tra i fondatori del movimento “Autonomia Dinamica”. Come pensate di fare meglio dell’attuale governo provinciale, anche per quanto riguarda la difesa dell’autonomia?
Difenderemo la nostra autonomia insistendo sulle minoranze linguistiche. De Gasperi riuscì a ottenere l’autonomia per il Trentino dimostrando che da noi si parlano non solo dialetti, ma anche vere e proprie lingue diverse dall’italiano, compresa quella ladina.
Al centro del nostro programma, poi, ci sarà la sburocratizzazione. Per un’autonomia efficiente, infatti, è indispensabile uno snellimento delle pratiche, che l’Alto Adige è riuscito a realizzare.
Le faccio un esempio: in Provincia di Trento avevamo approvato una legge di aiuto alle famiglie numerose, dai tre figli in su. Le famiglie che hanno provato ad accedervi hanno trovato enormi ostacoli.

E poi?
Vogliamo elaborare progetti di aiuto per le piccole e medie imprese e per l’occupazione femminile e giovanile. Puntiamo a rilanciare il turismo, prendendo spunto dalle esperienze di successo in Europa e nel vicino Alto Adige, ovvero: turismo agreste, fattorie didattiche, attenzione ai prodotti di nicchia, come, ad esempio, in Val di Non, le mele Canada e il vino Groppello. Attenzione, poi, va data alla filiera del legno e delle energie rinnovabili e, non ultimo, le politiche sociali. Tanto è stato fatto, ma anche qui bisogna lottare contro l’eccesso di burocrazia.

Per mettere in pratica tutti questi progetti dovrete governare. Con chi pensate di allearvi?
Decideremo nei prossimi mesi.

Riformulo la domanda. Lei è stata sindaca comunista negli anni Ottanta e, fino al 2013, è stata consigliera provinciale in quota Patt (il Partito autonomista Trentino Tirolese, che attualmente governa con il Pd, ndr). Crede che l’autonomia potrebbe essere difesa in maniera adeguata anche dal centrodestra trentino?
Ho qualche dubbio. La visione nazionalistica deve essere ridimensionata per chi fa politica e amministrazione in Trentino. Vedremo chi saranno i candidati presidenti e dove si piazzeranno le liste civiche. Le cose possono cambiare da un giorno all’altro.

Trentino-Alto Adige, doppia cittadinanza o autonomia? Parla Caterina Dominici ultima modifica: 2017-12-31T09:34:00+02:00 da MATTEO ANGELI

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